Fatti
Imparare la buona alimentazione. E apprendere anche che la buona alimentazione è un diritto di tutti, in ogni luogo, al di là del censo, dell’istruzione, della collocazione all’interno della società. Perché avere buon cibo, sano e salubre, ottenuto rispettando l’uomo e l’ambiente, e averlo a disposizione per ogni essere umano, è questione di civiltà prima che di economia. La diffusione delle nuove linee guida alimentari europee conduce ad uno dei nodi cruciali dell’oggi: il cibo e la sua disponibilità.
L’Efsa – l’Autorità europea per la sicurezza alimentare – ha annunciato l’edizione 2026 di “Safe2eat”, la campagna di informazione che ha l’obiettivo di aiutare ad approfondire le conoscenze in fatto di sicurezza degli alimenti in Europa e a scegliere consapevolmente quelli da comprare, consumare e gustare in modo sano e sicuro ogni giorno. Il tema generale, quindi, è la sicurezza alimentare: perché in un mondo, quello cosiddetto sviluppato, mangiare correttamente e, prima ancora produrre cibo correttamente, sono cose tutt’altro che scontate. “Safe2eat” ha così l’obiettivo di aiutare tutti noi nel cammino verso la buona alimentazione traducendo le complesse conoscenze scientifiche in indicazioni pratiche. Che per quest’anno si concentrano su tre aree chiave che rispecchiano le principali domande e preoccupazioni dei cittadini in fatto di alimenti. Prima di tutto la conoscenza di quello che si acquista e quindi la necessità di leggere le etichette e comprendere la manipolazione, conservazione e preparazione in sicurezza degli alimenti. Poi le relazioni tra cibo e salute e quindi la conoscenza dell’importanza di diete equilibrate. Infine, l’informazione sul contenuto del cibo cioè degli additivi, aromi, nuovi alimenti ed allergeni che possono essere presenti.
Essere informati, quindi, per alimentarsi consapevolmente. Cosa di non poco conto per almeno due motivi. Uno è la salute di ognuno di noi con tutto ciò che ne consegue dal punto di vista sociale ed economico; l’altro siamo tutti noi intesi come comunità. In un recente incontro all’ONU è stato reso noto che entro il 2035, si prevede che l’impatto dell’obesità sull’economia globale raggiungerà la cifra di 4,32 trilioni di dollari, quasi il 3% del PIL globale con la possibile implosione dei sistemi sanitari nazionali di diversi Paesi. Avere le idee chiare e comportarsi di conseguenza in fatto di produzione di cibo e del suo consumo, conta poi moltissimo non solo per l’economia ma anche per l’ambiente. E’, in altri termini, da questa consapevolezza che deriva anche l’importanza della tutela dell’ambiente e della sua biodiversità: basi per avere cibi non solo sani ma anche rispettosi della natura, delle culture, delle storie umane che li hanno prodotti.
Da qui, tra l’altro, le molte iniziative che cercano di coniugare buona alimentazione con tutela dell’ambiente e delle persone. Come, per esempio, il progetto europeo “Increase” coordinato dall’Università Politecnica delle Marche sul quale proprio in questi giorni a Bruxelles si discute e che cerca di affrontare una contraddizione di fondo del sistema agroalimentare europeo: mentre la crisi climatica accelera, mentre aumenta la fragilità delle filiere e mentre la qualità del cibo torna a essere una questione sociale e politica, una parte enorme della biodiversità agricola resta custodita ma poco adoperata. Si tratta, in altri termini, di un patrimonio di ricchezza alimentare nel cassetto, non rendersi bene conto e, quindi, non usarlo come si dovrebbe.
Alimentarsi correttamente, dunque, e produrre cibo correttamente. Due facce della stessa medaglia che è importante per il presente e per il futuro e quindi per noi e per chi verrà dopo di noi.