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L’estate 2026 è stata la più calda registrata in Italia dal 1950, e questo riguarda anche la salute riproduttiva degli uomini. È il tema che la Fondazione Foresta Ets di Padova porta a Modena, al 16° congresso nazionale della Società italiana di andrologia e medicina della sessualità (Siams), in programma da lunedì 14 a mercoledì 16 settembre al Policlinico, in via del Pozzo 71.
I dati del Cnr, diffusi lunedì 7 settembre, indicano una temperatura media nazionale di 24,3 gradi; agosto, con 25,6 gradi, si è collocato 3,5 gradi sopra la media del periodo 1991-2020. Per la prima volta nella serie storica luglio e agosto sono stati, uno dopo l’altro, i mesi più caldi mai osservati, mentre Roma, Firenze e Torino hanno attraversato più ondate di calore.
I testicoli si trovano all’esterno del corpo proprio per restare alcuni gradi più freschi della temperatura interna: è la condizione perché la produzione e la maturazione degli spermatozoi avvengano correttamente. Quando l’esposizione al calore si prolunga o si ripete, i meccanismi naturali di dispersione possono non bastare.
«È bene essere chiari: una singola giornata torrida non rende un uomo infertile – spiega il professor Carlo Foresta, presidente della Fondazione Foresta Ets –. Il problema si pone quando l’esposizione è intensa, si ripete o dura a lungo, soprattutto se si aggiunge a condizioni che rendono più difficile disperdere il calore, come il varicocele, l’obesità o un lavoro svolto vicino a fonti termiche». Il testicolo sa termoregolarsi, precisa, «ma oltre una certa soglia la spermatogenesi viene abortita per evitare danni al Dna indotti dallo stress termico».
Gli ultimi dati dell’Istat segnano un nuovo record negativo per la natalità italiana. Secondo i ricercatori padovani non è da escludere un ruolo del calore estremo, attraverso il calo della fertilità maschile, accanto alle cause già ampiamente discusse: fattori socio-economici, invecchiamento della popolazione, stili di vita, inquinamento ambientale.
Le prove più nette vengono da uno studio del 2013, quando il gruppo padovano seguì per tre mesi dieci volontari sani, tutti con parametri seminali normali, sottoposti a due saune settimanali di quindici minuti a 80-90 gradi: una condizione sperimentale molto più intensa di una comune giornata estiva, scelta per rendere visibile l’effetto biologico. La temperatura scrotale media passò da 34,5 a 37,5 gradi; la concentrazione degli spermatozoi scese da 89 a 31 milioni per millilitro, il numero totale da 223 a 93 milioni, la motilità progressiva dal 58 al 36 per cento. Alterazioni comparvero anche nel sistema che compatta e protegge il patrimonio genetico paterno.
Un secondo lavoro ha messo a fuoco il gene E2F1, coinvolto nella divisione e nel differenziamento cellulare: su 540 uomini, variazioni del numero di copie sono state trovate in 12 dei 343 con infertilità e in nessuno dei 197 controlli. Negli esperimenti cellulari il calore aumentava l’espressione del gene, con risposte più marcate dove le copie erano più numerose: un indizio di come patrimonio genetico e ambiente possano intrecciarsi, rendendo alcune persone più sensibili di altre.
Alla sperimentazione si sono affiancati dati su popolazioni ampie. Nel 2026 uno studio su 5.114 uomini ha associato temperature percepite più elevate nei novanta giorni precedenti il prelievo a una minore motilità degli spermatozoi; un’altra ricerca, su 4.912 campioni di banca del seme, aveva già collegato la variabilità termica nello stesso arco di tempo a una riduzione del numero di spermatozoi.
«Dopo un’estate come questa, il rapporto fra ambiente e salute riproduttiva diventa molto concreto – commenta la professoressa Linda Vignozzi, presidente Siams –. Al congresso discuteremo di come tradurre ciò che sappiamo in comportamenti sensati per le coppie, in una maggiore tutela di chi lavora al caldo e in un ricorso appropriato alla valutazione andrologica». E aggiunge: «Occorre informare senza allarmare, perché il rischio esiste ma deve essere letto insieme alla storia e alle condizioni di ciascuna persona».
Le precauzioni suggerite dagli esperti coincidono in buona parte con quelle raccomandate durante le ondate di calore, e valgono soprattutto per chi sta cercando un figlio, per chi ha altri fattori di rischio e per chi è esposto professionalmente a temperature elevate. Aiutare il corpo a disperdere calore, intanto: bere con regolarità, cercare ambienti freschi, concedersi pause all’ombra o in locali climatizzati, fare docce fresche, senza applicare ghiaccio direttamente sulla cute.
Poi evitare di sommare le esposizioni, limitando nei periodi più caldi saune frequenti, bagni molto caldi e idromassaggi prolungati, così come il computer tenuto a lungo sulle gambe e i sedili riscaldati. Aiutano anche biancheria e pantaloni non troppo aderenti, in tessuti traspiranti, soprattutto quando si rimane seduti a lungo.
Un capitolo a parte riguarda chi lavora al caldo: cuochi, addetti a forni e fonderie, lavoratori all’aperto devono poter contare su pause in aree fresche, acqua, rotazione dei compiti e valutazione del medico competente, perché la prevenzione del caldo occupazionale non può dipendere soltanto dal comportamento del singolo.
Resta infine il quadro d’insieme: varicocele, obesità ed episodi febbrili recenti accentuano lo stress termico, mentre fumo e alcol aggiungono un danno ossidativo indipendente. Chi cerca una gravidanza, presenta fattori di rischio o riceve un risultato seminale alterato può parlarne con l’andrologo.