Fatti
La Padova che verrà dovrà avere una visione allargata del proprio ruolo e, di conseguenza, agire in un’ottica di “Grande Padova” estesa ai Comuni della cintura urbana. Questo vuole essere un vero e proprio modello di sviluppo per il futuro che però, da decenni, viene paradossalmente proposto e ripresentato sul tavolo della politica locale. Venerdì 27 marzo è stato ripreso ancora, stavolta in un incontro coordinato dal demografo Gianpiero Dalla Zuanna a Palazzo Moroni. Attorno a lui, rappresentanti del centrosinistra del capoluogo e degli enti locali dell’hinterland, da sempre i promotori della Grande Padova.
«In attesa del rinnovo amministrativo a Padova, è opportuna qualche riflessione sulle questioni principali» ha esordito Dalla Zuanna. Tra queste, la demografia e la viabilità correlate all’urbanistica, in un serrato confronto temporale. «Nel 1971, quando le Regioni sono appena state istituite, i paesi della cintura urbana contano circa metà degli abitanti del capoluogo. Nel 2011, quasi raggiungono la popolazione patavina. E nel 2025 la superano, con 213 mila abitanti contro i 207 mila dello stesso Comune di Padova». Il cambiamento passa per fenomeni come la gentrificazione (la riqualificazione di certe aree periferiche a favore dei ceti più abbienti), il cambiamento dei residenti nel centro storico, il pendolarismo. Proprio quest’ultimo è la principale leva dell’aumento demografico dell’hinterland: i dati presentati parlano di 71.292 cittadini che, nel 2021, dalla cintura si recavano nella Città del Santo per lavorare; “solo” in 15.850 seguivano, invece, il flusso inverso.
«Se ne discute da almeno 35 anni – ha aggiunto Ivo Rossi, volto noto della politica padovana, già consigliere regionale e vicesindaco nell’amministrazione Zanonato, nonché candidato a primo cittadino – È, infatti, con la legge 142 del 1990 che si inizia a parlare di aggregazioni, di unioni di Comuni e Città metropolitane. Da allora è cambiato il mondo». E qui via i ricordi: i primi tentativi di fusione, come il referendum tra Abano e Montegrotto Terme non andato a buon fine; la stesura del primo Pati (Piano d’assetto territoriale intercomunale), tra riunioni fiume nel tavolo chiamato Conferenza metropolitana; l’idea delle grandi aggregazioni come la PaTreVe per superare le Province. «Il ruolo della politica non deve venir meno. I processi di pianificazione e di governo si facciano in forma integrata tra i vari enti locali».
All’inquadramento generale di Rossi hanno fatto seguito gli spunti di Andrea Ragona, attuale assessore padovano alla mobilità. Uno sulla densità territoriale. «Nel Nordest, Padova è il principale agglomerato urbano: qui circolano molti più pendolari, dai lavoratori agli studenti universitari. E questo, pur con meno di metà della superficie comunale di Verona». Quindi, sulla ripartizione diseguale dei finanziamenti, specialmente nei trasporti. «Realtà come Venezia si accaparrano molti più fondi in quanto capoluoghi di Regione».
La serata ha poi visto gli interventi di due amministratrici dei Comuni contermini, Sabrina Doni già sindaca di Rubano e Luisa Fantinato consigliera d’opposizione ad Albignasego, da sempre vicine al centrosinistra. Le quali, tra una considerazione e l’altra, non hanno lesinato frecciate alla parte politica opposta a livello regionale e provinciale. «In tanti avevano perso fiducia nella Conferenza metropolitana, tanto che gli incontri sono ripresi solo con la prima giunta Giordani – ha rimarcato Doni – Il tram è stato progettato all’interno di questo tavolo e finanziato con il Pnrr; un miracolo, dopo il Covid. Purtroppo, altri progetti come il Grande Raccordo Anulare sono morti e sepolti: senza la collaborazione e il supporto degli enti superiori abbiamo il freno a mano tirato».
«Albignasego viene percepito da molti come un continuum con il capoluogo della nostra provincia – ha quindi precisato Fantinato – Tanto che per noi “andare in centro” è andare in centro a Padova, “andare in piazza” è il centro di Albignasego stesso. Eppure viviamo in un asfittico isolamento. A livello demografico, perché anche qui si invecchia sempre più. A livello urbanistico, perché si è costruito tanto senza un minimo di progettualità. A livello di trasporti, in quanto paghiamo bus navetta per la scarsa disponibilità di linee dei mezzi pubblici».
Sul tema tram non sono mancati neppure i distinguo. Come quelli del sindaco di Montegrotto, Riccardo Mortandello: «Se qualcuno vuole portarlo da noi, dico di no. Piuttosto, potenziamo il trasporto ferroviario già esistente». Un modo per ricordare anche fin dove arriva la cintura urbana.