Fatti
Andare in vacanza in campagna. Un po’ per moda. Un po’ per necessità. Un po’ per far qualcosa di diverso. Comunque, quella dei soggiorni nelle aziende agricole, è una di quelle cose entrate ormai nel vissuto vacanziero degli italiani (e non solo). Agriturismo, quindi, come attività agricola a tutto tondo, che contribuisce a far conoscere e apprezzare la campagna e l’agricoltura, tutela l’ambiente e, elemento da non disprezzare, produce reddito per gli agricoltori e le loro attività. Agriturismo, tuttavia, che deve essere ben inteso e, soprattutto, esercitato correttamente.
L’ultima occasione in ordine di tempo per approfondire il tema dell’agriturismo sono state le ricorrenze di questi giorni. Stando a Coldiretti e Campagna Amica, sarebbero state “quasi seicentomila” le presenze in agriturismo tra italiani e stranieri. Un successo – ormai quasi scontato – per le circa 26mila strutture presenti sul territorio nazionale che pare abbiano visto crescere del 10% le presenze. La maggioranza dei visitatori resta quella di origine nazionale, anche se sembra sia stato registrato un aumento del peso degli stranieri, con tedeschi, francesi e olandesi in testa alle nazionalità più rappresentate. L’enoturismo – viene spiegato – si pone alla testa delle preferenze generali, forte anche di un lavoro che negli ultimi anni ha visto una crescita esponenziale delle opportunità e delle iniziative legate al mondo del vino. Al secondo posto ci sono a pari merito il turismo dell’olio e quello dei formaggi, che precedono una delle ultime trovate, il cosiddetto “birraturismo”, fenomeno in rapida e forte crescita, e il turismo dei funghi e dei tartufi (stando ad alcune analisi condotte da Coldiretti/Ixe’). Molte, poi, le attività collaterali alla semplice ospitalità in azienda agricola. Alla base del successo, di fatto sono gli ingredienti di sempre. Da una parte, certamente, la possibilità di fare un vacanza “diversa”, magari a contatto con quella natura appena oltre la porta di casa che tutto sommato è poco conosciuta, ma anche l’occasione per frequentare le manifestazioni della tradizione culturale contadina e, non ultima tra le motivazioni, la possibilità di mangiar bene e con gusto. Dall’altra, conta sempre una delle caratteristiche di base dell’offerta agrituristica: il costo. In tempi grami come quelli che molte famiglie sono costrette a vivere, poter soggiornare in posti salubri a costi contenuti è certamente cosa da non perdere. E cosa che ormai genera un giro d’affari importante stimato in due miliardi. In meno di dieci anni, dal 2008 ad oggi, le imprese che praticano l’agriturismo sono inoltre cresciute del 41%; circa l’81% del totale offre alloggio con 303mila posti letto, mentre sono addirittura circa 535mila i coperti.
Certo, non possono essere trascurati alcuni elementi essenziali per trasformare in agrituristica una generica ospitalità rurale. A comandare è infatti pur sempre una condizione: ad ospitare i turisti deve essere un’impresa agricola reale. Non albergatori, quindi, ma agricoltori. Non pensioncine camuffate, ma aziende agricole concrete e attive. Aspetti, questi, di non poco conto. Così come non è di poco conto un’accortezza: l’agriturismo non deve essere veicolo di un’immagine falsa dell’attività agricola e della produzione agroalimentare. L’agriturismo non deve offrire la possibilità di andare in vacanza in un mondo bucolico, bello ma irreale, ma deve essere l’occasione per conoscere meglio