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(da Parigi) “Il Papa non si presenta come un politico e non arriva con un programma politico. Si presenta piuttosto con quelle che lui definisce ‘parole disarmanti’: parole cioè capaci di ristabilire la comprensione all’interno di un popolo e un certo senso di unità”. L’arcivescovo di Parigi, mons. Laurent Ulrich, racconta al Sir il clima di attesa e soprattutto come la Chiesa e la Francia si stanno preparando ad accogliere Papa Leone. Un viaggio di quattro giorni, dal 25 al 28 settembre, tra Parigi, Lourdes e Metz, che si svolge a pochi mesi dalle elezioni presidenziali, in un clima politico già estremamente caldo e a volte fortemente polarizzato. A questo proposito l’arcivescovo tiene subito a precisare:
“Sa benissimo che situazioni di questo tipo si verificano oggi in molti Paesi e non ha mai esitato a dire che, per costruire un Paese, tutti devono lavorare insieme e che non basta avere un leader che dica a tutti cosa fare. È un messaggio coraggioso da parte sua”, aggiunge. “Credo che in un momento come questo, in questa fase che non è ancora quella della vera battaglia pre-elettorale, i diversi partiti e i possibili candidati abbiano soprattutto bisogno dal Papa di parole che aiutino la riconciliazione, piuttosto che di parole che potrebbero ferire ulteriormente l’unità nazionale. Quindi possiamo aspettarci che pronunci parole rassicuranti, capaci di ispirare il desiderio di vivere insieme e di costruire un Paese unito. Ma non credo che si possa dire molto di più. Del resto, spetta al Papa dire quello che deve dire”.
I numeri delle persone che si stanno preparando a venire a Parigi per incontrare il Papa sono importanti. Per la sicurezza sono stati mobilitati 15mila agenti tra militari, polizia e gendarmi.
E osserva: “Non so quanto tutto questo possa essere indicativo del morale di tutti i francesi, ma, in ogni caso, è un segnale forte”. Secondo mons. Ulrich, dietro a questo fenomeno “c’è un fattore sicuramente legato a Papa Leone stesso: il suo modo di presentarsi, il suo modo di parlare, molto semplicemente, e il suo desiderio di essere vicino alle persone, senza cercare di trarne un vantaggio personale. Dà importanza soprattutto a mostrare la propria vicinanza. È quello che cerca di fare un vescovo per la sua diocesi o un sacerdote per la sua parrocchia: dimostrare di essere vicini alle persone, il più possibile”.
In vista del viaggio, un sondaggio Ifop rivela le priorità dei temi che i francesi si aspettano che il Papa affronti. Condotta per “Famille Chrétienne”, RCF Notre Dame e Aleteia, la ricerca mostra che alla domanda “Su quali argomenti vorreste che il Papa parlasse?” il 28% degli intervistati ha indicato “pace e conflitti nel mondo”, il 15% “la lotta contro gli abusi sessuali e la loro prevenzione all’interno della Chiesa” e il 5% “la situazione dei più vulnerabili”. Lo studio è stato condotto online il 2 e il 3 settembre su un campione di 1.005 maggiorenni. A quasi un anno e mezzo dalla sua elezione, Leone XIV è considerato dal 41% degli intervistati “il capo di un’istituzione religiosa che si rivolge principalmente ai cattolici” e dal 21% “una guida spirituale, un’importante voce morale nel dibattito pubblico”. Secondo i curatori della ricerca, “Leone XIV è un contemporaneo di un’epoca in cui l’aggressività è diventata la norma sui social media, così come nelle relazioni internazionali”. “C’è un reale bisogno di un pilastro di stabilità” e “Leone XIV risponde a questa aspettativa latente di una parte della popolazione”.
Per il 26% degli intervistati la sua visita potrebbe “dare linfa nuova alla Chiesa” in Francia, ma solo il 6% ritiene che il Papa possa influenzare il dibattito politico in vista delle elezioni presidenziali.