Idee
Violenza tra pari, condotte aggressive, dinamiche di gruppo e comportamenti problematici nell’ambiente digitale… Prendendo in esame alcune delle principali forme di rischio che attraversano oggi l’esperienza adolescenziale, un’indagine effettuata dalla Fondazione I figli degli altri – che che ha coinvolto tra il 2024 e il 2026 circa 2500 studenti della Campania – , ha cercato di individuare i meccanismi psicologici che inducono certi comportamenti. I dati più significativi hanno evidenziato fattori come il “bisogno di appartenenza” (80-88%) e “le difficoltà nella gestione della pressione dei pari” (60-78%). Per capire come intercettare quella pressione prima che diventi trappola e come aiutare gli adolescenti a sviluppare regolazione emotiva e autonomia decisionale quando il branco chiede di conformarsi, abbiamo intervistato Daniela Chieffo, docente di Psicologia generale presso l’Università Cattolica del Sacro Cuore di Roma e direttrice dell’Unità Operativa di Psicologia Clinica dell’Università Cattolica-Fondazione Agostino Gemelli.
Oggi il “bisogno di appartenenza ” dei giovani rappresenta una fase evolutiva sana, oppure è la manifestazione di una incompiutezza interiore?
Il senso di appartenenza è una forza psicologica primaria che spinge i giovani a cercare l’accettazione e il riconoscimento dei propri coetanei per costruire la propria identità. Segna l’inizio di un processo di individuazione, i social network amplificano la necessità di essere visti e validati in tempo reale. In questi ultimi anni si è amplificata la ricompensa sociale in un inconscio collettivo sempre meno autentico e sempre più omologato, i ragazzi di oggi hanno bisogno di compiacere perdendo di vista la loro reale identità.
Quali meccanismi portano un gruppo a divenire “branco”?
La formazione del branco tra i giovani, inteso come la degenerazione deviante di un normale gruppo di pari, è guidata da precisi meccanismi psicologici, sociali e neurobiologici che si innescano durante l’adolescenza. Durante questa fase di transizione, il bisogno di staccarsi dalle figure genitoriali spinge i ragazzi a cercare protezione e approvazione nei coetanei. Tuttavia, quando questo processo si sviluppa in contesti di fragilità, si attivano dinamiche distruttive. l’identità personale si dissolve a favore di un’unica entità collettiva. Il ragazzo rinuncia al proprio pensiero critico e alla propria unicità per conformarsi totalmente alle regole del gruppo. Questo annullamento spegne progressivamente l’empatia, la compassione e la percezione del dolore altrui, portando a focalizzare l’attenzione solo sulle risposte istintive e reattive.
In alcuni suoi interventi, Lei ha parlato di”anestesia collettiva” del branco? Di che cosa si tratta?
Con “anestesia collettiva” intendo lo spegnimento sul pulsante del senso del piacere, del desiderio che porta a crescere, un’anedonia mentale e un corpo che “sente” sempre meno perché cristallizzato dagli altri e da ciò che gli altri si aspettano, e quando parlo di “altri” parlo anche delle famiglie che nei figli ripongono aspettative deprivando i figli nel loro spontaneo divenire.
Quali caratteristiche hanno i ragazzi e le ragazze più esposti alla pressione del gruppo?
Molti giovani si aggregano per una profonda paura dell’isolamento sociale e per l’incapacità di fare i conti con sé stessi o con la mancanza di prospettive future. Il branco offre una risposta immediata a sentimenti di noia, vuoto, vergogna o sconfitta sociale, sostituendoli con un legame disfunzionale basato su una finta “fratellanza” e dipendenza reciproca.
La violenza filmata e condivisa on-line come trofeo… Pensiamo ai recenti fatti di cronaca. Quali sono gli effetti di questo fenomeno?
La violenza filmata e condivisa tramite smartphone è in netto aumento, trasformando gli schermi in amplificatori di aggressioni reali e digitali.
Il fenomeno determina l’effetto “Spettatore” e la “Deumanizzazione”: davanti a un’aggressione o a una rissa, il primo istinto di molti giovani non è più quello di separare i contendenti o soccorrere la vittima, ma di estrarre il cellulare per registrare. Lo schermo agisce come un filtro che distanzia emotivamente l’osservatore dalla sofferenza reale della vittima.
Che rapporto hanno oggi i giovani con la propria coscienza?
Il rapporto che i ragazzi hanno oggi con la propria coscienza si sviluppa principalmente attorno alla ricerca di un’autonomia personale profonda e a una spiccata consapevolezza psicologica ed emotiva, sebbene sia fortemente influenzato dalle pressioni del mondo digitale e da una diffusa fragilità relazionale. Non si assiste a una scomparsa della coscienza morale, quanto a una sua riscrittura in chiave individuale e pragmatica. La coscienza dei giovani oggi non risponde più ciecamente a dogmi rigidi o a istituzioni tradizionali, ma si plasma attraverso l’esperienza diretta e l’esplorazione di sé.
Come educare alla libertà e all’autonomia di pensiero?
Educare alla libertà e all’autonomia del pensiero significa guidare una persona a sviluppare un giudizio proprio, a saper scegliere con consapevolezza e a non subire passivamente i condizionamenti esterni. Non si tratta di lasciare spazio al caos o al lassismo, ma di costruire un percorso fatto di rispetto, senso critico e responsabilità. I pilastri fondamentali sono: allenare il dubbio e la curiosità, offrire regole chiare. Accettare e valorizzare l’errore, e Il ruolo della guida (e non del controllore). Solo l’istruzione può salvarci. Conoscere nuove culture, sentirci cittadini del mondo piuttosto che re e regine dei nostri quartieri. L’ignoranza rende schiavi di visioni limitate e pericolose. Leggere, Viaggiare, spostarsi, interagire con altri. Il segreto per eliminare la paura dell’estraneo è, senza dubbio, conoscerlo.