«Dai vescovi del Ruanda ho capito cosa vuol dire diventare esperti di riconciliazione. Da un vescovo ucraino sono stata rafforzata nella fede ascoltando fatti di Vangelo là dove non sembrano possibili ragioni di speranza». Suor Alessandra Smerilli, segretaria del Dicastero vaticano per lo Sviluppo Umano Integrale, ha portato al Dies academicus della Facoltà Teologica del Triveneto le voci di una Chiesa che ascolta prima di parlare.
Martedì 24 febbraio a Padova si è inaugurato il ventunesimo anno accademico, con oltre 1.600 studenti nelle quindici diocesi del Nordest. Nella prolusione suor Smerilli ha indicato la strada di una teologia che esce dalle aule: «Troppe volte guardiamo dal centro senza comprendere cosa chi vive alcune situazioni può offrire nella ricerca delle soluzioni. Il mondo si vede meglio a partire dalle periferie». Non una formula astratta: il Dicastero ha avviato un progetto che coinvolge teologi di tutto il mondo nel confronto diretto con chi vive ai margini, e il risultato, ha raccontato, «è stata innanzitutto un’occasione di conversione per gli stessi teologi».
Due le immagini scelte: Platone, per cui la sapienza nasce «dopo molte discussioni e una comunanza di vita»; e i discepoli di Emmaus, che riconoscono la verità solo camminando insieme. Un invito a praticare il dialogo come metodo e la comunione come luogo della ricerca. Il patriarca di Venezia mons. Moraglia ha ricordato che «senza il legame tra teologia e vita, la stessa teologia si ridurrebbe a sterile esercizio intellettuale», mentre il preside don Girolami ha richiamato la Terra Santa come appello permanente a «come costruiamo la civiltà, la democrazia, il vivere insieme».
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