In Italia, uno su quattro lascia lo sport: cosa ci dice questo?
Secondo l'ultimo quadro Istat, nel 2024 il 25,4% della popolazione dai 3 anni in su ha interrotto la pratica sportiva svolta in passato. Il fenomeno è particolarmente rilevante tra i giovani, con le ragazze che registrano tassi di abbandono più alti dei ragazzi e un'età media di uscita più precoce. A Padova il progetto "Adolescenti e sport", promosso dal Comune con Decathlon, ha coinvolto gli studenti di tre scuole superiori in incontri di ascolto e confronto, per costruire proposte capaci di rendere lo sport più accessibile, inclusivo e vicino ai bisogni dei giovani.
Probabilmente tra 14,6 milioni di italiani che, in un certo momento della propria vita, hanno interrotto l’attività sportiva ci sono anch’io anche se in fin dei conti la mia pratica sportiva era scendere in strada ogni pomeriggio durante gli anni delle scuole medie per giocare a calcio, poi evoluto in tornei e partite del sabato pomeriggio fino al termine del liceo. Insomma, un’attività sportiva “primordiale”. Mi concentrerei, invece, sul dato dei quasi 15 milioni di italiani che hanno “mollato”. Il numero è emerso dall’ultimo quadro aggiornato dell’Istat relativo alla pratica sportiva e all’attività fisica in Italia. Parliamo del drop-out sportivo: nel 2024, il 25,4 per cento della popolazione dai 3 anni in su ha dichiarato di aver interrotto la pratica sportiva svolta in passato. Il fenomeno è particolarmente rilevante tra i giovani tra i 10 e i 24 anni, dove le ragazze registrano tassi di abbandono più alti rispetto ai ragazzi (21,6 per cento contro 15,1 per cento), con un’età media di uscita dallo sport leggermente più precoce (14 anni per le ragazze contro i 15). Perché si rinuncia? I fattori esterni sono determinanti: difficoltà economiche e l’insufficienza o la scarsa accessibilità degli impianti sportivi, a cui si aggiunge anche un retaggio per cui la pratica sportiva viene percepita come un’attività legata all’infanzia, invece che come un’abitudine da mantenere nel corso della vita. Ma c’è dell’altro? A dirlo sono gli stessi ragazzi grazie al progetto “Adolescenti e sport” promosso, durante l’anno, dal Comune di Padova con Decathlon. Un progetto interessante perché gli studenti di alcune scuole superiori padovane – Belzoni, Curiel e Maria Ausiliatrice – sono stati, infatti, coinvolti in incontri dedicati all’ascolto e al confronto. Accompagnati da un coach e da una psicologa, i ragazzi hanno raccontato il loro rapporto con lo sport, tra aspettative, difficoltà e desideri, anche in relazione a scuola, famiglia e città. Le loro riflessioni sono poi state presentate dagli stessi studenti a esperti e operatori del settore, contribuendo a costruire proposte concrete per rendere lo sport più accessibile, inclusivo, ma soprattutto vicino ai bisogni dei giovani.