Storie
È l’alba, i raggi del sole elencano dolcemente gli obelischi del Parco delle Stele di Axum, in Etiopia, testimoni dell’antico regno. I colori, ancora tenui, accompagnano il fiume di sacerdoti e fedeli che si recano presso la piscina di San Saba. I devoti si inchinano per accendere una candela prima della celebrazione, i sacerdoti si accovacciano sotto un albero per leggere passi della Bibbia e lasciano il fedele baciare la croce che stringono nella mano. Mentre gruppi di persone si annidano in una preghiera comune intonata da canti sussurrati, i mendicanti si appiattiscono al suolo implorando la carità ai passanti. Dalla collina sovrastante la piscina, altri fedeli siedono sulla terra dura e pietrosa del Tigray per osservare la cerimonia dall’alto.
L’Epifania, in Etiopia, conosciuta come Timkat, è probabilmente la celebrazione più suggestiva e spiritualmente intensa dell’intero calendario cristiano ortodosso Tewahedo. Sebbene il termine “copto” sia spesso usato per descrivere questa chiesa, l’ortodossia etiope possiede una specificità culturale e liturgica, che trova il suo culmine nelle città sacre di Axum e Lalibela.
Il Timkat è celebrato il 19 gennaio, data corrispondente all’11 del mese nel calendario etiope. A differenza dei cattolici, l’Epifania commemora il Battesimo di Gesù nel fiume Giordano. Per tre giorni migliaia di fedeli avvolti dallo shamma, il tradizionale panno bianco, scorrono i rituali delle celebrazioni con somma lentezza e contemplazione. Il 18 gennaio i sacerdoti trasportano solennemente i Tabot (le repliche delle Tavole della Legge) verso una fonte d’acqua. Le Tavole della Legge sono quelle che Dio affidò a Mosè. Il racconto sacro narra che Menelik I, figlio della regina di Saba e del re Salomone, trafugò le tavole da Gerusalemme per nasconderle ad Axum, capitale dell’antico regno d’Etiopia. Il giorno dopo, il 19, l’acqua è benedetta e viene rievocato il battesimo di Gesù, mentre il 20, giorno conclusivo, la festa di San Michele riaccompagna i Tabot nelle rispettive chiese.
Per comprendere l’Epifania copta e i suoi luoghi simbolo serve osservare la storia millenaria di un impero, l’orgoglio di una regione la cui religione è un dogma al quale aggrapparsi anche a fronte dell’ultima guerra civile. Negli ultimi anni, la celebrazione del Timkat nel Tigray ha assunto un significato di resistenza e identità culturale. Dopo i recenti conflitti nella regione, la festa è tornata a essere un momento di riconciliazione e di affermazione delle radici millenarie di un popolo che vede nella propria fede l’àncora di salvezza contro le vicissitudini della storia.
Il Tigray non è solo una regione geografica nel nord dell’Etiopia, è il cuore pulsante della civiltà axumita. È qui che, nel 4° secolo d.C., il re Ezana si convertì al cristianesimo, rendendo l’Etiopia uno dei primi regni al mondo ad adottare la fede cristiana come religione di stato.
Ad Axum, il Timkat assume una valenza mitologica e le celebrazioni restano intatte nei secoli. La città è custode della chiesa di Santa Maria di Sion, il luogo più sacro del Paese, dove la tradizione vuole sia conservata l’originale Arca dell’alleanza, rafforzando il legame con la Terra Santa che non è visto come geografico, ma come eredità diretta. La benedizione dell’acqua ad Axum è considerata fortemente spirituale, perché avviene alla presenza della “dimora di Dio” (l’Arca). Durante l’Epifania, la sfilata dei Tabot tra gli antichi obelischi crea un ponte visivo tra l’Antico Testamento e la rivelazione cristiana. Il Tigray, con le sue chiese rupestri scavate nell’arenaria, rappresenta la resilienza di questa fede, isolata e perciò immune al tempo.
Spostandosi a sud del Tigray, nella regione di Amhara, si incontra Lalibela. Se Axum rappresenta l’origine, Lalibela rappresenta l’apice architettonico e devozionale.
Le undici chiese monolitiche scavate direttamente nella roccia sono state costruite nel 12° secolo dal re Lalibela dopo che la conquista di Gerusalemme da parte del Saladino rese impossibili i pellegrinaggi. Durante il Timkat, la chiesa a forma di croce di Biete Ghiorgis (San Giorgio) diventa il centro di una processione che sembra emergere dalle viscere della terra.
