La verità dei racconti è nelle azioni che ispirano
Un elogio del film capace di restituire Omero in fedeltà e attualità, contro le polemiche del "bazar dei social". E il richiamo a "Rashomon" di Kurosawa: la verità dell'uomo non sta nei suoi racconti, ma nelle sue azioni
Ho visto l’Odissea di Nolan e non ho potuto fare a meno di gridare al capolavoro. Qualche libertà, certo – soprattutto nelle scelte dei costumi – ma essenzialmente una pagina meravigliosa di cinema capace di restituire Omero in piena fedeltà e attualità, con il giusto inquadramento che qualcuno direbbe geopolitico (la fine della civiltà dell’Età del bronzo, fatta di commerci, regole e prosperità prima dei secoli bui del cosiddetto medioevo ellenico) che non può non farci pensare al mondo di oggi. Il bazar dei social – guidato da selvaggi algoritmi che amplificano le voci dell’estrema destra e degli influencer anti-woke – pare pensarla diversamente. L’Odissea di Nolan sarebbe l’ennesimo insulto alla civiltà occidentale per via di una Elena nera, qualche soldato itacense multirazziale, un trans con l’armatura, un rapper che fa da aedo e un’ex stellina di Disney Channel che incarna Atena (tutti dettagli tra l’altro spiegabili e coerenti nell’universo del film, che non vuole essere una rievocazione filologica di come gli antichi greci immaginavano le vicende di Ulisse ma il racconto di Ulisse per l’uomo del 2026). Dov’è la verità? Ironiche visioni così diverse per rappresentare l’uomo multiforme, eroico ma anche ingannatore. Mi viene in soccorso un altro film: Rashomon di Akira Kurosawa, Leone d’oro a Venezia nel 1951. è la vicenda di un bandito, di un samurai ucciso e di una moglie violata, riferita però secondo i diversi punti di vista dei presenti con versioni apparentemente concordanti, ma con differenze sufficienti a modificare intenti e responsabilità. Non è una resa al relativismo, ma il riconoscimento di quanto l’uomo sia in grado di ingannare, e, soprattutto, di ingannarsi. Nel finale di Rashomon, un boscaiolo adotta un neonato lasciato solo in una giornata di pioggia, segno che la verità dell’uomo sta non nei suoi racconti, ma nelle sue azioni, e che i racconti sono importanti nella misura in cui ci ispirano a intraprendere le azioni migliori.