Fatti
I numeri che racconta l’Inps sono chiarissimi: si va in pensione sempre più tardi (e questo era previsto) e con assegni sempre più poveri (e pure questo…). L’età media di pensionamento si è alzata a 65,4 anni per le donne, 64,1 per gli uomini. Un annetto in più nel giro di un amen. E gli assegni cominciano a risentire del fatto che si sta andando verso il contributivo puro (avrai ciò che hai versato all’Inps), rispetto al sistema misto (con il retributivo ante 1996) più generoso.
Quindi la pensione media pagata dall’istituto previdenziale è stata nel 2025 pari a 1.290 euro mensili; quelle precedenti viaggiano invece su una media di oltre 1.500 euro.
In generale, sono calati i neo-pensionati nel giro di tre anni, soprattutto per l’effetto della stretta su quegli strumenti che permettevano alle donne un’uscita anticipata: Opzione donna, quota 100 e 103, Ape sociale. Troppo penalizzanti per chi vi aderiva.
Ma il succo è un altro. Se diamo ormai per scontato che il pensionamento segue l’aumento dell’aspettativa di vita, e quindi avverrà sempre più tardi (si passerà a 67 anni in media; il futuro parla di 71-72 anni), è più sorprendente il deciso calo degli assegni pensionistici. Che proseguirà. Insomma si lavorerà di più, per avere pensioni sempre più risicate.
Questo sarà il frutto di carriere discontinue, di retribuzioni basse per molto tempo, di versamenti Inps quindi assai scarni. Il discorso della previdenza integrativa lascia il tempo che trova: chiaramente interessante per chi gode di retribuzioni medio-alte e s’industria per crearsi un futuro previdenziale dignitoso; ma per chi fa già fatica a pagare i minimi contributivi? Chi ha retribuzioni che consentono di campare sì, ma non molto altro?
I dati Inps poi raccontano un’altra, enorme disparità. Le pensioni liquidate alle donne sono veramente basse. Se la pensione media di vecchiaia per gli uomini è di 1.463 euro, quella femminile crolla a 811 euro. Anche qui frutto di carriere lavorative più corte e di retribuzioni in media più basse del 25%.
Alla politica un compito preciso e doveroso: invece di inventare piccole scappatoie di qua e di là, ci vuole una riforma complessiva che faccia ordine per l’intero sistema e un forte discorso di chiarezza per gli italiani: la pacchia di un tempo è finita, pensate al vostro futuro sapendo che sarà così. E la denatalità certo non favorirà cambi di rotta in positivo.