Irpea. Crescere in autonomia con il progetto Autdoor
Stefano Rizzo: «Ci sono nuove strade per cambiare il percorso delle persone più fragili». Con il 5x1000 Irpea finanzia il progetto Autdoor, il percorso di autonomia pensato per ragazze e ragazzi dai 14 ai 20 anni con disturbo dello spettro autistico e del neurosviluppo
Ogni ragazza o ragazzo che si affaccia all’adolescenza affronta una fase delicata. C’è chi vuole affermare le proprie aspirazioni, realizzare i propri progetti, avere i propri spazi, uscire con gli amici o muoversi da solo in città. Ma cosa accade quando l’adolescenza è quella di una persona con disabilità intellettive o disturbi dello spettro autistico, che ha poche occasioni di confronto e spesso non può scegliere di vivere come vorrebbe? D’altra parte, per molti genitori l’adolescenza di un figlio con disabilità porta timori e ansie per il futuro. «Oggi ci sono nuove strade di inclusione per cambiare il percorso delle persone più fragili – racconta il direttore generale di Irpea, Stefano Rizzo – È l’obiettivo di Autdoor, il nostro progetto rivolto a ragazzi e ragazze tra i 14 e i 20 anni. Nasce dall’idea che l’autodeterminazione, la possibilità di scegliere e prendere decisioni, sia centrale per migliorare la qualità della vita delle persone con fragilità cognitive e relazionali. Quest’anno il progetto Autdoor sarà sostenuto anche attraverso i fondi del 5×1000 a favore di Fondazione Irpea Ets, e quindi grazie alla firma di tutti i sostenitori che vorranno contribuire alla realizzazione delle attività educative e inclusive per questi giovani». Il progetto punta su attività pratiche e momenti di sperimentazione diretta svolti in piccoli gruppi, con personale educativo specializzato. Imparare a cucinare, fare la spesa e orientarsi in una città diversa dalla propria, tutto grazie alle proprie forze. Ma anche socializzare e costruire relazioni, con incontri pensati per favorire la partecipazione e la conoscenza reciproca. Proprio il rapporto di reciprocità con il territorio, che Irpea considera un elemento indispensabile in tutte le proprie attività, garantisce un contesto aperto, in cui questi giovani possono assumere un ruolo attivo in progetti di utilità sociale, come il recupero alimentare, i laboratori creativi o le iniziative dedicate alla cura dell’ambiente, e migliorare la percezione di sé: «Vogliamo dare la possibilità a ragazze e ragazzi di esprimere e comunicare agli altri ciò di cui hanno bisogno e ciò che desiderano – sostiene Rizzo – attraverso la forza dei piccoli gesti, come preparare un piatto o salire su un bus».