Storie
La cronaca nera ha sempre colpito l’immaginario e la memoria collettiva di intere comunità. La curiosità poi si scatena quando gli omicidi riguardano i cold case, termine inglese che indica i casi “a pista fredda”, cioè crimini non risolti, oppure chiariti in modo parziale, su cui, a distanza di tempo, intervengono nuovi elementi in grado di riaprirli. Ebbene, lo scorso dicembre, in occasione di un incontro nel Museo della natura e dell’uomo dell’Università di Padova, è stato possibile rileggere un assassinio avvenuto 441 anni fa, quando Vittoria Accoramboni, giovane donna di rara bellezza originaria di Gubbio, venne uccisa a Padova nel Palazzo Cavalli alle Porte Contarine, edificio cinquecentesco sede del Museo dal 2023.
Oltre che per l’efferatezza dell’omicidio, fin da subito e nei secoli successivi, l’episodio fu circondato dall’interesse mediatico internazionale per gli importanti attori coinvolti nel caso: gli Orsini, una delle più antiche famiglie nobili di Roma, la casata dei Medici, che dalla Toscana divenne una delle dinastie protagoniste della storia italiana ed europea, i riformatori protestanti europei e la corte papale.
La giovane eugubina, infatti, era convolata a nozze nel 1573, all’età di 16 anni, con Francesco Peretti, nipote del futuro papa Sisto V (al secolo Felice Peretti), all’epoca ancora cardinale. Vittoria riuscì a far innamorare di sé anche il duca di Bracciano, Paolo Giordano Orsini, nobile e militare già sposo di Isabella de’ Medici, che una volta vedovo fu accusato di aver ordito l’uccisione del marito di Vittoria per poterla sposare, dando seguito a una catena di morti che sconvolgerà per sempre la loro vita, arrivando all’atto finale compiuto al piano nobile di Palazzo Cavalli, dove il 22 dicembre 1585 Vittoria fu raggiunta dai sicari. Ma inviati da chi?
A svelarlo, attraverso una rigorosa ricerca documentaria, è stata Elisabetta Mori, archivista storica, già responsabile degli archivi antichi presso l’Archivio storico Capitolino a Roma, dove ha curato, tra l’altro, il riordinamento e l’inventariazione dei complessi documentari delle più antiche famiglie romane, tra cui quella degli Orsini, coinvolta nella vicenda. Gli indizi contenuti in queste carte suggeriscono fortemente che gli accusati dei delitti erano innocenti, almeno per questi due omicidi. Ciononostante, Marcello Accoramboni, fratello di Vittoria, accusato della morte del cognato, fu ucciso ad Ancona per volontà di Sisto V, mentre Ludovico Orsini, accusato di aver ucciso Vittoria, venne ucciso per ordine della Repubblica di Venezia. Dai carteggi, risulterebbe invece che Sisto V continuò ad avere ottimi rapporti con Paolo Giordano, che in teoria gli aveva ucciso il nipote, e che Vittoria morì “per caso” nel corso di un’incursione a Palazzo Cavalli di balordi in cerca del fratello Marcello, reo di aver ucciso un loro parente.
Dietro la sequenza delle uccisioni agirono, invece, due potenti cardinali, molto abili nel manipolare accuse e reputazioni rimanendo nell’ombra: Ferdinando de’ Medici, fratello di Francesco de’ Medici, granduca di Toscana e di Isabella de’ Medici, e Alessandro Farnese, appartenente alla famiglia che governò il Ducato di Parma e Piacenza, al tempo decano del collegio cardinalizio.
Racconta la studiosa: «La storia di Vittoria e Paolo Giordano è disseminata di omicidi che non ebbero mai un giusto processo. A condannare gli accusati fu soprattutto l’opinione pubblica influenzata dagli “avvisi”, gli scritti pubblici di un tempo farciti di chiacchiere e opinioni di parte. Non esistevano infatti prove contro di loro e il movente per le varie uccisioni non era quello che si credeva, cioè la vendetta. A muovere il cardinale Ferdinando de’ Medici e la sua famiglia era invece la preoccupazione che l’ingente patrimonio di Paolo Giordano Orsini andasse a Vittoria e ai suoi familiari, ritenuti dai Medici degli arrampicatori sociali molto pericolosi, invece che a Virginio, il figlio maschio primogenito che questi ebbe da Isabella de’ Medici, al tempo considerato un possibile successore al Granducato di Toscana. Alessandro Farnese, invece, fu mosso dal senso di possesso che aveva nei confronti di Vittoria, con la quale ci fu un forte legame ancor prima che la donna si legasse a Paolo Giordano Orsini. Così, i due cardinali fecero a gara nel danneggiare Vittoria e Paolo Giordano spargendo calunnie e, per ben due volte, facendo annullare il loro matrimonio dal papa. Inoltre, dai documenti emerge chiaramente come la loro vicenda fu usata per ragioni politiche, venendo raccontata come momento di forte attrito tra la Chiesa cattolica e protestante, visto il coinvolgimento di Sisto V».
Questa storia, quindi, ci trasporta in un tempo lontano ma, per certi versi molto simile al nostro, in cui spesso, per annientare un avversario, lo si denigra per distruggerne l’immagine agli occhi del mondo. Non ci resta che meditare.
Il Museo della natura e dell’uomo è il più grande museo scientifico universitario d’Italia e si estende su oltre quattromila metri quadrati di superficie nel centro di Padova. Al suo interno ospita le ricchissime collezioni di mineralogia, geologia e paleontologia, zoologia e antropologia costruite e curate per secoli dagli studiosi dell’Università di Padova. Tra reperti antichissimi ed effetti multimediali, i visitatori possono percorrere un viaggio nel tempo e nello spazio attraverso le ere geologiche fino ai tempi attuali, circondati dalla bellezza degli affreschi e degli stucchi barocchi di Palazzo Cavalli. Informazioni: www.visitmnu.it

Ma perché Paolo Giordano Orsini e Vittoria Accoramboni si trovavano a Padova? Dalle ricerche di Elisabetta Mori risulta che il militare aveva lasciato ufficialmente Roma per “prendere i panni ad Arquà”, ossia fare i fanghi nella località termale di Abano Terme. In verità questi avrebbe dovuto assumere un incarico presso la Repubblica di Venezia, cosa che poi non avvenne.