Chiesa
«Ascoltare e digiunare»: è attorno a questi due imperativi evangelici che Leone XIV costruisce il suo messaggio per la Quaresima 2026, firmato il 5 febbraio, memoria di Sant’Agata. Un testo che si apre con un invito essenziale: rimettere il mistero di Dio al centro della vita, perché — scrive il Papa — «la nostra fede ritrovi slancio e il cuore non si disperda tra le inquietudini e le distrazioni di ogni giorno».
Il primo pilastro del messaggio è l’ascolto. Leone XIV parte dal roveto ardente: Dio che dice a Mosè «ho osservato la miseria del mio popolo in Egitto e ho udito il suo grido» (Es 3,7). Quell’ascolto divino non è passivo: è l’inizio di una storia di liberazione. E diventa modello per i credenti. «L’ascolto della Parola nella liturgia — scrive il Papa — ci educa a un ascolto più vero della realtà», capace di «riconoscere la voce che sale dalla sofferenza e dall’ingiustizia, perché non resti senza risposta».
Non si tratta di un ascolto generico. Leone XIV è preciso: «La condizione dei poveri rappresenta un grido che, nella storia dell’umanità, interpella costantemente la nostra vita, le nostre società, i sistemi politici ed economici e, non da ultimo, anche la Chiesa». Un richiamo che suona come un esame di coscienza per tutta la comunità cristiana.
Il digiuno che allarga l’anima
Il secondo movimento del messaggio è dedicato al digiuno. Il Papa ne difende la centralità ascetica, definendola «pratica concreta che dispone all’accoglienza della Parola di Dio». Proprio perché coinvolge il corpo, il digiuno «rende più evidente ciò di cui abbiamo fame e ciò che riteniamo essenziale per il nostro sostentamento».
A illuminare questa prospettiva, il Papa convoca sant’Agostino, che vede nel digiuno non solo disciplina ma dilatazione del desiderio: «Questo protendersi nel desiderio dilata l’anima, ne aumenta la capacità». Il digiuno, dunque, non restringe: purifica e amplia, orientando il desiderio verso Dio e verso il bene.
Ma c’è una condizione: che il digiuno sia vissuto «nella fede e nell’umiltà», radicato nella comunione con il Signore. Perché — ricorda Leone XIV — «non digiuna veramente chi non sa nutrirsi della Parola di Dio». E deve includere «altre forme di privazione volte a farci acquisire uno stile di vita più sobrio», poiché «solo l’austerità rende forte e autentica la vita cristiana».
Digiunare dalle parole che feriscono
È qui che il messaggio tocca uno dei suoi punti più originali e concreti. Leone XIV invita a una forma di digiuno «molto concreta e spesso poco apprezzata»: quella «dalle parole che percuotono e feriscono il nostro prossimo». Il Papa chiede di «disarmare il linguaggio», rinunciando «alle parole taglienti, al giudizio immediato, al parlar male di chi è assente e non può difendersi, alle calunnie».
L’appello è rivolto a tutti gli ambiti: «in famiglia, tra gli amici, nei luoghi di lavoro, nei social media, nei dibattiti politici, nei mezzi di comunicazione, nelle comunità cristiane». La promessa è quella di una trasformazione possibile: «Allora tante parole di odio lasceranno il posto a parole di speranza e di pace».
Una Quaresima da vivere insieme
La Quaresima, per Leone XIV, non è un percorso solitario. Il messaggio si chiude mettendo in risalto la dimensione comunitaria, evocando la scena di Neemia in cui il popolo si radunò per ascoltare la Legge e, nel digiuno, rinnovò l’alleanza con Dio. Allo stesso modo, «le nostre parrocchie, le famiglie, i gruppi ecclesiali e le comunità religiose sono chiamati a compiere in Quaresima un cammino condiviso».
La conversione non riguarda solo la coscienza individuale, ma «lo stile delle relazioni, la qualità del dialogo, la capacità di lasciarsi interrogare dalla realtà». E le comunità cristiane sono chiamate a diventare «luoghi in cui il grido di chi soffre trovi accoglienza e l’ascolto generi cammini di liberazione».
«Chiediamo la grazia di una Quaresima che renda più attento il nostro orecchio a Dio e agli ultimi» — conclude Leone XIV — «e impegniamoci affinché le nostre comunità diventino più pronte e solerti nel contribuire a edificare la civiltà dell’amore».