La lettera. Delle relazioni e della scienza: il vero incontro ci mette in relazione con l’uomo oltre i nostri confini
Una riflessione sul rischio di rinchiuderci in un mondo familiare e rassicurante, lasciando fuori l'estraneo. Come la scienza di inizio Novecento, anche le relazioni — e la fede — vivono solo a confini aperti, nel dialogo con chi non ci è familiare
Del tutto inaspettato a volte affiora in noi un sentimento di estraneità. Ci sembra di aver perduto la percezione viva di quei riferimenti che ci appaiono essenziali, persone soprattutto, ma anche valori che costituiscono presenze rassicuranti nel nostro cammino. Siamo soliti lamentarci di vivere relazioni umane povere di condivisione, partecipazione, ascolto, in cui si rivela carenza di dialogo. Ci si sente abitanti di mondi lontani, indifferenti l’uno all’altro, prigionieri della propria solitudine, immersi in un contesto umano estremamente frammentato, ignari del disegno complessivo, succubi cittadini di habitat chiusi. Per attenuare questo disagio cerchiamo contatti con i nostri affetti più prossimi nella speranza di garantire un nostro habitat familiare in cui non ci sentiremo soli. Ma così rischiamo di assecondare altri confini tra le persone familiari amiche e le altre sconosciute, creando un mondo familiare da cui resta fuori un mondo estraneo. Conviene ricordare quanto avvenne nella scienza a inizio Novecento: scienziati e filosofi cercarono di circoscrivere ciò che è scientifico da ciò che non lo è. Grandissimi scienziati come Planck e Einstein avversarono duramente questa concezione di una scienza circoscritta pura giudicandola mortificante. No a una scienza chiusa circoscritta autosufficiente, la scienza vive a confini aperti in dialogo con la storia dell’uomo. Non molto dissimile quanto accade in una relazione tra persone. Non sono sufficienti i soli affetti più familiari ad aprirci la strada, occorre un atteggiamento di ricerca della prossimità con l’uomo ovunque esso sia per dialogare con lo straniero che è dentro di noi. Ogni relazione autentica è un cammino che si muove tra conosciuto e sconosciuto in cui parole e silenzio, compagnia e solitudine, incontro con l’altro e incontro con se stessi sono inestricabilmente legati. Anche la nostra religiosità può rischiare di adagiarsi in confini definiti, statici, in pratiche astratte e senza vita, incapace di cercare l’incontro con chi non ci è familiare. Può essere una religiosità ristretta che non sa aprirsi alla prossimità con l’uomo ovunque egli si trovi. Il vero incontro ci mette in relazione con l’uomo ovunque si trovi, l’uomo che attende sempre oltre i nostri confini.