Idee
Magnifica Humanitas, come più volte ricordato, non è un’enciclica sull’intelligenza artificiale. Piuttosto è un documento sulla dignità della persona umana e, più complessivamente, sulla Dottrina sociale della Chiesa al tempo dell’IA. In questo senso, Papa Leone, non offre nuovi principi o concetti a questo corpo dottrinale, ma li rilegge alla luce delle sfide di questo nostro tempo, mostrandone la capacità di orientare, anche oggi, le decisioni personali e sociali. Ecco alcuni esempi.
La custodia della dignità della persona umana diventa particolarmente urgente oggi perché grazie anche a una tecnologia tutta centrata sulle prestazioni e sulla velocità, si rischia di “attribuire maggior pregio a coloro che sono più efficienti e performanti. In una simile prospettiva, la persona finisce per essere ridotta a mezzo per ottenere risultati, a risorsa da usare e sfruttare, e non viene più riconosciuta come fine in sé.” (MH 51).
Due grandi capisaldi della dottrina sociale cristiana, quali il Bene Comune e il principio di Sussidiarietà, sono particolarmente sfidati dall’assetto sociale che si è venuto a creare. Papa Leone nota che “In un mondo dove pochi soggetti concentrano dati, capitale computazionale e capacità normativa, parlare di bene comune significa smascherare questa nuova asimmetria epistemica, economica e politica, nominando i nuovi monopoli dell’IA” (MH 109). Appena prima aveva ricordato che “Il principio di sussidiarietà vale in modo particolare nel contesto della rivoluzione digitale. Qui il livello superiore non è lo Stato, ma ogni grande attore economico e tecnologico che esercita un potere di fatto sulle condizioni della vita comune. […] La sussidiarietà chiede che tali processi non si impongano dall’alto in modo opaco e unilaterale, ma siano orientati al bene comune mediante trasparenza, responsabilità e forme reali di partecipazione (verifiche indipendenti, trasparenza sugli algoritmi, accesso equo ai dati, strumenti di ricorso).” (MH 71).
Il principio di Giustizia attraversa diversi punti del testo. Papa Leone segnala come oggi intere popolazioni siano private dell’accesso alle tecnologie basilari, creando di fatto nuove e più grandi discriminazioni e divari (cf MH 80); al numero 109, inoltre, scrive che “la giustizia sociale non è solo un obiettivo da tutelare dopo l’adozione delle tecnologie, ma una condizione previa da praticare nel loro stesso disegno.”
Il passaggio finale di questo numero è decisivo, perché ancora una volta si ricorda che nessuna tecnologia è neutra e che tutta la responsabilità ricade sull’utilizzatore finale. Piuttosto è necessaria una etica by design, un’attenzione cioè alla giustizia e alle persone da parte anche di chi progetta e costruisce queste tecnologie.
Un esempio concreto, forse molto specifico ma certo estremamente potente è quello descritto dal numero 178. Un testo che merita di essere conosciuto perché fotografa tutta la complessità e l’urgenza di chi cerca la giustizia nel XXI secolo:
Il colonialismo ai nostri giorni mostra un volto inedito. Non domina solo i corpi, ma si appropria dei dati, trasformando le vite personali in informazioni sfruttabili. Interi territori, soprattutto quelli con minore rilevanza geopolitica e maggiore fragilità strutturale, vengono al presente attraversati da una nuova logica di estrazione: quella di flussi sanitari, profili epidemiologici, mappe genetiche e dati demografici. Sono queste le nuove “terre rare” del potere: informazioni vitali che, una volta correlate, possono essere usate per addestrare modelli predittivi, guidare strategie di investimento, anticipare le crisi e soprattutto selezionare chi e che cosa conta. Chi possiede i dati sanitari di intere popolazioni, oggi raccolti spesso sotto il segno dell’aiuto, della ricerca o dell’innovazione, possiede in realtà una leva strutturale sul futuro: può modellare i bisogni e i mercati. E può decidere, prima degli altri, a chi destinare farmaci, investimenti, protezioni. È qui che si gioca una delle questioni morali più urgenti del nostro tempo: trasformare la conoscenza condivisa in bene comune, non in leva di dominio; restituire ai popoli non solo i dati che li descrivono, ma anche la possibilità di decidere come verranno usati, da chi e per chi. Altrimenti, l’era digitale non sarà post-coloniale, ma coloniale sotto altra forma.