Idee
C’è un’immagine di Thomáš Halík, filosofo e teologo di Praga, che descrive la crisi del cristianesimo di oggi e questa immagine è il titolo del suo libro “Pomeriggio del cristianesimo” (ed. VP 2025). L’autore narra del mattino luminoso dell’infanzia e della giovinezza è seguito dal mezzogiorno dove c’è bisogno di ritemprare le forze. Arriva poi il pomeriggio non come annuncio della notte ma, grazie alla prima stella della sera, come annuncio di un giorno nuovo.
Il pensiero di Halik è articolato e profondo, dice qualcosa di importante anche a 76 anni da quel 9 maggio 1950 in cui la “dichiarazione Schuman” inaugurava una straordinaria esperienza di riconciliazione e di unità spirituale prima ancora che economica e politica.
Il pomeriggio europeo è oggi denso di preoccupazioni le cui cause e radici sono ampiamente analizzate da esperti, opinionisti e studiosi di diverse discipline. Nelle analisi si intravvede soprattutto il crepuscolo. Halík suggerisce però di leggere il pomeriggio non come un viale verso il tramonto ma come una strada verso l’alba.
“L’immagine del pomeriggio – scrive – non evoca forse la prossimità della sera, della fine e della morte? Nell’interpretazione biblica del tempo il nuovo giorno comincia la sera. Non lasciamo passare il momento in cui nel cielo della sera apparirà la prima stella”.
Il pomeriggio europeo vede un’Europa invecchiata, stanca e incapace di scorgere neppure una delle stelle che erano state pensate come luci sul sentiero della riconciliazione, della pace della giustizia.
La spiritualità così cara ai “padri fondatori” é progressivamente scomparsa dall’agenda politica lasciando spazio alla sola citazione, il più delle volte formale, di valori, di ideali e perfino di radici cristiane.
Scriveva Robert Schuman: “L’unità spirituale è stata iscritta come una verità primordiale che motiva l’azione comune. Questa verità deve ispirare e guidare tutta la politica europea. Bisogna quindi che sia presente a tutti gli spiriti, nel popolo quanto nei dirigenti.” (Prier 15 jours avec Roberrt Schuman – Nouvelle Cité 2010). Questo percorso non sembra esserci nel pomeriggio dell’Europa di oggi, in questo crepuscolo gli egoismi nazionali escono dalla strada della solidarietà e della giustizia sociale, imboccano scorciatoie che riportano indietro le lancette dell’orologio della storia.
Occorre “il coraggio di cambiare” ma questo verrà solo da un condiviso e comune risveglio spirituale e da un camminare insieme con l’Altro e con gli altri. Tema questo che non è in alcuna agenda politica ma non per questo è privo di senso.
“Spiritualità e politica. Un dissidio rappacificato” (Rubbettino, 2017) è il titolo di un volume che raccoglie le riflessioni di Mario Spezzibottiani (1952-2006), un prete ambrosiano che si è speso per la formazione dei laici all’impegno politico. “L’ideale di Europa – si legge – è un ideale alto completo e integrale La sua realizzazione esige anche che tutte le forze spirituali del Continente – a cominciare dalla Chiesa – abbiamo a dispiegarsi in ogni direzione, così da creare i presupposti per un’epoca di autentica rinascita a livello religioso, sociale ed economico”. È un pensiero fuori dalle vicende e dalle contese politiche ma è dentro la storia europea scritta dai padri fondatori e non manca la speranza che sarà dentro la storia europea che scriveranno quanti sapranno rappacificare il dissidio tra spiritualità e politica. E tra questi, è sempre la speranza a guidare il pensiero, non mancheranno i giovani.