Idee
“Abbiamo trascurato gli aspetti negativi della digitalizzazione, soprattutto per i nostri figli”. E ancora: “Tecnologia e digitale offrono nuove opportunità, ma non bisogna abusarne. In Svezia, i sussidi digitali sono stati spesso usati in modo acritico e indiscriminato, con un impatto negativo sull’apprendimento”.
Parola del ministro dell’Istruzione svedese, Lotta Edholm, intervenuta in un recente convegno in Italia promosso dall’Osservatorio Carta, Penna & Digitale della Fondazione Luigi Einaudi.
La Svezia è stata innovatrice in tempi non sospetti riguardo alla didattica digitale e in verità non ha smesso di credere nell’utilizzo delle tecnologie nelle aule scolastiche. Però ha annunciato lo stop rispetto al programma di digitalizzazione nelle scuole materne: si pensava di dotare ogni alunno di un tablet e invece c’è stato un ripensamento, una pausa, in attesa di valutare meglio la questione.
Ora il tema va ben al di là della decisione svedese. Un po’ ovunque la riflessione sulla didattica digitale è in corso, così come le discussioni sull’utilizzo di tablet, smartphone e schermi vari a scuola e non solo. L’Italia, come è noto, ha di recente introdotto norme apposite per vietare i telefonini ed è in buona compagnia. In altri Paesi è in corso una seria revisione rispetto all’uso di diversi device in giovane età, fino ad arrivare a veri divieti per i minori.
Tuttavia l’utilizzo delle tecnologie digitali in classe è un tema specifico e bisogna ricordare il boom che si ebbe nel nostro Paese diversi anni fa quando sembrava che fosse ormai alla frutta l’esperienza di libri e quaderni: tutto sui tablet, libri digitali, lavagne-computer e via di questo passo.
Qualcuno ricorderà, ad esempio, la vera e propria corsa degli editori rispetto ai libri di testo da digitalizzare, fino ai profeti della totale scomparsa a breve della lettura cartacea. In realtà fu un flop quasi subito. Risorse digitali, sì, ma in misura limitata. Didattica digitale sì, ma spesso senza un vero cambiamento di paradigma, limitandosi talvolta alla mera sostituzione di uno strumento con un altro: dalla carta allo schermo come se non cambiasse niente. Incuranti, anche, delle esperienze di Paesi che sulla didattica digitale – che in realtà dovrebbe significare un modo diverso di fare scuola e non solo l’utilizzo di strumenti differenti – erano partiti prima e già riflettevano su molte implicazioni.
Ora il dibattito torna. E tra l’altro obbliga a riflettere anche sul tema dell’intelligenza artificiale: in Corea del Sud l’anno scorso sono stati introdotti i libri “corretti” con l’AI, salvo poi tornare indietro perché ritenuti inadatti e imprecisi. Il problema poi degli effetti negativi dell’utilizzo massiccio – anche fuori dalla scuola, naturalmente – dei device tecnologici da parte dei minori è sempre più sotto i riflettori.
Duque che dire? Digitale bocciato? E’ stato un abbaglio? Forse. Ma anche no. Sicuramente le tecnologie in questi anni di accelerazione impressionante hanno offerto e offrono strumenti mai disponibili prima e utili anche per l’apprendimento scolastico. La questione di fondo è, da una parte, la conoscenza dei meccanismi che gli stessi strumenti scatenano in rapporto alla formazione e all’apprendimento – tema che rimanda alla formazione soprattutto degli adulti, docenti e genitori – e dall’altra il corretto bilanciamento tra mezzi a disposizione delle scuole.
Insomma, banalizzando un po’, serve buon senso per evitare di cadere negli estremismi che spesso si incontrano sul percorso. E buttare – come si dice – il bambino con l’acqua sporca.