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Chiesa IconChiesa | In dialogo con la Parola

mercoledì 5 Agosto 2026

La sfida necessaria di andare all’altra riva

don Riccardo Betto

XIX Domenica
del Tempo ordinario
(anno A)

1Re 19,9a.11-13a
Salmo 84 (85)
Romani 9,1-5
Matteo 14,22-33

Dopo che la folla ebbe mangiato, subito Gesù costrinse i discepoli a salire sulla barca e a precederlo sull’altra riva, finché non avesse congedato la folla. Congedata la folla, salì sul monte, in disparte, a pregare. Venuta la sera, egli se ne stava lassù, da solo.
La barca intanto distava già molte miglia da terra ed era agitata dalle onde: il vento infatti era contrario. Sul finire della notte egli andò verso di loro camminando sul mare. Vedendolo camminare sul mare, i discepoli furono sconvolti e dissero: «È un fantasma!» e gridarono dalla paura. Ma subito Gesù parlò loro dicendo: «Coraggio, sono io, non abbiate paura!».
Pietro allora gli rispose: «Signore, se sei tu, comandami di venire verso di te sulle acque». Ed egli disse: «Vieni!». Pietro scese dalla barca, si mise a camminare sulle acque e andò verso Gesù. Ma, vedendo che il vento era forte, s’impaurì e, cominciando ad affondare, gridò: «Signore, salvami!». E subito Gesù tese la mano, lo afferrò e gli disse: «Uomo di poca fede, perché hai dubitato?».
Appena saliti sulla barca, il vento cessò. Quelli che erano sulla barca si prostrarono davanti a lui, dicendo: «Davvero tu sei Figlio di Dio!».

Ci sono alcune persone (e mi ritrovo in questa categoria) che non amano le cose imposte, perché le ritengono come intromissioni nella vita personale e non mancano di provocare nervosismo o senso di soffocamento. Nello stesso tempo riconosco che a volte è successo che per alcune cose che mi sono state dette in modo brutale ma chiaro (da parte di persone che stimavo e che stimo), seppur in un primo momento abbia provato resistenze e dubbi, poi mi sono ricreduto e ho capito che ciò che sembrava un’imposizione in realtà era un’opportunità di scelta e di passaggio di crescita. Faccio questa premessa perché mi ha colpito l’incipit del Vangelo di questa domenica: «Dopo che la folla ebbe mangiato, subito Gesù costrinse i discepoli a salire sulla barca e a precederlo sull’altra riva». In poche parole, Gesù ha costretto, letteralmente imposto, al gruppo dei Dodici, dopo il segno della condivisione dei pani e dei pesci, ad andare all’altra riva. Gesù ha paura che il gruppo si trastulli nel clamore di ciò che quel segno ha fatto scaturire e rimanga eccessivamente sotto i riflettori. E allora, questa imposizione è pedagogica, perché Gesù sa che la fama e il potere rischiano di far perdere la testa e il senso del discepolato. Loro che hanno raccolto i pezzi avanzati dei pani devono portare quel pane all’altra riva, cioè alla riva orientale del lago, in terra pagana. A questo punto, ricordo nuovamente che il Vangelo proposto non è un racconto di cronaca, ma una narrazione teologica dove ogni parola e ogni riferimento hanno un valore simbolico. Inoltre, è verosimile che l’evangelista Matteo abbia composto questa narrazione per una comunità che sta attraversando un momento di difficoltà interne.

C’è un pane, Cristo stesso, da portare anche ai pagani; tuttavia, c’è un mare da attraversare, un mare che è simbolo del male, del caos, dell’ignoto, un mare nel quale le forze avverse e ostili vogliono impedire di raggiungere la missione del viaggio. Pensando alla nostra vita e al nostro essere comunità di discepoli oggi, Gesù ci ricorda la necessità di inoltrarci in territori sconosciuti, di aprire percorsi nuovi verso tutti, di assumere nuove mentalità. Un viaggio imprevedibile che si compie di notte insieme sulla stessa barca, mentre Gesù si ritira sul monte da solo. E quando ci si trova nel mare, possono arrivare le tempeste e la barca può essere scossa dalle onde o sbattuta dai venti e questo comporta la sensazione di mettere a rischio la propria vita.

Se ci pensiamo, anche nella nostra storia personale ogni cambiamento è imprevedibile e impegnativo; nasconde insidie e difficoltà e nei momenti di maggiore crisi si può reagire in diversi modi: o negando che ci siano o lasciandoci prendere dal panico e fermandoci oppure provando a ritornare indietro o infine affrontandoli con le nostre forze, tenendo lo sguardo fisso verso la meta. E lo stesso vale anche per la vita delle nostre comunità: aprire dei percorsi nuovi di annuncio fa scatenare forze avverse di mentalità nostalgiche o di idee religiose fuorvianti che non muoiono, resistenze al cambiamento, paure di non farcela e di annegare. Ed è lì che succede l’imprevedibile: «Sul finire della notte egli andò verso di loro camminando sul mare». Gesù, pur non essendo con loro fisicamente nella barca, di fatto non li aveva mai abbandonati; conosce quel mare e sa come calpestarlo e come dominare quel caos. E il suo venire verso di noi è la consapevolezza pasquale che è stato ed è sempre con noi, anche quando apparentemente lo percepiamo assente dalla nostra vita e dalla barca della nostra comunità. Se facciamo, infatti, memoria di alcune esperienze vissute, non possiamo non ricordare che Gesù ci è venuto incontro e ci ha aiutati o attraverso una forza interiore inaspettata oppure attraverso persone, che proprio quando rischiavamo di perdere l’ultima speranza, hanno saputo sostenerci, incoraggiarci a recuperare fiducia ed energie.

«Coraggio, sono io, non abbiate paura»: se la sensazione è di vedere un fantasma, in realtà sono sempre le sue semplici e calde parole che non ti fanno sentire solo e ti liberano dalle paure e dal senso di panico. E quando Gesù viene verso di noi e si fa presente, possiamo dubitare oppure aver fiducia. A questo punto della narrazione, è paradossale e paradigmatica l’esperienza di Pietro: anche lui come il suo Maestro desidera camminare sul mare. Nel momento in cui esce dalla barca, inizialmente lui ci riesce, ma nel momento in cui abbassa lo sguardo e si lascia prendere dalla paura rischia di affogare. È quello che può succedere anche a noi. Quando distogliamo lo sguardo dal nostro Maestro, quando non fissiamo i suoi occhi e la direzione del suo Vangelo, allora diventiamo prigionieri delle nostre piccole e grandi paure e lì rischiamo di farci del male e di affogare. Ed è teneramente stupenda l’immagine di Gesù che tende la mano, afferra Pietro e gli dice: «Uomo di poca fede, perché hai dubitato?». Pietro ha azzardato un certo rischio, ha voluto uscire per imitare il Maestro, ma Gesù ci ricorda che vi è un tempo in cui è necessario rimanere tutti ancora sulla barca per compiere l’attraversata insieme. E appena accogliamo Gesù e il Vangelo nella barca della nostra vita e della comunità, il vento cessa e il mare si calma. Perciò, nonostante le nostre resistenze, le paure, le tempeste e i dubbi, Gesù oggi ci invita ad andare all’altra riva: cosa rappresenta per me e per noi questa meta? Buona attraversata nella consapevolezza che Lui è sempre con noi e nuovamente ci dice: «Coraggio, sono io, non abbiate paura».

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