Fatti
Le Cucine economiche popolari del futuro stanno prendendo forma. Lunedì 8 giugno, infatti, sono stati presentati i lavori completati sull’ex canonica della parrocchia della Pace in Padova, da tutti conosciuta come Tempio della pace, a due passi dalla stazione ferroviaria e dalla sede attuale delle Cep: qui, nell’arco dei mesi estivi, verranno spostati alcuni dei servizi che già le cucine offrono e, in particolare, al piano terra sarà il fermo posta (che permette alle persone senza dimora di avere documenti e ricevere corrispondenza) con un segretariato sociale, salette per incontri di ascolto e per il deposito bagagli, mentre al primo piano, con un ingresso indipendente, alcuni ambulatori condotti da medici volontari per persone che non posso o faticano ad accedere al sistema sanitario nazionale che offriranno loro cure o orientamento per accedere ai servizi.
L’operazione è durata un anno per una spesa complessiva di 995 mila euro, di cui 910 mila messi a disposizione dal Comune di Padova grazie a fondi Pnrr (Missione 5 “Inclusione e Coesione” – Componente 2 Investimento 1.3.2 “Stazioni di posta”) e 85 mila euro provenienti da risorse proprie della Fondazione Nervo Pasini che gestisce le Cucine popolari.
Se sulla mappa si tratta di uno spostamento minimo, da via Tommaseo 12 a via Tommaso 47, dal punto di vista simbolico si tratta di un passo molto importante per la Chiesa e la città di Padova.
«Con questa operazione – ha spiegato il vescovo Claudio – continuiamo ad aggiornare in base alle esigenze e alle normative la nostra attenzione ai più poveri. E con poveri intendiamo tutti coloro che rischiano di essere messi in disparte, di non contare, di venire scartati. Anche di fronte alle fragilità e alle ferite, rimane l’umanità, maturare in questa nostra sensibilità accomuna credenti e non credenti: non si tratta solo di portare assistenza, ma di promuovere una cultura che sostenga tutta la città a prendersi curati chi è in difficoltà».
«Le Cucine popolari sono un’eccellenza per Padova – ha aggiunto il sindaco Sergio Giordani – Non abbiamo avuto alcun dubbio sul concedere un contributo perché qui si aiuta concretamente chiunque non riesca più a sostenersi. Attraversiamo un’epoca in cui chiunque, straniero o italiano, se ha un mutuo o un affitto, uno o più figli e magari un solo stipendio in famiglia, fatica a far fronte a tutti gli impegni e possono innescarsi spirali pericolose». Grande soddisfazione è stata espressa anche da Margherita Colonnello, assessora al Sociale: «Chi arriva a Padova con i mezzi pubblici o in auto da est, per prima cosa incontra le Cucine popolari: credo che non ci sia biglietto da visita migliore per la città, perché qui si vive la solidarietà più piena». La responsabile delle Cep, suor Albina Zandonà, ha voluto sottolineare il valore della collaborazione tra pubblico e privato: «È fondamentale che la scelta di mettere la persona al centro sia condivisa e non sia frutto della scelta di un singolo».
Realizzato questo primo passo, la Fondazione Nervo Pasini guarda già oltre. Il presidente don Luca Facco, infatti, ha spiegato che l’attenzione ora si concentra sul patronato retrostante la canonica. In questo caso il rifacimento sarà totale, l’edificio attuale verrà abbattuto e ricostruito. «Proprio in questi giorni stiamo assegnando l’incarico di progettazione tramite gara – ha precisato don Facco – La nostra speranza è di posare la prima pietra entro Natale». In questo secondo edificio troveranno sede tutte le altre attività delle Cep, a partire dalla distribuzione dei pasti. Si tratta di un intervento di rilevante valore pastorale e sociale e di significativo impegno economico che, allo stato attuale, non beneficia di contributi pubblici dedicati. La Diocesi di Padova, anche attraverso le risorse provenienti dall’8 x mille alla Chiesa cattolica, ha già stanziato oltre un milione e mezzo di euro a sostegno dell’iniziativa, che conterà anche sull’apporto progettuale ed economico dell’Associazione universale di sant’Antonio e della Fondazione Cariparo. Il completamento dell’opera richiederà tuttavia ulteriori risorse finanziarie e per reperirle la città verrà coinvolta in una raccolta fondi.
La canonica annessa al Tempio Antoniano venne progettata dall’ing. Silvio Lion nel 1935 ed edificata contestualmente alla realizzazione dell’intero complesso religioso. Parzialmente distrutta a causa dei bombardamenti del 16 e 30 dicembre 1943, durante la Seconda guerra mondiale, fu in seguito oggetto di lavori di ripristino da parte dell’architetto Giuseppe Tombola. Negli anni l’edificio non ha subito sostanziali modifiche geometriche e tipologiche rispetto al progetto originale. La ristrutturazione ha mantenuto integra la struttura storico-architettonica e la configurazione degli spazi originaria, secondo le indicazioni della Soprintendenza archeologia belle arti e paesaggio per le province di Belluno, Padova e Treviso, che ha seguito i lavori. Si è inoltre provveduto a un consolidamento strutturale murario, fondazionale, dei solai e della copertura per un miglioramento sia statico che antisismico. Nuova l’impiantistica, studiata in vista delle esigenze assistenziali e sanitarie ed è stata garantita l’accessibilità senza barriere per gli utenti con disabilità.
Responsabile unico del progetto è l’arch. Mauro Gugel, il progetto e la direzione lavori sono stati affidati al raggruppamento temporaneo di professionisti composto dall’arch. Adolfo Zanetti, Mezzadringegneria srl, Climosfera srl, Dario e Mion Architetti e arch. Lorenzo Coccia. Lavori eseguiti da Atheste Costruzioni srl.

Per quanto riguarda i lavori che partiranno in inverno sul vecchio patronato della Pace, il personale delle Cucine ha ascoltato circa 180 utenti abituali: «C’è attesa per la nuova sede – ha confermato suor Albina – Gli ospiti la desidererebbero luminosa e colorata, non grigia o buia». Per questo secondo stralcio di interventi oggi è in corso l’affidamento della progettazione.