Chiesa
La difesa della vita umana passa anche dall’accoglienza dei migranti. È uno dei passaggi più netti della lettera che Leone XIV ha indirizzato agli Stati Uniti d’America nel 250° anniversario della firma della Dichiarazione d’indipendenza. Il testo, datato 25 giugno e reso pubblico dalla Conferenza dei vescovi cattolici degli Stati Uniti, porta la firma del primo Papa nato in America, Robert Francis Prevost, originario di Chicago. “Che questo traguardo rinnovi l’impegno condiviso per la promessa di libertà, giustizia, opportunità e democrazia”, scrive il Pontefice, ricordando “quel momento decisivo” del 4 luglio 1776 che diede voce agli ideali di “libertà, uguaglianza, ricerca della felicità, giustizia e autogoverno democratico”.
Libertà religiosa e radici della Chiesa cattolica
La ricorrenza dei 250 anni, scrive il Papa, non è solo l’occasione per celebrare “il notevole cammino” della nazione, ma anche un invito a riflettere sulle “responsabilità” verso “le generazioni che erediteranno la nazione che si va plasmando oggi”. Tra i principi più cari, Leone XIV colloca la libertà religiosa, “il diritto di ogni persona di rendere culto secondo coscienza e di praticare apertamente la propria fede, senza costrizioni o paura”. Una libertà “da tempo al centro della promessa americana”, che ha protetto insieme “la dignità individuale e la pacifica convivenza di un popolo diverso” e ha permesso “alla Chiesa cattolica di radicarsi e fiorire” negli Stati Uniti, a beneficio dell’intera nazione. Un radicamento tradotto in servizio: l’istruzione, “la cura preferenziale dei poveri”, la sanità e i servizi sociali di base. Citando il predecessore Leone XIII e l’enciclica Sapientiae christianae (1890), il Pontefice afferma che “nessun cittadino, sia in pace sia in guerra, è migliore di un vero cristiano, memore del proprio dovere”. San Paolo stesso – ricorda il testo – esortava i primi cristiani a pregare per chi è al potere. La fede, aggiunge, “lungi dall’opporsi alle responsabilità della cittadinanza”, dà “nuovo vigore alla ricerca della giustizia, della pace e del bene comune”: è “nel fedele compimento del dovere, verso Dio e verso il Paese” che i cattolici sono chiamati a servire la nazione, “come lievito per la crescita di una civiltà dell’amore”.
La vita da custodire, dal concepimento ai migranti
Accanto alla libertà religiosa, la lettera richiama “la dignità di ogni vita umana donata da Dio” e l’importanza di “custodire la vita umana dal suo inizio nel concepimento fino alla morte naturale”, per una società in cui “i vulnerabili, i sofferenti e i dimenticati” siano accolti “con compassione, solidarietà e amore”. In questa cornice il Papa colloca il tema più delicato: “Difendere la vita umana comprende anche accogliere, proteggere e assistere gli immigrati, le cui speranze, sacrifici e contributo hanno fatto parte della storia di questo Paese fin dal suo inizio”. Riceverli con compassione e generosità, aggiunge, non è “solo un atto di carità, ma anche il riconoscimento della dignità che appartiene a ogni persona umana”. Il Pontefice richiama poi la sua enciclica Magnifica humanitas (15 maggio 2026): “Nessuna mano, da sola, è sufficiente a sostenere il peso delle sfide che attraversano il mondo”. La lettera si chiude affidando gli Stati Uniti all’Immacolata Concezione, “patrona” del Paese. Un messaggio che si salda con il riconoscimento tributato ieri a Leone XIV, la Liberty Medal del National Constitution Center di Filadelfia, ricevuta in collegamento da Roma. E mentre il primo Papa nato negli Stati Uniti trascorre questo 4 luglio non tra i festeggiamenti, ma a Lampedusa, tra i migranti diretti in Europa, alla sua nazione resta la consegna affidata dal Pontefice: “La dignità precede l’istituzione di ogni Stato, e la sua custodia ne costituisce lo scopo stesso”.