Idee
«Ciò che è iniziato nella paura deve proseguire nella speranza». Chi ha pronunciato questa frase in questi ultimi giorni? In che contesto? E di cosa stava parlando? Se vi state dividendo tra chi sostiene che si tratti di un appello di papa Leone per la pace o del presidente Mattarella, che ultimamente ha tuonato contro chi restaura logiche imperiali o di potenza che pensavamo morte con il Novecento, sappiate che siete in errore. Sono parole risuonate lunedì scorso, a Lovanio, una città belga sconosciuta ai più, se non che è sede di una delle più prestigiose università non solo d’Europa. Lì, Mario Draghi ha ricevuto una laurea honoris causa e questa, va ammesso, non è una gran notizia. Nel corso della sua lectio magistralis ha parlato d’Europa. E nemmeno questa è roba da prima pagina. Se non che l’ex presidente del Consiglio ha detto una serie di cose che hanno a che fare con il futuro di tutti noi europei, certo, ma anche noi italiani, veneti, padovan-vicentin-venezian-trevigian-bellunesi (per non fare torto a nessuna delle cinque province della nostra Diocesi), anche noi cittadini di Padova e di tutti gli altri 139 Comuni medi o piccoli di cui questo giornale parla ogni settimana. Insomma, dietro a quel «l’ordine globale è defunto», con cui i grandi media hanno coperto la notizia giusto per un paio d’ore, c’è molto di più.
Per esempio c’è quell’«agendo insieme riscopriremo qualcosa rimasto a lungo sopito: il nostro orgoglio, la nostra fiducia in noi stessi, la nostra fede nel nostro futuro» e lo ha detto a ciascuno di noi. Ma anche questo: «Nel 2023 l’Ue è stata il maggiore esportatore e importatore mondiale di beni e servizi, con importazioni dal resto del mondo pari a 3.600 miliardi di euro. È anche il principale partner commerciale di oltre 70 Paesi. E deteniamo posizioni chiave in diversi settori strategici. Le imprese europee controllano il 100 per cento della litografia ultravioletta estrema, la tecnologia necessaria per produrre chip avanzati. Produciamo metà degli aerei commerciali del mondo. Progettiamo i motori che alimentano la stragrande maggioranza della navigazione globale». Qual era il suo obiettivo? Andare oltre una certa narrazione politiche che ha fatto dell’Ue un meme tutto tecnocrati e burocrazia. L’ex presidente della Banca Centrale Europea ha voluto raccontare l’altra faccia della medaglia. Quella per cui, senza Unione, le nostre fabbriche non produrrebbero nel più grande mercato unico al mondo, regolato da un’unica moneta con standard elevati in termini di sicurezza di ogni prodotto, oggi imposti anche a molti altri produttori mondiali proprio perché interessati al nostro mercato. Senza Europa non potremmo viaggiare, studiare, lavorare in 27 Paesi senza restrizioni. Senza Europa, tutto ciò che si sta facendo con gli oltre 290 miliardi di euro di Pnrr – a partire da molte nuove scuole nei nostri piccoli paesi – non esisterebbe. Infine: senza l’Unione Europea che ha avanzato investimenti in vaccini e dispositivi di protezione, non sarebbe stato possibile estinguere in così breve tempo la minaccia Covid-19 che ha rivoluzionato le nostre vite, ma oramai è un ricordo.
Nessuno dei nostri singoli 27 Stati sarebbe in grado di competere in termini di difesa, sicurezza e governo delle filiere di produzione su scala planetaria, un mondo in cui gli Usa dicono senza mezzi termini che «la nostra frammentazione politica ed economica è funzionale ai loro interessi» e la Cina che «controlla i nodi critici delle catene globali del valore» e fa ricadere sugli altri i prezzi del proprio squilibrio. L’unica in grado di far fronte a tutto questo è l’Europa, se diventa federale, pena la sua subordinazione, divisione e deindustrializzazione. Perché tutto questo ci riguarda? Draghi farebbe riferimento all’euro o alla resistenza europea sulla Groenlandia. A noi basta guardare le nuove scuole o le vecchie riqualificate, i nuovi parchi nei nostri quartieri come le biblioteche o le ciclabili: tutto viene dal Pnrr (15 miliardi di opere in Veneto). L’Europa federale dunque non è una questione per politicanti e burocrati, ma per gente che ha fiducia in se stessa e fede nel proprio futuro.