Idee
Si è già scritto e si scriverà sul rapporto tra il libro di carta e il libro digitale, ancor più la riflessione riguarderà il rapporto tra lo scrittore e l’intelligenza artificiale. Che questo avvenga in un’ottica di discernimento e non di contrapposizione è un auspicio che si sostanzia in un invito al pensiero critico. In estate, tempo favorevole per prendere le distanze dalla frenesia del tempo, torna il richiamo del libro che si prolunga nei mille incontri letterari, frequentati anche da giovani, nelle piazze di piccoli e di grandi centri. Il libro c’è, con quella sua capacità di incuriosire, di suscitare domande, di porsi come alternativa al conformismo e al pregiudizio.
Certo, il libro non può essere senza scrittori e senza lettori che cercano sguardi non scontati sul senso della vita, del futuro, delle piccole cose di ogni giorno. Per entrambi è una scelta essenziale.
Ai primi si è rivolto il 24 giugno scorso papa Leone XIV in occasione del centenario della nascita della Libreria Editrice Vaticana affermando: “Scrivere – nel modo in cui voi lo fate – è un atto di verità, di svelamento. Scrivere dice chi siamo, quello in cui crediamo e speriamo, il mondo cui tendiamo, il futuro che sogniamo. In questa tensione al vero sentiamo come la verità sia discreta, si offra a noi nel dialogo interiore con Dio e nel dialogo aperto e rispettoso con il prossimo”.
Non a caso il papa cita la “Magnifica humanitas” (25): “La verità non è un territorio da difendere, ma un bene da condividere” per ricordare che “Non siamo mai padroni della verità, è lei semmai a “conquistarci”. Per questo vi auguro di essere capaci di suscitare attrazione per la verità, perché voi stessi ne siete attratti”.
Un augurio che vale anche per i lettori che cercano nel libro, con il suo linguaggio leggero ma non superficiale, a volte divertente ma mai volgare, un’occasione per una boccata d’aria fresca in una calura non solo climatica che toglie il respiro. Un’ occasione che non è fuga ma una sosta per riprendere fiato, per trovare il sostegno nell’attraversare la complessità.
Leone XIV richiama uno scritto del suo predecessore, papa Francesco, sul ruolo della letteratura nella formazione (17 luglio 2014): “Leggendo un testo letterario, siamo messi in condizione di “vedere attraverso gli occhi degli altri” (citazione dello scrittore britannico C.S. Lewis, ndr), acquisendo un’ampiezza di prospettiva che allarga la nostra umanità. Si attiva così in noi il potere empatico dell’immaginazione, che è veicolo fondamentale per quella capacità di identificazione con il punto di vista, la condizione, il sentire altrui, senza la quale non si dà solidarietà, condivisione, compassione, misericordia”.
Ed è proprio sul tema di questa immaginazione che il libro chiede all’intelligenza artificiale di mettersi in discussione, per prendersi sul serio ed evitare, come invece sta già avvenendo, il delirio di onnipotenza.
Potrà mai essere quella dell’intelligenza artificiale una strada su cui incontrare le risposte alle domande ultime dell’uomo che anche in estate rimangono accese? Conclude papa Leone rivolgendosi agli scrittori e di riflesso ai lettori: “Quando andiamo al fondo della nostra umanità, non siamo distanti da Dio: è lì, nel mezzo di storie molto umane, che Dio si rivela”. Ecco il respiro di un libro che si legge e che legge.