Chiesa | Diocesi
I primi tre giovani sono partiti a metà luglio destinazione Liberia, in Africa. Stanno vivendo un’esperienza missionaria fatta di questi ingredienti: stare con la comunità locale e con i missionari, vivere le relazioni e non tirarsi indietro dallo scambio con chi è diverso.
«È questo lo specifico di “Viaggiare per condividere” – spiega Elisabetta Corà, la referente – È un percorso di crescita in chiave missionaria, promosso dal Centro missionario di Padova con alcuni istituti religiosi, che prevede un incontro al mese a partire da ottobre e un viaggio in missione durante l’estate. Nell’anno 2025-26 hanno partecipato 33 giovani, 29 di loro sono in partenza. Le mete del viaggio estivo toccano i cinque continenti: Liberia, Angola e Mozambico in Africa (presso le missioni dei frati Cappuccini e della Sma – Società delle missioni africane); in America Latina, Brasile ed Ecuador: quest’ultima è una novità in collaborazione con le suore Salesie; Thailandia in Asia, tra Bangkok e Chiang Mai (dove ci sono i fidei donum padovani). Una particolarità di quest’anno è legata al Brasile, dove le due giovani verranno ospitate direttamente da famiglie del posto, anziché in una comunità religiosa. C’è poi un gruppo che parte per le Filippine con l’esperienza nazionale di Missio Giovani».
Al centro della proposta estiva in missione non c’è il servizio pratico, ma la relazione. «C’è una frase di padre Lorenzo Snider, missionario della Sma in Liberia che è stato anche a Padova, diventata quasi un manifesto per il percorso: “Non ho grandi cose da condividere, se non le relazioni”. La ripetiamo spesso per smontare l’idea di partire per “fare del bene”: la missione chiede prima di tutto di vivere accanto all’altro».
“Viaggiare per condividere” – che compie trent’anni – prevede sette incontri annuali, che culminano nella Festa della missione, in giugno, con il mandato ai giovani in partenza: «È un momento – continua Corà – che permette ai ragazzi di percepire l’esistenza di una comunità missionaria che “abbraccia” la Diocesi. Alla Diocesi, poi, fa bene vedere questo slancio missionario dei giovani». Chi parte, poi, si prepara piccoli “gruppi paese”, conoscendo in anticipo la meta attraverso materiali, video e videochiamate con i missionari ospitanti, «oltre a legarsi maggiormente con i compagni di viaggio».
Nell’organizzazione di “Viaggiare per condividere” lavora una commissione di 14 persone, tra laici, religiosi, una giovane coppia di sposi e giovani, molti dei quali hanno già vissuto l’esperienza in passato. «Il percorso è nato a Padova, ma ha un respiro che va oltre la Diocesi, grazie a cui vi partecipano anche universitari fuori sede».
L’obiettivo, chiarisce Elisabetta Corà, «non è formare nuovi missionari, ma restituire alla società e alla Diocesi la testimonianza di una qualità delle relazioni che il mondo di oggi, sempre più orientato alla performance, rischia di perdere».