Padri allo specchio, tra bilanci esistenziali e scelte di responsabilità. Filo rosso che lega due titoli molto attesi della stagione. Due film diversi per provenienza e stile, ma vicini nel raccontare la fragilità e la profondità dei rapporti familiari, con una particolare attenzione alla figura paterna, colta nel suo desiderio di riscatto e verità. Anzitutto “La Grazia” di Paolo Sorrentino, film d’apertura dell’82ª Mostra del Cinema della Biennale di Venezia e Coppa Volpi per il protagonista Toni Servillo, in sala con PiperFilm. Un’opera che offre uno sguardo ravvicinato e inedito su un presidente della Repubblica nel semestre bianco, chiamato ad affrontare le ultime sfide istituzionali ma soprattutto a rileggere il proprio ruolo di genitore. Film dall’estetica elegante e seducente, abitato da temi sfidanti e problematici, che non temono la complessità del reale. Forte di otto candidature ai Golden Globe e dato come protagonista nella partita degli Oscar, in sala con Lucky Red e Teodora Film, “Sentimental Value” è invece una delle prime sorprese del nuovo anno. Diretto dal norvegese Joachim Trier, è un viaggio poetico nei legami familiari, un racconto struggente e stratificato sul rapporto padre-figlie, costruito con intelligenza tra palcoscenico, set cinematografico e vita vera.
“La Grazia” (Cinema, 15.01.26)
All’82ª Mostra del Cinema di Venezia, dove ha aperto la rassegna tra attese e riflettori, “La Grazia” di Paolo Sorrentino ha colpito critica e pubblico, riscattando l’autore dagli sbandamenti del precedente “Parthenope” (2024). Interpretato da Toni Servillo e Anna Ferzetti, il film racconta con sobrietà e tensione emotiva l’ultimo tratto di vita istituzionale di un presidente della Repubblica, tra bilanci politici e profondi interrogativi personali.
La storia. Roma oggi. Mariano De Santis è il presidente della Repubblica. È appena entrato nel semestre bianco. Dopo anni segnati da crisi di governo, gestite con fermezza e misura, si trova ora con poteri ridotti e un orizzonte incerto. Restano sul tavolo due nodi: concedere la grazia a due detenuti, condannati per aver ucciso il coniuge in contesti estremi – una malattia degenerativa e una lunga storia di violenze domestiche – e firmare il disegno di legge sull’eutanasia, su cui ha forti riserve, sia giuridiche sia morali. A incalzarlo è Dorotea, la figlia giurista e sua assistente, che lo invita a un gesto di responsabilità.
Sorrentino costruisce un doppio binario narrativo: da una parte il piano istituzionale, con il presidente impegnato tra riflessioni giuridiche e pressione politica; dall’altra la dimensione privata, con l’uomo che fa i conti con il proprio passato. Il film abita il dubbio, esplora i confini della legge, della fede e del perdono. Al centro c’è anche un colloquio, potente e simbolico, con un Papa africano, dai lunghi dread bianchi, in sella a una motocicletta, che invita l’amico Mariano a interrogarsi sui valori di appartenenza e responsabilità.
“La Grazia” è un film che non semplifica, ma invita a pensare. Offre al pubblico una serie di argomentazioni su temi scottanti, come il fine vita e la giustizia riparativa, lasciando spazio al confronto. In questo senso, resta centrale la Nota della Conferenza Episcopale Italiana del 19 febbraio 2025 sul fine vita, che mette in guardia da scorciatoie legislative e approcci ideologici. Ma il film non si ferma alla sfera pubblica. Percorre anche le stanze interiori di Mariano, che si interroga sul legame con la moglie scomparsa da otto anni – una perdita mai elaborata – e sul rapporto con i due figli, segnato da silenzi e distanze. Ritessere quei legami è forse la sua vera sfida. “La Grazia” è un’opera elegante, attraversata da ironia e malinconia, ricca di momenti intensi e di dialoghi che lasciano il segno. Complesso, problematico, per dibattiti.
“Sentimental Value” (Cinema, 22.01.26)
Il regista norvegese Joachim Trier, già noto per “La persona peggiore del mondo” (2021), torna con un film intimo e universale. “Sentimental Value”, vincitore del Grand Prix Speciale della Giuria a Cannes 2025, si è subito imposto come uno dei titoli di punta della stagione, entrando nella corsa ai premi internazionali. Un’opera che esplora il rapporto tra un padre e le sue figlie, attraverso un racconto a più livelli tra realtà, teatro e cinema. Scritto da Trier insieme al fidato sceneggiatore Eskil Vogt, il film è interpretato con misura e profondità da Renate Reinsve, Stellan Skarsgård, Elle Fanning e Inga Ibsdotter Lilleaas.
La storia. Oslo oggi. Dopo la morte della madre, Nora e Agnes – due sorelle trentenni – tornano nella casa di famiglia per svuotarla e affrontare i ricordi. Al funerale si presenta anche Gustav, padre famoso e regista affermato, con cui i rapporti sono interrotti da anni. In particolare Nora fatica ad accettarne la presenza, segnata da un dolore mai superato. Gustav, forse spinto dall’età e dalla consapevolezza del tempo che passa, cerca una riconciliazione. Ha scritto un copione per Nora, ma lei lo rifiuta. A interessarsi alla sceneggiatura è invece Rachel Kemp, giovane star hollywoodiana, che si innamora del progetto.
“Sentimental Value” si muove tra passato e presente, tra palcoscenico e realtà, evocando atmosfere teatrali e memorie famigliari. Il film cita “Il gabbiano” di Čechov, ma lo fa in modo personale, trasformando il dramma familiare in un’occasione di riscatto. Gustav è un uomo che porta su di sé il peso dell’assenza, dell’egoismo, della distrazione; le figlie, in particolare Nora, portano le ferite dell’infanzia. Trier racconta tutto questo con finezza e pudore.
Il film si apre con un funerale, ma non parla solo di morte: è un inno alla vita, alla possibilità di ricominciare, di ascoltarsi, di perdonarsi. Il copione scritto da Gustav – che affonda le mani nella storia familiare e ruota attorno a un suicidio – diventa lo strumento per riaprire un dialogo. Quella che sembra una resa diventa invece occasione di guarigione, per tutti. “Sentimental Value” è un film che colpisce per la sua stratificazione, la sua delicatezza, la sua intensità emotiva. Un’opera che scava nel cuore della famiglia, nei non detti, negli errori e nelle possibilità di redenzione. Trier firma un film da vedere, discutere, ricordare. Consigliabile, problematico, per dibattiti.