Idee
L’alfabetizzazione digitale come leva di inclusione che redistribuisce opportunità depotenziando il gap del capitale economico. E ancora: accanto alle Regioni “alpha”, quelle più industrializzate, emergono realtà come Puglia, Sicilia e Campania, dove il digitale diventa uno strumento diffuso di promozione territoriale. È quanto si può cominciare a osservare nella ricerca condotta da InfoCamere e Università di Padova, la prima ricerca in Italia sulle imprese italiane nate intorno alla creazione di contenuti digitali. Oltre 25 mila tra YouTuber, tiktoker, influencer e videomaker che hanno trasformato le loro abilità digitali in vere e proprie attività economiche. Il punto di svolta? Nel biennio 2020-2021, quando la pandemia ha accelerato la domanda di contenuti e servizi di comunicazione online. «Non si tratta solo di influencer ma di veri e propri content creator. La ricerca certifica che il contesto tecnologico attuale permette a tutte le persone che hanno un talento, delle competenze comunicative, e soprattutto qualcosa da proporre, di fare impresa. L’alfabetizzazione digitale diventa, inoltre, una leva di inclusione che favorisce la partecipazione attiva al mercato del lavoro – spiega Paolo Gubitta, economista dell’Università di Padova e coordinatore della ricerca – È un fenomeno di democratizzazione produttiva, che sostituisce al capitale economico il capitale di competenza e di rete. Si può fare impresa digitale con un investimento davvero minimo, uno smartphone e un abbonamento a una piattaforma come Youtube. I laureati in lettere che vogliono raccontare Dante al mondo, in maniera moderna e innovativa, oggi lo possono fare. E possono essere pagati per le loro qualità. Si toglie una ragione alla storica contrapposizione tra capitale e lavoro».
Tra il 2015 e il 2024, il numero di digital content creator è cresciuto del 185 per cento, passando da circa novemila a oltre 25 mila imprese. Oltre l’80 per cento delle imprese ha meno di 10 anni di attività, contro il 60 per cento del campione di controllo costituito da imprese tradizionali dello stesso settore. Dal punto di vista dimensionale, il 93 per cento dei digital content creator è costituito da micro e piccole imprese, fino a nove addetti, riflettendo la natura “artigianal-digitale” del fenomeno. Per individuare queste realtà, la ricerca ha analizzato i dati del Registro delle imprese utilizzando tecniche di text mining (estrazione di testo) alla ricerca di parole chiave presenti nell’oggetto sociale delle aziende: YouTube, TikTok, Instagram, content creator, videomaker, influencer, streamer e termini correlati.
Nella ricerca emerge anche un interessante aspetto di redistribuzione geografica delle opportunità: le imprese collegate alla creazione di contenuti digitali mostrano una presenza uniforme a livello regionale. Il Nord Ovest concentra infatti il 30,2 per cento delle imprese (7.681), il Centro il 26,9 per cento (6.834), il Mezzogiorno e le Isole il 27,9 per cento (7.103) e il Nord Est il 15 per cento (3.811). Milano conferma il suo ruolo di hub digitale nazionale con oltre 3.800 imprese, pari al 15 per cento del totale, ma accanto ai poli tradizionali emergono nuove realtà come Puglia, Sicilia e Campania. «Fare impresa nel manifatturiero è ancora oggi più semplice in Lombardia piuttosto che in Puglia o in Sicilia. Le professioni digitali, grazie al collegamento alla rete, alla diffusione della banda larga, aiutano a ricucire l’Italia e a ridurre le differenze territoriali», conclude Paolo Gubitta.
«I digital content creator rappresentano una nuova frontiera imprenditoriale che nasce da competenze, creatività e reti digitali, più che da capitali tradizionali – sostiene Paolo Ghezzi, direttore generale di InfoCamere – Saperli individuare e raccontare significa offrire strumenti concreti a istituzioni, policy maker e imprese per orientare scelte strategiche e accompagnare l’innovazione».
«In una cultura dove la dimensione digitale è presente quasi in ogni cosa, in un tempo in cui la nascita dell’intelligenza artificiale segna una nuova geografia nel vissuto delle persone e per l’intera società», si impone «il dovere di elaborare insieme un pensiero e un linguaggio che, nell’essere figli del nostro tempo, diano voce all’amore». A dirlo è stato papa Leone XIV durante il Giubileo dei missionari digitali e degli influencer cattolici che si è tenuto a Roma il 28 e 29 luglio 2025.
Per il pontefice occorre essere «agenti di comunione, capaci di rompere le logiche della divisione e della polarizzazione; dell’individualismo e dell’egocentrismo». E ai tanti influencer che ci sono recati a San Pietro, papa Leone li ha salutati con un compito: «Siate centrati su Cristo per vincere le logiche del mondo, delle fake news, della frivolezza, con la bellezza e la luce della verità».