Fatti
Traguardi sempre più ambiziosi superati uno dopo l’altro. Una qualità che fa spesso invidia al mondo. Sono certamente questi due dei tratti caratteristici dell’agricoltura condotta con tecniche biologiche in Italia. Un comparto di nicchia fino a relativamente pochi anni fa che, adesso, non solo ha assunto dimensioni di mercato miliardarie ma copre una porzione rilevante dell’intera produzione agricola e agroalimentare nazionale. Anche se rischi e problemi non mancano di certo.
Il punto sull’agricoltura biologica italiana è stato fatto qualche giorno al SANA d Bologna, una delle più importanti manifestazioni di settore a livello europeo.
Record, dunque. Cia-Agricoltori Italiani – nel corso di un incontro con le associazioni di riferimento Federbio e Assobio – ha fatto notare che i numeri confermano un comparto in piena espansione: lato consumi, le vendite alimentari bio nel 2025 hanno raggiunto 6,9 miliardi di cui 1,35 fuori casa (Nomisma) e l’export 3,9 miliardi; lato produzione, oltre 2,5 milioni di ettari sono coltivati a biologico (20,2% della superficie agricola nazionale, la quota più alta nell’Ue) con quasi 100mila operatori, di cui il 90% aziende agricole. E non solo, perché quasi il 20% delle aziende condotte con tecniche biologiche è guidato da giovani (contro meno del 10% nel complesso del settore) e la superficie media aziendale supera i 29 ettari, più del doppio della media nazionale di circa 12 ettari. Grandi numeri, quindi, nel vero senso della parola.
Numeri spinti in alto un po’ delle mode e un po’ dalla più piena consapevolezza che mangiar sano è certamente cosa buona da fare, ma che mangiar biologico può esserlo ancora di più.
Sempre che ciò che arriva nel piatto sia per davvero biologico. Il tema dell’informazione chiara e onesta nei confronti del consumatore è infatti importante anche per i prodotti biologici. Per questo, per esempio, Coldiretti sottolinea l’importanza del nuovo marchio del biologico italiano, recentemente approvato in conferenza Stato Regioni. “Uno strumento importante – viene spiegato – per aiutare i consumatori a compiere scelte più consapevoli e valorizzare il lavoro della filiera agricola italiana anche rispetto a un trend che nel 2024 ha visto un aumento delle importazioni di prodotti biologici dall’estero, cresciute del 7,1% rispetto all’anno precedente”.
Già, le importazioni e quindi, in molti casi, la sicurezza di quello che si mangia. Questione di competitività che torna a anche in altre forme come, per esempio, la burocrazia. Ancora i coltivatori diretti proprio al Sana hanno sottolineato come sul biologico italiano non incomba tanto la minaccia delle importazioni, quanto quella della burocrazia “che colpisce le imprese agricole “bio”, costrette a un surplus di adempimenti che sono superiori fino al 30% rispetto all’agricoltura tradizionale”. Anzi di più, “secondo un’indagine del Crea l’eccessiva burocrazia è la causa dell’abbandono della produzione biologica in ben otto casi su dieci”. Da qui l’indicazione: “Ridurre la burocrazia significa difendere i record del biologico italiano”, dice ancora Coldiretti. Obiettivo sicuramente da perseguire a patto di non regredire in termini di controlli e di qualità.
Ma il futuro delle produzioni agricole biologiche deve passare anche da altre strade. “L’innovazione – ha fatto sapere Confcooperative Fedagripesca, sempre in occasione di Sana – è la strada obbligata per le cooperative biologiche per vincere le sfide dell’agricoltura”. Ancora il sistema della cooperazione elenca almeno tre aree in cui lavorare sodo: la disponibilità di varietà adatte alle diverse condizioni di terreno e clima, l’esigenza da parte delle cooperative di approfondire l’accesso ai nuovi mercati e lo sviluppo di nuovi prodotti, la necessità di attivare strumenti efficaci di gestione del rischio per difendersi dalle avversità meteoclimatiche e perdita di reddito.
In altri termini, l’Italia è il primo paese europeo produttore di cereali, ortaggi, frutta e olivo biologici ma questo primato va difeso non regole chiare da applicare e tecnologie sempre all’avanguardia.