Fatti
Per capire l’economia della provincia padovana si potrebbe paragonarla a una matrioska di realtà che ha al suo centro il capoluogo: Padova, da sola, conta oltre 26 mila imprese attive, ovvero un quarto del totale provinciale.
Padova, con la sua università e la sua imponente zona industriale e logistica, compete in un campionato a sé: il numero delle sue imprese eguaglia la somma di quelle presenti nell’Alta Padovana e a Padova Sud. A certificarlo è il report Analisi territoriale del tessuto delle imprese, condotto dall’Ufficio Studi della Camera di commercio, che offre una prospettiva aggiornata al 2024 sull’economia del territorio.
Il distretto di Padova ha una spiccata vocazione per il terziario e il commercio, che rappresentano rispettivamente il 50 per cento e il 30 per cento del totale delle imprese locali. Per dare un’idea delle proporzioni: nel capoluogo operano oltre 20 mila imprese attive nei servizi, quasi quante ne esistono in tutto il resto della provincia messe insieme.
Le differenze sostanziali emergono analizzando i settori più tradizionali: nell’industria spiccano l’Alta Padovana e il Piovese; nell’agricoltura è invece Padova Sud ad affermarsi insieme all’Alta, lasciando indietro il capoluogo. La situazione appare più omogenea, in termini percentuali, nei settori delle costruzioni e del commercio.
Oltre al numero delle imprese, è la loro dimensione a raccontare l’evoluzione del territorio. Su oltre 376 mila addetti totali, poco meno del 40 per cento è impiegato nei servizi, mentre il manifatturiero ne conta circa 115 mila, pari a oltre il 30 per cento del totale. Come spiega la Camera di Commercio, «se si considera che il numero di unità locali nell’industria è nettamente inferiore a quello del terziario, l’elevato numero di addetti nel manifatturiero evidenzia la notevole complessità strutturale e organizzativa che caratterizza questo comparto».
Scendendo nel dettaglio dei singoli Comuni, i dati mostrano identità molto marcate. Ad Abano Terme, per esempio, oltre il 64 per cento degli addetti è impegnato nei servizi e il reddito imponibile medio è di quasi 26 mila euro. Spostandosi a Vescovana, l’imponibile non arriva a 22 mila euro – benché sia in crescita costante dal 2019 – e a farla da padrona è l’industria con il 43 per cento degli addetti, seguita dall’agricoltura che tiene con il 9 per cento. Vigonza registra, invece, oltre 26 mila euro pro capite, con il 31 per cento degli addetti attivi nell’industria e il 39 per cento nei servizi, mentre l’agricoltura presenta numeri marginali, quasi da prefisso telefonico.
E l’Alta Padovana? A Borgoricco, Comune in passato amministrato dall’attuale presidente del Veneto Alberto Stefani, l’industria si afferma con il 44 per cento delle imprese attive, mentre tutti gli altri comparti oscillano tra l’11 e il 17 per cento, per un reddito medio pro capite di 23,8 mila euro.
Il tessuto imprenditoriale della provincia sta però cambiando trama e ordito: se il numero complessivo delle imprese rimane costante, calano del 7,8 per cento le aziende agricole e del 5,2 per cento quelle commerciali, a fronte di una crescita dei servizi del 5,6 per cento. Mentre aumenta il peso specifico di Padova città, diminuiscono gli addetti impegnati in agricoltura, industria e commercio. Il settore delle costruzioni cresce, ma resta da capire cosa ne sarà del comparto una volta terminata la sbornia legata agli incentivi edilizi degli ultimi anni.
In riferimento alle dimensioni delle imprese, il distretto Padova e l’Alta Padovana presentano il valore più elevato di con una media di 3,9 addetti per unità locale. L’area Colli e Terme si colloca su un livello intermedio (3,3), seguita da Padova Sud e dal Piovese, entrambi con 2,9 addetti medi. Per quanto riguarda i singoli Comuni, invece, Piombino Dese è il territorio con il più alto numero di addetti medi – 5,6 – seguito da Limena (4,9) e Campodarsego (4,8). I Comuni che invece hanno registrato il saldo più positivo tra il 2020 e il 2024 per quanto riguarda il numero delle imprese sono Terrassa Padovana ( con un più 6 per cento), Tribano e Loreggia, entrambi con un incremento del 5 per cento.