Fatti
Innovare continuamente per produrre, meglio e di più, cibo per tutti. Obiettivo, da sempre, dell’agricoltura. Obiettivo che, in questi ultimi tempi, non è certo passato in secondo piano e che, anzi, per certi versi è diventato di giorno in giorno più importante. Innovazione, dunque, come motore di progresso alimentare ma anche economico e ambientale.
Che l’agricoltura, se la si conosce appena oltre le apparenze bucoliche, sia da tempo luogo di innovazione e progresso tecnico, non è certo cosa di oggi: basta pensare alle cattedre ambulanti di una volta, così come al patrimonio scientifico e tecnologico accumulato negli anni dal sapere agricolo. Che adesso l’agricoltura continui ad essere luogo di innovazione e, anzi, incrementi il suo tasso di innovatività, è però circostanza da sottolineare. E le occasioni non mancano, come l’edizione 2026 dell’Oscar Green, il premio di Coldiretti Giovani Impresa ad aziende e start up che generano sviluppo e lavoro, che celebra quest’anno i suoi 20 anni di vita.
Al di là dei singoli esempi premiati, ciò che conta, per capire meglio, è la fotografia scattata in occasione del premio. Un’istantanea che mette in evidenza ancora una volta un connubio: l’innovazione in agricoltura va di pari passo con la presenza di giovani nelle imprese agricole e si declina con chiarezza nella produttività aziendale. Stando alle rilevazioni dei coltivatori diretti, il dato è chiarissimo: “I giovani agricoltori italiani valgono il doppio della media Ue”, dice una nota diffusa in occasione proprio degli Oscar Green. La produttività delle imprese condotte da agricoltori con meno di 35 anni, infatti, arriva a circa 4800 euro a ettaro, contro i 2500 dei colleghi europei. Ma, viene sottolineato, le giovani imprese vincono anche per la capacità di affrontare gli shock energetici e le speculazioni legate ai conflitti, dall’Ucraina all’Iran. Oltre un’impresa su tre (35%) ha investito in innovazioni per tagliare consumi di fertilizzanti, acqua ed energia, bilanciando sostenibilità, riduzione costi e indipendenza da forniture esterne (stando al primo Censimento sulla maturità digitale delle aziende agricole del Polo innovazione Agricoltura Digitale di Coldiretti Next). E in prima fila ci sarebbero le imprese del Mezzogiorno. Oltre alla produttività, l’altro effetto dell’innovazione registrato nelle imprese di questo genere è quello della resilienza, una caratteristica che ne fa organizzazioni produttive maggiormente in grado di resistere alle sollecitazioni del mercato e dell’ambiente. E che, certo, si esplicita in un ventaglio ampio di modalità, alcune delle quali davvero originali ma tutte con un obiettivo: realizzare la migliore produzione alimentare tenendo d’occhio compatibilità ambientale, costi e diversificazione dell’attività agricola che spesso finisce per andare al di là della produzione di cibo. Così – oltre all’uso piuttosto diffuso di droni e di Intelligenza Artificiale per controllare meglio le coltivazioni – l’innovazione in agricoltura si declina una svariati modi. C’è chi, per esempio, produce una biocellulosa dagli scarti e dai residui della lavorazione del vino capace di trasformarsi in carta, bioplastica o gel biomedicale. E c’è chi nelle serre ha collocato una centralina che controlla luce, aria, temperatura e acqua, prevede il vento, anticipa gli sbalzi termici e regola l’apertura del tetto con l’obiettivo non di forzare la natura, ma sostenerla, riducendo sprechi di acqua, calore e fertilizzanti grazie a una gestione più precisa. E gli esempi potrebbero continuare a lungo.
Innovazione, dunque, come punto di forza per l’agricoltura da “nutrire” con buoni investimenti e una politica di settore attenta e lungimirante, una politica che guardi all’ambiente ma anche ai bilanci delle imprese. E ai giovani agricoltori soprattutto.