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Il rischio della ‘ndrangheta nelle Olimpiadi invernali 2026
Monitoraggio. I lavori a Cortina e in Veneto sono a rischio infiltrazioni, lo sostiene la Dia, la Direzione investigativa antimafia, nel suo ultimo rapporto
FattiMonitoraggio. I lavori a Cortina e in Veneto sono a rischio infiltrazioni, lo sostiene la Dia, la Direzione investigativa antimafia, nel suo ultimo rapporto
Per combattere le mafie e il loro potere bisogna seguire la traccia dei soldi perché le mafie sono lì dove c’è ricchezza. A ribadirlo è l’ultima Relazione della Dia, la Direzione investigativa antimafia, relativa al secondo semestre 2021. Il report sottolinea come il Veneto, nonostante il Covid-19, si conferma una delle tre Regioni settentrionali che maggiormente contribuisce alla formazione del Pil nazionale attraverso una ricchissima e variegata realtà economica incentrata sull’industria manifatturiera, sul commercio, sul turismo e l’edilizia grazie, anche, alla presenza di numerose infrastrutture quali interporti, aeroporti e porti che conferiscono al territorio il ruolo di strategico crocevia per i traffici commerciali verso i Balcani e il Nord Europa. Come spiega il prefetto di Belluno, Mariano Savastano, citato nel rapporto, è necessario «un impegno importante, costante e di lungo periodo, che tutte le risorse dello Stato devono assumere e affrontare sinergicamente, per salvaguardare lo sviluppo economico delle nostre imprese e, naturalmente, per la migliore organizzazione dei prossimi giochi olimpici invernali Milano-Cortina 2026». Nel luglio 2022, per i Giochi olimpici e paralimpici di Milano e Cortina del 2026, sono stati stanziati quasi 400 milioni di euro che si aggiungono al miliardo che era già stato previsto nella legge di Bilancio del 2020 e destinato a opere in Lombardia, Veneto e nelle province autonome di Trento e Bolzano. Ingenti somme di denaro occasione ghiotta per le mafie che potrebbero facilmente infiltrarsi nel tessuto economico sano di una provincia, quella di Belluno, che oggi si basa su un’economia prevalentemente a vocazione agricola e forestale con aree industriali e turistiche. Sul piano della prevenzione si segnala l’iniziativa del prefetto pro tempore che nell’agosto 2020 ha sottoscritto tra i Comuni di Belluno, Auronzo di Cadore, Alleghe, Borca di Cadore, Cortina d’Ampezzo, Falcade, Livinallongo del Col di Lana, San Vito di Cadore, Selva di Cadore, Val di Zoldo e la Prefettura di Belluno una “Intesa per la legalità” finalizzata alle attività di prevenzione dei tentativi di infiltrazione della criminalità organizzata. Come si legge nella relazione Dia «attraverso tale strumento le parti estendono i controlli antimafia al settore del turismo incrementando le misure di contrasto ai tentativi di infiltrazione mafiosa nelle attività turistica alberghiera e della ristorazione, del commercio e dei servizi». In un’intervista al Mattino di Padova, riportata nella relazione, il procuratore della Repubblica di Catanzaro, Nicola Gratteri spiega che «il Veneto ci sembra la nuova frontiera di conquista della ‘ndrangheta, rispetto a posizioni già consolidate in Valle d’Aosta, Emilia-Romagna, Piemonte e Lombardia». Secondo le indagini Dia è anche forte la presenza sul territorio veneto di gruppi di matrice etnica in prevalenza albanesi, nigeriani, romeni e bulgari, che risulterebbero attivi anche nello spaccio di droga. E proprio alla criminalità organizzata nigeriana in Italia la Dia dedica un focus. Segno di come questa comunità, che rappresenta la terza componente demografica etnica africana presente nel nostro Paese dopo quella marocchina ed egiziana, sta prendendo una grossa fetta del mercato criminale autoctono. La Dia parlando della malavita nigeriana riconosce i tratti mafiosi «nell’organizzazione gerarchica, la struttura paramilitare, i riti di affiliazione, i codici di comportamento e più in generale in un modus agendi che la Corte di Cassazione ha più volte ricondotto alla tipica connotazione di “mafiosità”».
«Per quanto riguarda la pista da bob, il Cio è stato chiaro nella sua posizione: costruire una nuova pista a Cortina non è un requisito per i Giochi olimpici. Siamo stati informati dalle autorità locali che questo progetto sarebbe comunque andato avanti, anche senza i Giochi olimpici». È la risposta del Comitato olimpico a una lettera inviata dal comitato Civico Cortina con le firme di 1.260 cittadini.