Idee
Il Campo largo è il tentativo di coalizione che il centrosinistra targato Partito Democratico, M5S e Alleanza Verdi e Sinistra, con l’aggiunta di movimenti e partiti centristi, sta tentando di definire per le Politiche nel 2027. Si tratta serratamente sul programma, ma le posizioni sono ancora molto distanti, soprattutto in politica estera. Si tratta anche sul candidato presidente del Consiglio e su come arrivare a un nome condiviso attraverso le primarie. I cattolici che dovrebbero completare l’offerta del Campo largo, animando un arcipelago centrista, nel loro piccolo si danno battaglia per contare qualcosina e non farsi usare dai partiti più grandi. Giuseppe Fioroni è stato parlamentare di lungo corso del Pd e già ministro della Pubblica Istruzione nel secondo Governo Prodi. Da qualche settimana è uscito il suo ultimo libro Ovunque è il centro. Delle cose, della vita, della politica (Rubbettino).
Cosa ne pensa di come si sta configurando il Campo largo?
«Sono stato tra i fondatori del Pd, ma l’ho abbandonato il giorno dopo la vittoria di Elly Schlein alle primarie. Contestavo in principio quella linea politica che adesso è diventata molto netta: fare del centrosinistra un blocco di alleanze tra la sinistra massimalista e quelle che io chiamo le “cento sfumature di rosso”. La premessa per dire che il Campo largo è un tentativo di alleanza di forze della sinistra, dove c’è poco spazio per i cattolici e i moderati. Mi sembra difficile decidere la politica estera del prossimo governo, la sua postura internazionale, tra i gazebo delle primarie. È una coalizione che serve per vincere ma non per governare».
Le formazioni di centro e le civiche a quale domanda politica dovrebbero rispondere?
«Intanto le dico che non mi rassegno al fatto che la tradizione popolare e democratico cristiana esca dalla prossima rappresentanza parlamentare. Quello che sta succedendo al centro mi ricorda la logica delle promozioni al supermercato: paghi due, prendi quattro. La precondizione, di degasperiana memoria, per mettere assieme una coalizione è avere dei valori comuni, un programma condiviso. Qui ci si fa concavi e convessi, con il risultato che al centro si diventa evanescenti già in partenza».
E dunque?
«Mi auguro che ci siano le condizioni per creare una forza autonoma al centro».
Il movimentismo al centro si spiega con il fatto che per i cattolici nel Pd si è ridotta l’agibilità politica?
«Si spiega con l’analisi elettorale: oggi le elezioni le vincono le minoranze degli aventi diritto. Rischiamo di diventare una democrazia senza elettori. Sul fronte della legge elettorale penso sia un buon segno il ritorno alle preferenze. Sono convinto, poi, che una soglia di sbarramento al 3 per cento possa far trovare ai moderati una coalizione in grado di rappresentarli. Lo dico ben sapendo che per rappresentare i valori cattolici al centro ci si intesta una battaglia onerosa, che parte dall’idea di esserci per il bene comune».
Nel Campo largo, ma anche per l’elettorato cattolico più in generale, la questione del riarmo europeo, della guerra, non è facilmente liquidabile.
«Più che un Campo largo mi sembra una lunga torre di Babele, con tante politiche estere differenti e inconciliabili. Il papa ha parlato di parole disarmate e disarmanti, ma all’interno di un diritto internazionale in cui non bisogna confondere vittime e aggressori».
Il centrodestra è più compatto sulla leadership di Giorgia Meloni. È solo il “fattore Vannacci” che potrebbe creare instabilità?
«In un momento di enorme difficoltà internazionale, va dato atto che la leadership di Meloni è stata in qualche modo utile al Paese. Ha tenuto la barra dritta sulla politica estera ed economica. Mi chiedo: se Conte e Avs avessero avuto responsabilità di politica estera, cosa sarebbe successo? Certo è che la destra ha bisogno di diventare di nuovo centrodestra, dando rappresentanza anche a quegli elettori che non si riconoscono nelle posizioni estreme».
Nel frattempo, le ultradestre europee avanzano all’interno dei Paesi fondatori dell’Unione.
«I cattolici devono nuovamente ritrovare un ruolo trainante in Europa. Non dimentichiamo che sono stati democristiani come De Gasperi, Schuman e Adenauer ad aver messo in piedi l’Europa. Oggi c’è un tentativo mondiale di creare una nuova Jalta che vorrebbe gli europei sudditi di altre superpotenze. Mi sembra che Vannacci e gli altri “vannacci europei”, che guardano stranamente sempre a Est del Muro di Berlino, siano i cavalli di Troia di queste forze».
Il centro del Campo largo è affollato. Il progetto di Ernesto Maria Ruffini, Più Uno, ha incassato un nome di peso: Franco Gabrielli ha annunciato di voler accompagnare il percorso, senza chiedere ruoli o garanzie. L’ex capo della Polizia parla di un progetto collocato senza ambiguità nel centrosinistra, con l’obiettivo di allargarne il perimetro. Un’area che rimane in via di configurazione in attesa delle scelte principali del Campo largo. Da una parte c’è Italia Viva, con la Casa Riformista di Matteo Renzi, che punta a federare le forze centriste e riformiste. Dall’altra prende forma il polo civico di Alessandro Onorato: Progetto Civico Italia, nato dall’aggregazione di amministratori locali e orientato a costruire uno spazio autonomo, insieme a interlocutori come Più Europa e Psi. Il confronto tra i diversi cantieri è aperto: Ruffini, ex capo dell’Agenzia delle Entrate, non esclude il dialogo con Onorato e con le altre esperienze riformiste, mentre Renzi rivendica il proprio spazio.