Mosaico | Cultura
Ci sono mostre che puntano sui nomi più noti, capaci di richiamare il grande pubblico, e mostre che hanno un’ambizione diversa: allargare la conoscenza, restituire profondità alla figura di un artista, illuminare un’epoca e le sue trasformazioni. Appartiene senza dubbio alla seconda categoria l’esposizione appena inaugurata presso il museo villa Bassi Rathgeb, ad Abano Terme, dedicata ad Andrea Previtali: un pittore che, pur avendo occupato finora una posizione relativamente defilata nel racconto della pittura rinascimentale, viene finalmente messo in luce in tutta la sua originalità e maestria.
Ma la mostra fa qualcosa di più: seguendo il percorso di Previtali, dalla natia Bergamasca alla Venezia di Giovanni Bellini, fino al ritorno nella terraferma, ricostruisce uno snodo decisivo della pittura tra Quattro e Cinquecento, mettendo in luce le relazioni tra la tradizione belliniana e le nuove strade percorse da artisti successivi, come Tiziano e Sebastiano del Piombo. Il risultato è un vero e proprio spaccato di storia culturale, reso possibile dalla collaborazione tra villa Bassi Rathgeb e il dipartimento dei Beni culturali dell’Università di Padova. Una sinergia che si riflette nella curatela condivisa da Barbara Maria Savy, professoressa associata di Storia dell’arte moderna, e il direttore del museo Raffaele Campion.
Tutto parte da una firma: quella con cui Previtali, arrivato in laguna come tanti giovani artisti, si presenta come discepolo di Bellini. Il percorso si apre con la Madonna con il Bambino e donatore, firmata e datata 1502 e prestata dai Musei Civici di Padova, che riprende un’invenzione del maestro ma al tempo stesso soprattutto in luce, ombre e volti rivela già una voce personale. La mostra procede anche per confronti: accanto al protagonista compaiono così Francesco Bissolo e Girolamo da Santacroce, a ricordare che la bottega era insieme apprendistato e laboratorio, un mondo in cui le invenzioni circolano e si trasformano. Spicca la Sacra conversazione proveniente dalla chiesa di San Giobbe a Venezia, appena restaurata con la cornice originale, dove cresce il peso del paesaggio, nutrito anche dalle stampe di Dürer. Ospite d’eccezione è la Santa Giustina di Bellini, prestito del museo Bagatti Valsecchi di Milano.
Intorno al 1511 Previtali torna a Bergamo: le forme si fanno più geometriche, e la lezione belliniana si intreccia con quella lombarda. Nel 1513 l’arrivo di Lorenzo Lotto, reduce dalla Roma di Raffaello, rimescola le carte: le pose si fanno più naturali e la luce costruisce atmosfera, come nella Madonna con il Bambino leggente del 1514. Un capitolo a parte è il trittico di Serina: il Santo vescovo, forse san Gottardo, appartenente al nucleo originario del museo fin dalla donazione di Roberto Bassi Rathgeb nel 1972, dopo quasi due secoli è finalmente riunito a san Pietro martire e a san Nicola di Tolentino. La possibilità di vedere le tre tavole insieme vale da sola il prezzo del biglietto, ma poi il percorso si allarga ad altri due bergamaschi divenuti grandi in laguna, Palma il Vecchio e Giovanni Cariani, il primo influenzato da Tiziano, il secondo aperto soprattutto alle influenze dal Nord Europa.
A chiudere idealmente è proprio Cariani nell’Incontro di Cristo con la Veronica, dipinto intorno al 1540. La scena sacra è attraversata dalla presenza minacciosa di una soldataglia che richiama i lanzichenecchi, le truppe mercenarie che nei decenni precedenti avevano percorso l’Italia, lasciando dietro di sé devastazioni e paura fino al Sacco di Roma del 1527. L’atmosfera si fa notturna e cupa, lontana dalla limpidezza luminosa di tanta pittura del primo Rinascimento: il segno di una sensibilità che cambia, in un’Europa ormai lacerata dalla Riforma protestante e dalle guerre.
La mostra “Andrea Previtali discepolo di Giovanni Bellini”, resta aperta fino al 7 febbraio da mercoledì a domenica, 10-13 e 15-18. Giovedì 19 novembre alle 17 c’è un talk di storia dell’arte dedicato alla Santa Giustina di Giovanni Bellini e alle collezioni del museo Bagatti Valsecchi di Milano a cura di Aurora Ghezzi (collection manager). Info: 049-8245284, museovillabassiabano.it