Qui, il rito dell’acqua avviene in vasche scavate nella pietra, dove i fedeli si immergono o vengono spruzzati dai sacerdoti in un’atmosfera di estasi collettiva, canti ritmati dal sistro e danze cerimoniali dei debtera (cantori).
Per comprendere l’Epifania, bisogna capire il concetto di Tewahedo, che significa “unificato”. La Chiesa etiope si è separata da Roma e Costantinopoli dopo il Concilio di Calcedonia (451 d.C.), mantenendo una dottrina miafisita: la natura divina e umana di Cristo sono unite in una sola essenza.
Il momento centrale dell’Epifania è la benedizione della vasca o del corso d’acqua all’alba. Il patriarca o il vescovo locale immerge una croce d’oro e spegne una candela consacrata nell’acqua. Con ampi gesti l’officiante cattura lo sguardo dei fedeli, esaltato dall’abito di cerimonia che rappresenta un simbolo teologico che collega la Chiesa moderna alle radici bibliche di Axum e alla tradizione bizantina. Durante le celebrazioni ad Axum e Lalibela colpisce il contrasto tra il bianco candido dei fedeli e i colori abbaglianti del clero. Tamburi, danze liturgiche, strumenti a corda a noi sconosciuti, monaci, diaconi e preti avvolti in lunghe vesti damascate, turbanti solenni e pesanti, ombrelli colorati, scortati da guardie armate guidano i fedeli fuori dai templi.
«L’acqua del Timkat non è solo un ricordo storico del Giordano; per il fedele etiope, essa diventa il Giordano “qui ed ora”, capace di mondare i peccati e rinnovare i voti battesimali». È la formula liturgica utilizzata dai patriarchi della Chiesa Ortodossa Tewahedo per spiegare il significato profondo del Timkat. L’idea che l’acqua “diventi il Giordano” è parte della liturgia del Mashafa Qeddase (il Messale etiope). Durante la cerimonia, il sacerdote invoca lo Spirito Santo affinché scenda sulle acque della piscina. In quel momento, secondo la fede Tewahedo, avviene una trasmutazione spirituale: l’acqua presente fisicamente in Etiopia acquisisce le stesse proprietà salvifiche dell’acqua in cui fu battezzato Cristo.
La folla, vestita con il tradizionale shamma bianco, attende con ansia il momento in cui l’acqua viene aspersa. È un momento di gioia esplosiva che consente, soprattutto ai più giovani, un tuffo nella piscina della regina di Saba (Mai Shum), un grande bacino scavato nella roccia. All’alba, l’acqua viene benedetta e i fedeli vi si immergono, rinnovando simbolicamente il proprio battesimo.
I luoghi sacri di Axum, durante il Timkat, trasformano Axumla città in una “Gerusalemme africana”, dove la storia biblica e la tradizione locale si fondono completamente.

La storia religiosa del Tigray coincide con gli albori dell’identità etiope. Ad Axum, nel 4° secolo, il re Ezana dichiarò il cristianesimo religione di Stato. Fede e leggenda si intrecciano nel racconto di Frumenzio, il naufrago siriano che divenne il primo vescovo (Abuna) della regione, consacrato ad Alessandria d’Egitto e considerato figura centrale della cristianizzazione del Corno d’Africa.
Per secoli la guida spirituale del Tigray è stato un monaco egiziano, figura che garantiva la continuità della dottrina miafisita. Nel 6° secolo, l’arrivo dei nove Santi provenienti dal mondo bizantino rafforzò il monachesimo e avviò la traduzione delle Scritture in lingua Ge’ez, tuttora lingua liturgica.
Nel Tigray la fede è rappresentata letteralmente dalla roccia: le centinaia di chiese rupestri scavate nei massicci di arenaria rossa del Gheralta testimoniano una devozione che ha resistito all’isolamento e alle invasioni, mentre Axum, con le sue rovine antiche, rimane il cuore sacro, custode dell’Arca – secondo la tradizione – simbolo di un’alleanza mai interrotta tra il popolo tigrino e il divino.
Fotografo documentarista, i suoi lavori, realizzati in tutto il mondo, sono pubblicati nei più importanti magazines italiani e internazionali. Collabora con Ong per reportage editoriali in ambito cooperazione. Info: www.andreasignori.it