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giovedì 30 Aprile 2026

“La prima donna a…”: conquiste femminili, in bici o in panca

Giovanni Sgobba
Giovanni Sgobba
redattore

Lo scorso sabato 18 aprile, Marie-Louise Eta, fino a quel momento allenatrice delle giovanili della squadra di calcio dell’Union Berlin, ha fatto il suo debutto sulla panchina della prima squadra maschile berlinese, sostituendo il collega esonerato e diventando così la prima donna ad allenare una squadra di calcio maschile in uno dei cinque massimi campionati europei. Il passo compiuto rappresenta un ulteriore tabù abbattuto e una conquista nel lungo percorso verso la totale parità di genere, che a sua volta si traduce in meno pregiudizi e più fiducia verso le allenatrici in uno sport ancora fortemente maschile in grado di influenzare anche quello dell’altro sesso (all’inizio della stagione 2025-2026 della Serie A femminile delle 12 squadre partecipanti, solo il Milan aveva un’allenatrice, Suzanne Bakker).
Ogni “prima volta” femminile si carica, perciò, di un peso in più perché si confronta (o si scontra) con la mentalità del suo tempo e con una visione del ruolo della donna che, possono essere due secoli fa come ora, ciclicamente arranca. Proprio in questi giorni, sistemando sulle mensole alcuni libri che con colpevole ritardo erano ancora in scatoloni da trasloco, ho riletto Annie: il vento in tasca (del 2019, di Roberta Balestrucci Fancellu), un libro illustrato che racconta la straordinaria avventura della prima donna ad aver compiuto il giro del mondo in bicicletta. Una “prima volta”, per l’appunto. Annie Londonderry, lettone-ebrea poi trasferitasi negli Stati Uniti con la famiglia, nel 1894 è salita sul sellino – lei che a malapena sapeva andare in bici – e in 15 mesi partendo da Boston ha fatto tappa a Parigi, Gerusalemme, India, Giappone, per poi tornare a casa e riabbracciare suo marito e i suoi tre figli. Uno spirito indipendente, una risposta fiera proprio verso quei detrattori che l’avevano esortata a desistere per rimanere a casa e pensare all’accudimento della famiglia. Ogni pedalata è stata una vittoria, non senza ostacoli fisici e ideologici. Ma accanto a lei si sono aggiunti uomini e donne che l’hanno spinta verso il traguardo. Ed è come dovrebbe essere ogni “prima volta”: non in solitaria, ma con il supporto di tutti.

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