Lefebvriani. Rifiuto della modernità, adesione all’algoritmo
L'atto scismatico dei lefebvriani, trasmesso in streaming multilingue, svela una contraddizione: il rifiuto della modernità e insieme l'adesione entusiasta alle logiche dei social. Perché il contenuto tradizionalista, alla fine, non tollera l'algoritmo: gli somiglia
Rito antico, latinorum, vesti liturgiche museali… ma in diretta streaming multilingue e multipiattaforma. Dal punto di vista puramente comunicativo l’atto scismatico di Écône – la consacrazione senza mandato papale di quattro vescovi lefebvriani – dello scorso 1° luglio rivela il paradosso di molte frange che – dentro e fuori la comunione della Chiesa – si rifanno con forza alla tradizione (o a una sua rappresentazione ideale): il rifiuto, anche violento, della modernità (diritti, libertà religiosa, separazione tra Stato e Chiesa) e la contemporanea adesione entusiastica non solo ai nuovi strumenti digitali, ma proprio alle loro logiche – spesso discutibili – fatte di individualismo estremo, camere dell’eco, disinformazione e violenza algoritmica. Il contenuto tradizionalista – che va dai vaticanisti anti-Francesco sino ai guru di piccoli ma rumorosi gruppuscoli scismatici – non tollera l’algoritmo: gli somiglia. Le piattaforme premiano certezza, nemico riconoscibile, estetica forte, identità di appartenenza – ciò che la liturgia tridentina vissuta nel 2026 offre per costituzione. Incenso, latino, paramenti barocchi, messa ad orientem: contenuto nativamente instagrammabile. Il nemico è nitido – “modernisti”, “chiesa sinodale” – mentre la comunicazione istituzionale, diplomatica e piena di percorsi di dialogo, performa male sui social per lo stesso motivo per cui funziona in sinodo: cerca il consenso, non il click. Ha bisogno di tempo, razionalità, empatia. Anche il revival estetico “antico e autentico” lavora a suo favore, a prescindere dal contenuto. Conta la “vibe”, l’estetica, spesso usata per chiari obiettivi politici. Il più tradizionalista tra i falchi della Silicon Valley, Peter Thiel, nelle sue conferenze private a Roma individua l’anticristo non nell’accelerazionismo tecnologico che aumenta le disparità tra gli uomini, ma in chi – come l’Ue nell’AI act o papa Leone XIV nella Magnifica Humanitas – vorrebbe porre delle regole a tutela dell’umanità.