Idee
Sono 414 le persone senza dimora decedute in strada in Italia nel 2025, di queste 46 sono morte in Veneto. Si parla di “strage invisibile”, ma noi sappiamo davvero guardare?
«La morte in strada è l’atto finale di una storia – afferma suor Albina Zandonà, direttrice delle Cucine economiche popolari di Padova – La domanda che dovremmo porci è: perché una persona arriva a morire in strada? Siamo realmente in grado come singoli e come comunità di accorgerci di chi sta vivendo un disagio? Questo è il problema: saper cogliere i segnali prima che diventino troppo gravi, perché quando una persona inizia a rifiutare l’aiuto, a ritenere che nulla abbia più senso, è troppo tardi. In quel momento è solo da accogliere». La responsabilità diventa così dell’intera società, chiamata a costruire reti capaci di sostenere persone e famiglie. «Tutti quanti abbiamo permesso che Ilaria, David e molti altri arrivassero a sentirsi così. Dobbiamo lasciarci interrogare e chiederci sempre “io cosa posso fare?”».
Restano però centrali alcuni dubbi intorno agli strumenti messi in campo nella città del Santo: se da una parte le porte dell’accoglienza invernale, come riferito dall’amministrazione patavina, sono oggi aperte alle persone provenienti da tutti i Comuni appartenenti all’Ats-Ambito territoriale sociale Ven-16, dall’altra capita di trovare a Padova pure uomini e donne senza dimora provenienti da altri territori. «Gli strumenti messi in campo oggi non sono sufficienti, in primis perché ci sono ancora persone che dormono fuori. E se da una parte le ragioni di alcune scelte sono capibili, resta il fatto che di fronte abbiamo persone che difficilmente andranno a cercare aiuto nel loro Comune. Dove finisce dunque la nostra responsabilità? Sappiamo davvero prenderci a cuore ogni persona?», conclude suor Albina.
«Quando ho iniziato questo lavoro 17 anni fa – aggiunge Andrea Andriotto, responsabile della segreteria di Avvocato di strada Padova-associazione La strada giusta – ai nostri sportelli si presentavano uomini tra i 40 e 60 anni, italiani e stranieri. Oggi in sala d’attesa ci sono ragazzi immigrati o italiani di 19-20 anni insieme a donne, madri, famiglie intere: la platea di chi si trova in situazioni di marginalità si è ampliata e i servizi fanno fatica a stare al passo con i tempi».
Nello specifico, per Andriotto «oltre alle questioni legate alla residenza c’è il tema delle regole, perché chi entra in accoglienza invernale non sceglie il posto dove dormire (alcune strutture sono dislocate rispetto al centro, ndg), deve rispettare degli orari e condividere la stanza con più persone che possono naturalmente avere una cultura differente o vivere disagi che rendono più problematica la convivenza».
Rimane però il fatto che Padova per molti resta “una scelta obbligata” per l’assenza di mense e dormitori nel proprio Comune. Per questo Avvocato di strada sta portando avanti un lavoro di sensibilizzazione presso i Comuni dell’Ats nella convinzione che i servizi debbano essere distribuiti, in percentuale agli abitanti, su tutto il territorio: «Da una parte è fondamentale attuare delle politiche ad ampio raggio per far sì che tutti i Comuni si facciano carico dei propri cittadini o ex cittadini, dall’altra servirebbero servizi “più elastici”, anche solo per non far passare le notti all’aperto alle persone senza dimora quando la temperatura scende sotto zero».
Negli ultimi anni l’associazione sta inoltre lavorando affinché pure i piccoli Comuni, sull’esempio di Padova, riconoscano con più facilità il diritto della residenza anagrafica (concessa pur in assenza di un numero civico “da dichiarare” e fissata in una via fittizia) alle persone che perdono una casa e si trovano a vivere in situazioni precarie, oltre a supportare gli assistenti sociali dell’ospedale nella gestione della dimissione di persone senza fissa dimora.
A offrire loro una casa (e non solo) è l’Associazione Elisabetta d’Ungheria, nata dopo la morte di una persona senza dimora in strada nell’inverno 1985-1986: «In seguito a quell’episodio – racconta Elisa Brusegan, presidente dell’associazione che si occupa anche di anziani e ragazze in situazioni difficili – fu organizzata una riunione a cui parteciparono suor Lia per le Cucine popolari, madre Bernardetta per le Suore Elisabettine, don Lucio Calore per la Caritas e in rappresentanza del vescovo di Padova, oltre ad alcuni laici volontari. Si pensò di individuare un immobile e adibirlo a casa di accoglienza notturna per senza dimora durante l’inverno: la casa fu aperta il 20 febbraio del 1989».
