Fatti
Una cosa è chiara: «La casa oggi è una vera emergenza», perlopiù per i giovani e per le famiglie. È questo il messaggio emerso all’unisono dall’assemblea regionale delle Confcooperative Habitat Veneto che si è riunita il 14 maggio all’Hotel Galileo di Padova. L’assemblea che ha avuto come titolo “Case, cooperative, luoghi”, ha posto al centro della riflessione le grandi sfide dell’abitare attuale: l’emergenza casa, gli affitti sostenibili, i giovani, la rigenerazione urbana e la coesione sociale. Hanno partecipato diversi rappresentanti di realtà imprenditoriali ed economiche venete legate alla cooperazione edilizia, con interventi qualificati dedicati all’attualità e alle prospettive future dell’abitare nella nostra Regione.
Confcooperative Habitat Veneto riunisce le cooperative edilizie e di abitazione aderenti, oltre ai consorzi e alle realtà che operano nei servizi legati alla casa e all’housing sociale (si intendono progetti abitativi pensati per offrire case a prezzi o canoni calmierati). Il presidente uscente Claudio Pianegonda, ripercorrendo i dodici anni di mandato, ha sottolineato il ruolo storico della cooperazione edilizia come modello capace di coniugare la casa, con le relazioni e la comunità. Pianegonda ha quindi indicato le priorità per la cooperazione edilizia oggi: «La necessità di case in affitto a canoni moderati per le famiglie e i giovani e per questi ultimi l’importanza di garantire un sostegno sul fronte lavoro-casa per incoraggiarli a restare in Veneto e per aiutare chi vuole tornarvi. È centrale incrementare le attività di rigenerazione urbana in particolare nell’ambito residenziale, per evitare il consumo di suolo. C’è poi la necessità di riportare le famiglie in città, rendendo più belli e sostenibili i nostri centri urbani».
Pianegonda nel suo intervento ha fatto riferimento a una delle prossime iniziative della cooperativa Cerv, un progetto di rigenerazione urbana senza consumo di suolo a Padova, nella zona del Bassanello. «Andremo a demolire dei fabbricati abbandonati e degradati e si realizzeranno circa 25 appartamenti di dimensioni medio grandi per le famiglie». A margine dell’assemblea ha tracciato un bilancio della sua presidenza alla guida di Confcooperative Habitat Veneto: «Lo ritengo positivo: durante questi anni abbiamo portato circa 700 famiglie venete a realizzare l’immobile di proprietà e altri sono stati dati in affitto».
Anche le istituzioni regionali, con l’assessore alle politiche abitative Paola Roma, hanno fatto sentire la loro voce durante l’assemblea. Intervenuta in video-collegamento ha evidenziato come «il tema dell’abitare è oggi una delle sfide più importanti che siamo chiamati ad affrontare come istituzioni. La Regione del Veneto intende lavorare in piena sinergia con il mondo della cooperazione per fornire risposte concrete ai bisogni del territorio, promuovendo un approccio integrato tra edilizia residenziale pubblica, il supporto sociale e la rigenerazione urbana. Per l’amministrazione regionale quello della casa è un tema centrale: stiamo lavorando a un nuovo “Piano casa regionale”, per rispondere all’emergenza abitativa e sostenere le giovani famiglie e la natalità. La casa non è solo un tetto, ma una componente essenziale del welfare territoriale e dei servizi sociali, fondamentale per garantire qualità della vita, coesione sociale e nuove opportunità per tutti, compresi giovani coppie, anziani e persone in difficoltà».
Durante l’assemblea del 14 maggio è stato eletto il nuovo presidente di Confcooperative Habitat Veneto, il veronese Marco Sommacampagna. Il neopresidente ha espresso l’opportunità di proseguire nel percorso avviato negli anni precedenti, rafforzando il ruolo delle cooperative edilizie nei processi di rigenerazione urbana e nelle risposte ai bisogni abitativi delle nuove generazioni: «La mia volontà è quella di far conoscere il più possibile le cooperative edilizie che rappresentano una realtà importante del territorio. Le cooperative costruiscono in maniera efficiente case di pregio, a un costo minore di quello che si può trovare sul mercato. Quindi svolgono una funzione sociale molto importante».
Due le problematiche individuate da Sommacampagna: la prima è la ristrutturazione dei beni immobili che «si scontra spesso con un frazionamento della proprietà. Negli anni un bene immobile per effetto delle successioni, tende a frazionarsi in più proprietà, arrivando a strutture di una certa dimensione con tanti proprietari, non tutti rintracciabili a volte perché all’estero. Questi sono beni che vengono abbandonati». Una seconda questione è relativa alle normative che in questi anni «hanno portato alla realizzazione di edifici più efficienti, sicuri, moderni, ma al contempo le stesse norme hanno complicato le procedure per realizzarli. Si riscontra così che la parte burocratica dei permessi è preponderante rispetto a quella strutturale, aumentando i tempi di realizzazione che vanno a incidere sul costo finale delle abitazioni».
Le cooperative edilizie operano in modo analogo a una tradizionale impresa edile: acquistano terreni o edifici da demolire e ricostruire, sviluppano progetti abitativi e realizzano nuove costruzioni. A distinguerle dalle normali imprese di costruzione è però la finalità con cui agiscono: mentre un costruttore privato punta a generare profitto attraverso la vendita degli immobili, la cooperativa non ha obiettivi speculativi, il suo scopo è offrire abitazioni ai propri soci al prezzo più sostenibile. Con ciò il valore prodotto ritorna direttamente ai soci sotto forma di costi più contenuti per l’acquisto della casa.

Nel passato le cooperative edili erano molto più numerose anche per i benefici fiscali di cui godevano. Quelle rimaste sono comunque «sane finanziariamente e sono in grado di lavorare molto bene» asserisce Marco Sommacampagna. Oggi Confcooperative Habitat Veneto registra 22 cooperative, con un valore patrimoniale di 50 milioni. Gestisce 110 alloggi in locazione e 12 cantieri.
Le cooperative edilizie operano in modo analogo a una tradizionale impresa edile: acquistano terreni o edifici da demolire e ricostruire, sviluppano progetti abitativi e realizzano nuove costruzioni. A distinguerle dalle normali imprese di costruzione è però la finalità con cui agiscono: mentre un costruttore privato punta a generare profitto attraverso la vendita degli immobili, la cooperativa non ha obiettivi speculativi, il suo scopo è offrire abitazioni ai propri soci al prezzo più sostenibile. Con ciò il valore prodotto ritorna direttamente ai soci sotto forma di costi più contenuti per l’acquisto della casa.