Fatti
Da oltre un anno i prezzi internazionali delle principali materie prime agroalimentari stanno crescendo con aumenti a due cifre. Grano, mais, riso, soia e altri prodotti hanno fatto registrare importanti balzi in alto delle loro quotazioni, che vogliono dire una cosa sola: alimentarsi diventa sempre più costoso, per tutti.
Per comprendere le dimensioni di quanto sta accadendo, basta scorrere i listini dei prezzi sulle principali piazze mondiali di scambio delle materie prime agricole (le cosiddette commodities). La piattaforma Trading economics, consultata pochi giorni fa, indica per esempio che per il grano in un mese il prezzo in dollari è cresciuto del 9,89% e in un anno del 37,03%. Andamenti molti simili per altre commodities: per la soia l’aumento mensile è stato pari al +11,40%, in un anno del +24,07; per il mais si parla del +12.03% e del +19,07; per il riso si arriva in un mese al +12,32% che diventa +35,91% in un anno. Certo, se si guarda al dettaglio degli scambi, si possono notare come i prezzi a seconda della giornata degli scambi diminuiscano e crescano come se fossero su un’altalena, ma la tendenza è più che chiara, ed è in salita.
Una nota apparsa recentemente sul bollettino Agronotizie prova a indicare cause e interpretazioni di quanto sta accadendo. Motivazioni che, tutto sommato, sono riconducibili all’instabilità politica ed economica che si sta attraversando tra il riaccendersi del conflitto tra Russia e Ucraina e le incertezze di ciò che accade attorno a Israele così come tra Usa e Iran. Ma c’è anche dell’altro. A determinare una certa parte di quanto succede, infatti, è pure l’andamento climatico con gli effetti della grande siccità che ha colpito l’Europa e delle alluvioni che, invece, hanno bersagliato il Nord America. Ma per comprendere ancora meglio, è necessario guardare più nel dettaglio gli intrecci tra mercati alimentari e quanto avviene sulle principali scene internazionali. Così, per esempio, la girandola di incontri dei mediatori statunitensi con gli esponenti russi e ucraini, ha di volta in volta, a seconda dei toni usati e delle prospettive del conflitto, fatto salire oppure scendere le quotazioni giornaliere del grano di cui proprio l’Ucraina è uno dei grandi produttori mondiali. Più in generale, viene avvertito dagli analisti di mercato, la ripresa del conflitto Russia-Ucraina ha comunque reso più problematiche e in alcuni casi interrotto le partenze delle navi dai porti, con tutte le conseguenze del caso. Una condizione che potrebbe a breve ripetersi anche per il mais. E sempre il mercato del mais potrebbe ulteriormente essere condizionato dall’andamento climatico avverso che ha colpito le aree statunitensi da sempre grandi produttrici di granoturco.
Prezzi in crescita, quindi, per pressoché tutte le principali materie prime agricole. Aumenti che si affiancano a quelli dell’energia che a loro volta si riversano sui trasporti e su una serie di mezzi di produzione come i concimi e i fitofarmaci. Rincari che complicano sempre di più la gestione delle imprese agricole e di tutte quelle lungo il percorso che porta gli alimenti dalla produzione agricola alle tavole; rincari che, inoltre, rendono ancora più difficile la vita delle famiglie alle prese con risorse economiche scarse da distribuire al meglio. Tutto però ha un rilievo ben più ampio. L’aumento delle quotazioni internazionali delle commodities significa problemi alimentari enormi per popolazioni di vaste aree del Mondo che sono alle prese ogni giorno con il cibo scarso e sempre più costoso. Vale quanto accennato all’inizio: la crescita dei prezzi delle materie prime agricole pesa su tutti noi, ma in modo notevolmente diverso.