Mosaico | Cultura
Fino al 18 ottobre (dalle 10 alle 19 tranne il lunedì) negli spazi della Cattedrale ex macello di Padova, va in scena, “Out of frame”, la mostra collettiva di arte contemporanea che riunisce 29 artisti e che mette in crisi le etichette con cui definiamo i corpi e le persone.
Un progetto nato dall’esperienza di Filippo Arnaudo, 26 anni, che convive dalla nascita con la distrofia muscolare e promosso dalla fondazione La miglior vita possibile.
Il concetto da cui parte il progetto artistico è semplice. Quando guardiamo una fotografia o un quadro, la cornice (frame) decide che cosa possiamo vedere: ciò che sta dentro entra nell’immagine, ciò che sta fuori scompare dal nostro sguardo. Secondo Arnaudo qualcosa di simile accade anche nella vita. Le categorie con cui siamo abituati a definire le persone – normale o diverso, abile o disabile, conforme o fuori dagli schemi – possono diventare delle cornici. Ci aiutano a classificare la realtà, ma rischiano anche di impedirci di vedere tutto ciò che una persona è oltre quella definizione.
È da qui che viene il titolo dato alla mostra: “Out of frame”, cioè “fuori dalla cornice” che diventa poi un invito a provare a spostare quella cornice, a guardare ciò che normalmente rimane fuori e soprattutto a domandarsi chi abbia deciso dove debba passare il confine tra ciò che consideriamo normale e ciò che definiamo diverso. Non una mostra sulla disabilità: i 29 artisti e artiste coinvolti, infatti, portano esperienze e linguaggi differenti e affrontano temi come corpo, identità, memoria e spazio.
«La mostra nasce da un’esigenza personale – spiega Filippo Arnaudo – ma si sviluppa come uno spazio di confronto collettivo. Nel corso della mia vita mi sono trovato spesso a fare i conti con cornici imposte: quelle attraverso cui la società guarda i corpi, interpreta le differenze e stabilisce cosa sia considerato normale. Attraverso l’arte ho voluto provare a spostare queste cornici, a mettere in discussione ciò che diamo per scontato e a creare un luogo in cui ogni artista possa esprimersi senza essere definito da un’unica caratteristica».
La mostra si sviluppa anche attraverso alcuni eventi collaterali che ampliano i temi della mostra e mettono in dialogo linguaggi, discipline e prospettive differenti.
«Non volevo costruire un’esposizione sulla disabilità – aggiunge Arnaudo – ma una mostra che partisse dalle differenze per parlare di identità, percezione, libertà e dei confini, spesso invisibili, che condizionano il nostro modo di guardare il mondo. “Out of frame” è un invito a uscire da ciò che conosciamo, a osservare oltre la superficie e a lasciare che siano le opere, e non i pregiudizi, a guidare il nostro sguardo. Credo che l’arte abbia la capacità di aprire domande che non sempre trovano una risposta immediata. Ed è proprio in questo spazio di dubbio, di confronto e di libertà che vorrei stimolare i visitatori».
Fra gli eventi collaterali sabato 10 ottobre alle 17, “Abitare il confine”, un dialogo sulla dimensione relazionale dell’atto artistico e sulla sua capacità di mettere in discussione stereotipi e categorie consolidate con Fatinha Ramos, Christian Fogarolli e Claudia Amatruda.
Martedì 13 alle 17, “Racconto d’infanzia”, vedrà la proiezione del film Le bambine e una conversazione con le registe Valentina e Nicole Bertani. Un’occasione per approfondire con le registe il processo creativo e i temi al centro dell’opera.