Fatti
Aumento dei tassi di interesse e inflazione in rapida ascesa sono due fattori che rappresentano un pericolo molto serio per un Paese ad alto debito come il nostro. Il motivo è abbastanza intuitivo anche senza nozioni specialistiche di economia e finanza. Per foraggiare questo debito è necessario rifornirsi costantemente sui mercati internazionali e questi si fanno pagare per il “servizio”. Il debito pubblico, insomma, ha un costo e finora la gestione accorta di cui bisogna dare atto al governo, unitamente alla stabilità dell’esecutivo sempre apprezzata dagli investitori, ha consentito di tenere sotto controllo la situazione. La reazione stizzita di Palazzo Chigi e del Tesoro per quel decimale che ha impedito di anticipare a quest’anno l’uscita dalla procedura d’infrazione per deficit eccessivo è dovuta anche all’effetto di mancato riconoscimento degli sforzi compiuti. Se ne riparlerà probabilmente l’anno prossimo, salvo sorprese dell’ultim’ora, ma intanto la situazione globale ha preso un’altra piega per la rilevanza di quei due fattori a cui si accennava. Si è persino tornati a parlare di spread, quella parolina che per anni ha turbato i sonni dei nostri governanti e che in estrema sintesi indica la differenza che gli investitori devono poter incassare per comprare i titoli di Stato italiani invece di quelli tedeschi. Beninteso, siamo lontanissimi dai livelli del passato. Tanto per avere un’idea, quando nel 2011 la crisi del debito sovrano affossò il governo Berlusconi, lo spread tra Btp e i Bund aveva superato quota 570. Ora però che ci si è abituati a vedere il differenziale sotto i 100 punti, ritrovarlo sia pure di poco oltre questa soglia crea nervosismo, tanto più che l’andamento dei prezzi misurato dall’inflazione si è impennato come non accadeva da anni.
L’invito alla prudenza da parte del ministro dell’economia Giorgetti è molto significativo, soprattutto se lo si interpreta alla luce del contesto politico pre-elettorale in cui i partiti, soprattutto quelli della maggioranza ovviamente, premono per misure espansive capaci di catturare consensi. Dalla Lega arrivano voci che chiedono di non tener conto dei vincoli europei ma è improbabile che Giorgia Meloni vada oltre i margini di flessibilità già chiesti e parzialmente ottenuti. Cercherà comunque di presentare la manovra in termini di popolarità, ma gli stessi elettori – per quanto solleticati da misure spot com’è accaduto nel caso del bollo auto – percepiscono che la politica più di tanto non riesce a incidere sulle dinamiche economiche che in radice rispondono a input di altro livello. E’ questa una delle causa dell’astensionismo, ma è anche il motivo per cui le forze politiche (soprattutto quelle di destra o centro-destra) privilegiano sul piano della propaganda i temi identitari e nazionalisti, a cominciare dalle questioni relative all’immigrazione. Accade in Italia come in Francia, Spagna, Gran Bretagna, per non parlare degli Stati Uniti. Sventolare una bandiera ideologica è più facile e accattivante. Le opposizioni di sinistra e centro-sinistra non possono eludere i temi identitari, che talvolta hanno un fondamento reale, ma per avere un futuro devono riuscire a riportare il baricentro del dibattito sui temi economici e sociali.