Dopo anni in cui l’associazione prese di fatto la forma di un dormitorio dove le persone venivano accolte sulla base della loro volontà di “rimettersi in pista”, il desiderio dei volontari di “fare di più” spinse a un cambiamento: «Oggi abbiamo messo a punto un sistema di accompagnamento “uno a uno”, grazie a una rete di volontari che si dividono tra chi si occupa della parte logistica-organizzativa e delle piccole manutenzioni e chi invece entra in relazione con gli ospiti della casa per capire come aiutarli; il percorso dura anche più di un anno, ma è sempre la persona a fare la differenza scegliendo di afferrare la mano del volontario».
Due gli appartamenti, entrambi messi a disposizione dalla parrocchia di Sacro Cuore, che accolgono uomini italiani o stranieri in stato di bisogno: la storica casa Elisabetta e la più recente casa Marianna, un appartamento “ponte” per persone che hanno già raggiunto una certa stabilità e indipendenza ma ancora necessitano di una rete. Accanto a queste strutture anche l’attività di aiuto su strada presso il piazzale della stazione di Padova grazie a un truck allestito come cucina mobile gestito insieme ad altre associazioni. «Le situazioni reali, oltre a essere sempre diverse, spesso sfuggono da sistemi codificati, richiedendo delle soluzioni “creative” e gli strumenti che abbiamo oggi non sempre aiutano a trovare con facilità la pista giusta, legale ma anche risolutiva, per cui penso che si potrebbe fare di più – riflette, infine, Elisa – Ma anche come singoli possiamo fare di più: dobbiamo uscire dalla nostra comfort zone e avere gli occhi aperti, le antenne dritte e non smettere di farci domande».
Nel 2025 sono 414 le persone senza dimora decedute in strada nel nostro Paese e il Nord rimane l’area più colpita, con oltre la metà dei decessi (29 per cento nel Nordovest e 19,7 per cento nel Nordest). A rilevarlo è il report dell’Osservatorio fio.PS, centro studi della Federazione italiana organismi per le persone senza dimora, di recente pubblicazione. Il Veneto è la terza Regione per numero di decessi (11 per cento, 46 morti) dopo Lombardia (19 per cento, 78 morti) e Lazio (14 per cento, 60 morti). Treviso (12 morti), Venezia (11 morti) e Verona (11 morti) sono le province della nostra Regione con il maggior numero di decessi. L’elemento più significativo resta però la regolarità con cui avvengono: se l’inverno resta il periodo più drammatico, i dati mostrano con chiarezza che la “strage invisibile” continua ad alimentarsi mese dopo mese, senza interruzioni.

Padova, 12 novembre 2025, in piazza De Gasperi, una volontaria della Comunità di Sant’Egidio trova David, persona senza dimora di 58 anni, originario di Schio, privo di vita. Padova, 23 novembre 2025, in Piazza Gasparotto, a pochi passi dalla stazione, Ilaria Borgato, 24 anni, originaria di Vigonza, è stata trovata senza vita su un materasso improvvisato. David, Ilaria e le tante persone che sono morte in questi anni in strada a Padova, sono stati ricordati dalla Comunità di Sant’Egidio, domenica 1° febbraio, alla Chiesa dell’Immacolata. Durante la liturgia, sono stati ricordati uno per uno e per ciascuno è stata accesa una candela: «Questo momento di preghiera vuole essere un invito a non voltarsi dall’altra parte e a rafforzare percorsi concreti di inclusione. Non separare, ma accogliere, integrare e vivere insieme».
Il Piano accoglienza invernale 2025-2026 della città di Padova è attivo dal 1° dicembre al 28 febbraio con nove strutture dedicate alle persone senza dimora, che affiancano i posti letto dell’asilo notturno. Durante tutto l’anno, e soprattutto nei mesi più freddi, le unità di strada – composte da volontari di enti e associazioni – sono presenti ogni sera in città distribuendo coperte, bevande calde e beni di prima necessità, oltre a fornire informazioni sui servizi disponibili. A supporto operano anche l’unità mobile della Croce Rossa di Padova, attiva due sere a settimana in inverno, e il Food Truck, camper per la distribuzione di cibo e bevande calde, presente tre sere a settimana in zona stazione.