Chiesa
Si percepiva un’attenta concentrazione negli sguardi dei partecipanti al consiglio straordinario dell’Azione cattolica di Padova del 17 gennaio scorso: tappa decisiva del percorso di ridefinizione – strutturale, in primis, ma anche, di conseguenza, pastorale – compiuto dall’associazione nell’ultimo anno e finalizzato ad adattare l’organizzazione ai nuovi assetti della Chiesa di Padova post-sinodale.
Era il 14 maggio 2025 quando il consiglio diocesano di Ac incontrava il vescovo Claudio e i vicari episcopali per raccogliere e condividere le esperienze vissute dall’associazione nel territorio, con particolare attenzione agli aspetti virtuosi e alle criticità della sua organizzazione in vicariati. Alle domande che allora emergevano, riguardo al mandato e il ruolo dell’Ac in una Chiesa di Padova in radicale trasformazione, si è tentato di dare risposta in questi mesi. L’obiettivo: pensare a una nuova struttura per l’Azione cattolica, che permettesse da un lato di mantenere viva la connessione tra la Diocesi e le parrocchie (anche con la costituzione delle collaborazioni pastorali) e che valorizzasse, dall’altro, la collaborazione tra comunità vicine. «Il bello di cui mi sono reso conto negli incontri, in questi mesi, con il territorio – rileva, infatti, Marco Cavinato, presidente diocesano di Ac – è la necessità di dialogo e di confronto delle nostre parrocchie». Avverte, inoltre, il bisogno di continuare a mantenere viva quella rete che finora ha costituito una delle principali ricchezze dell’associazione, che «deve continuare a essere luogo in cui si costruiscono anzitutto relazioni, prima di cose da fare o da pensare».
È d’altra parte proprio grazie all’attento e democratico confronto con il territorio che sono venute profilandosi nel tempo due proposte per il futuro dell’associazione: una prima ipotesi che prevedeva che l’Ac fosse presente, oltre che a livello diocesano e parrocchiale, anche a livello di collaborazioni pastorali; e una seconda, che, invece, proponeva, in alternativa, una presenza dell’associazione nei (nuovi) vicariati. Ed è per la prima ipotesi che il voto espresso dall’ultimo consiglio diocesano ha indicato una netta preferenza. La nuova organizzazione dell’Ac, che prevederà dunque una sua strutturazione anche in collaborazioni pastorali, le consentirà di farsi sempre più prossima alle parrocchie, «permettendo di accorciare le distanze tra una comunità e l’altra – come sottolinea Mauro Sanavia, presidente dell’ormai ex vicariato del Piovese – e di rafforzare quei legami che proprio nella prossimità trovano una significativa valorizzazione».
Se, tuttavia, l’Ac di domani chiederà una nuova organizzazione, ciò che non muterà, ricorda Ilaria Tolin, presidente vicariale di Vigonovo, sarà il suo mandato profondo, il suo «mettere al centro le persone». È proprio in momenti come questo, infatti, che l’Ac è chiamata a mettere a servizio di tutti il proprio stile: «L’essere discepoli-missionari in una Chiesa in cui vivere, accanto alla dimensione personale di fede, anche un profondo stare in comunità».