Storie
Disporre di uno stabile e di un terreno». Questo il consiglio base che Lino Bernardo, agricoltore, dà a chi volesse iniziare ad allevare bachi da seta. E pazienza se lo stabile non è affascinante come lo storico mulino Baglioni (datato 1530), acquistato nel 1998 da Bernardo a Massanzago, nell’Alta Padovana, oggi non più attivo, ma con il Muson vecchio che vi scorre ancora vigoroso e con le stanze che ospitano i “letti” per la crescita dei bachi; o se il terreno non è vasto come l’ettaro in cui l’agricoltore coltiva da quindici anni 2.300 gelsi per sfamare centomila bachi da seta l’anno, affiancando l’allevamento di questi insetti alla sua attività principale di florovivaista.
È bene sapere, infatti, che la gelsibachicoltura rimane al momento una fonte integrativa di reddito, seppur con ampi margini di crescita, visto che il filo di seta proveniente da filiere certificate è sempre più usato non solo come fibra tessile per produzioni artigianali e di lusso, ma anche in settori emergenti, come l’industria cosmetica e biomedica.



Dal 2017, Lino Bernardo presiede Bachicoltura Setica, rete d’impresa che conta sei aziende agricole venete – Diego Trevisan a Piombino Dese, Elena Frazza a Montagnana, la cooperativa sociale Cantiere della Provvidenza a Belluno, Massimo Miotto a Istrana e Iolanda Reato a Paese – impegnate a rilanciare nella regione e in Italia la sericoltura.
Fino agli anni Cinquanta del secolo scorso, infatti, questa era un’attività remunerativa che impiegava migliaia di persone, ma che poi è stata trascurata e dimenticata con l’arrivo nel mercato delle fibre sintetiche e dei prodotti cinesi e indiani a basso costo. La loro azione di rilancio passa attraverso l’adozione dei disciplinari del Crea-Laboratorio di gelsibachicoltura di Padova (crea.gov.it), che li ha affiancati fin dalla nascita, garantendo loro una produzione di qualità e sostenibile. Attivo da oltre 150 anni, il laboratorio patavino è un punto di riferimento nazionale ed europeo per la ricerca nel settore e ha, tra i numerosi compiti, quello di conservare il patrimonio genetico del baco da seta (Bombyx mori) fornendo uova certificate sia per qualità che per sanità, e le varietà di gelso necessarie a far ripartire la filiera della seta in Italia e in Europa.
L’azienda agricola Bernardo si è specializzata nella produzione di circa 40 varietà di talee di gelso provenienti dal gelseto polivarietale del Crea patavino e, in qualità di fattoria didattica, organizza attività dimostrative per le scuole e per chi vuole avvicinarsi a questo mestiere.
«L’allevamento va da fine aprile a fine ottobre, periodo in cui si trova la foglia di gelso, nutrimento essenziale per il baco da seta – racconta Lorenza Zanon, collaboratrice di Lino Bernardo – che mangia sette giorni su sette, tre volte al giorno e impiega trenta giorni dalla schiusura della larva al bozzolo a una temperatura tra i 23-24 gradi centigradi. A chi vuole intraprendere questa attività consiglio sempre di iniziare con piccole quantità: per esempio, un telaino, che è l’unità di misura usata per i bachi da seta ed è costituito da una struttura lignea coperta di garza contenente circa 20 mila uova. Serve poi avere almeno 200-300 gelsi per sfamarli, tenendo presente che questa pianta produce foglie a partire dal terzo anno dall’impianto e che sarebbe meglio averne più di una varietà, in modo da soddisfare le esigenze dell’insetto nelle varie fasi di sviluppo».
Approfittando della vicinanza, di solito gli allevatori veneti prendono dal Crea di Padova i bachi alla terza età larvale, piuttosto che le ovature, in quanto nelle prime settimane di vita questi insetti sono piccoli e fragili e hanno bisogno di specifiche attenzioni. Entro due settimane dalla formazione dei bozzoli, questi sono fatti essiccare e poi selezionati qualitativamente. Il lavoro dell’azienda agricola Bernardo si conclude in questa fase, ma viene continuato dal Crea di Padova, che ritira i bozzoli essiccati distribuendoli alle aziende su specifica richiesta. Da ogni telaino si possono ottenere 35-40 chilogrammi di bozzoli, ogni bozzolo dà 1.000-1.200 metri di filo di seta, e si guadagna circa mille euro a telaino.
Sulle prospettive future del comparto, commenta Silvia Cappellozza, dirigente di ricerca del Crea e responsabile del Laboratorio di gelsibachicoltura di Padova: «La sericoltura non fa eccezione rispetto alle altre filiere del Made in Italy: per misurarsi con grandi competitori come Cina e India, rispettivamente primo e secondo produttore mondiale della pregiata fibra, deve puntare sull’alta qualità del filato, perché non può farlo sul prezzo e sulla quantità. Deve contare su imprenditori della filiera agricola, artigianale e industriale che imparino a fare squadra e che siano in grado di rivolgersi sia a un mercato tradizionale che innovativo, lavorando su tracciabilità, sostenibilità ambientale e sociale della loro produzione, questo grazie anche alla ricerca scientifica. In altre parole, deve fare ciò che l’Italia fa da sempre: essere originale, inventiva, ma anche radicata e rispettosa del tessuto produttivo territoriale».
La terza o la quarta domenica di giugno di ogni anno, l’azienda agricola Lino Bernardo (mulino Baglioni 23, Massanzago) organizza nell’aia la sgaetada, termine veneto che definisce la spelaiatura dei bozzoli dalla peluria che li circonda.
Un tempo, questa pratica era svolta dalle famiglie contadine aiutate dal vicinato, che si riunivano per “velocizzare” la fine dell’attività di allevamento e poter quindi incassare l’entrata agricola. Anche oggi, tante persone partecipano all’evento per trascorrere una giornata all’insegna della tradizione. Informazioni: agricola-bernardo@libero.it