Fatti
Finché una guerra non ci tocca la pelle, la preoccupazione principale è che tocchi anzitutto la pelle del nostro portafoglio. E ormai regolarmente succede così, perché uno starnuto a Pechino o Dubai diventa una tempesta a Londra o a casa nostra.
Nel caso dell’ultimo conflitto che si è acceso in Medio Oriente (finora…), la prima conseguenza è anche stata la peggiore. Nel Golfo Persico si estrae un quarto del petrolio mondiale; in più, il Qatar è diventato uno dei maggiori esportatori di gas liquefatto. La chiusura dello Stretto di Hormuz (nel senso che gli iraniani sono pronti a bombardare le navi che provino ad attraversare questa fessura di mare larga 33 chilometri) determina uno shock negli approvvigionamenti petroliferi e lo stop alle navi metaniere perlopiù dirette in Cina e Giappone.
Ma in questo mondo globalizzato, petrolio e gas sono una piscina dentro la quale nuotano tutti. Così i prezzi del greggio e del metano sono immediatamente schizzati in su, soprattutto per la gioia di quella finanza speculativa che ad ogni infausto evento stappa lo champagne: le disgrazie creano enormi occasioni di guadagno.
Le conseguenze, le abbiamo viste immediatamente alla pompa di benzina, le vedremo a breve in bolletta del gas laddove indicizzata al prezzo corrente dello stesso. Per fortuna la brutta stagione sta finendo, ma il gas è ancora il protagonista in Italia nella produzione di energia elettrica e quindi attenzione pure alla bolletta della luce: le prossime non ci faranno sorridere.
La realtà è un’altra: dipende da quanto durerà questo conflitto. Se breve, le cose si aggiusteranno rapidamente perché il mondo è strapieno di petrolio e gas. Altrimenti saranno guai seri per quelle economie che dipendono dalle importazioni di idrocarburi. Le tre messe peggio al mondo sono il Giappone, l’Italia e la Corea del Sud; la Germania alla disperata riattiverà le centrali nucleari e le miniere di carbone.
Un altro problema per l’economia italiana, in caso di lungo conflitto, arriverà dalle esportazioni. Arabia Saudita, Emirati, Qatar sono ottimi clienti dei nostri marmi, mobili, tessuti, ortofrutta, componenti meccaniche, auto di lusso e altro ancora. Con il mercato russo chiuso, quello americano che è diventato un incubo, quello sudamericano ancora tutto da sviluppare e quello cinese tutto sommato fermo, gli ordini di acquisto si assottiglieranno ancor di più.
Ci sono poi altre conseguenze importanti (inflazione, aumento del costo del denaro, tensione sui titoli di Stato, ecc…) che generano recessione e dalle quali non ci si può difendere.
Infine, ma questo vale per tutti, il nuovo mondo (che somiglia tanto a quello dei Neanderthal) imporrà a molti Stati di rimpinguare gli arsenali o di crearne ex novo. Miliardi e miliardi di euro bruciati per realizzare sterili strumenti di morte. Piove sul bagnato…