Mosaico
È affidata a Matteo Bussola la chiusura della rassegna “LibrAbano – Parole d’autore”, che ha animato i giovedì sera del mese di luglio della città termale. L’ultimo e unico appuntamento d’agosto è fissato per giovedì 20 alle ore 21 sempre al Parco Termale, dove l’autore veronese presenterà al pubblico il suo ultimo libro, Il sole nelle pozzanghere (Einaudi, 2026), e il precedente La luce degli incendi a dicembre (Einaudi, 2025).
Centrale in entrambe queste opere letterarie – dichiara Bussola – è il tema del bisogno, per ciascuno di noi, delle altre persone per rimanere vivi. «Il libro dello scorso anno è quasi una pièce teatrale, composto al 90 per cento solo di dialoghi, che narra di un incontro tra una donna e un uomo su un treno. In un’epoca in cui il maschile e il femminile vengono spesso chiamati a fronteggiarsi come avversari, nel romanzo invece scelgono di accogliersi, provare a capirsi e anche sedursi sempre guidati dall’interesse di una vita che non è la loro. Fare spazio all’esperienza di un altro essere umano dovrebbe significare proprio lasciarsi invadere dai suoi punti di vista; alla fine noi siamo al mondo perché ci sono gli altri, altrimenti questa vita non avrebbe senso».


Se lì i due personaggi dialogano su svariati argomenti propri di quell’ordinarietà delle vite che lo scrittore confessa essere da sempre un suo interesse, nell’ultima fatica la chiave per entrare nel vissuto delle persone è invece decisamente particolare e curiosa: «Per arrivarci utilizzo le storie degli oggetti – svela Bussola – La suggestione che mi ha guidato, partendo dall’esperienza biografica coincisa con la ristrutturazione di casa, è stata quella di pensare che gli oggetti che ci accompagnano nelle nostre vite parlino di noi come se mantenessero un’impronta emotiva». Da questa idea è nato così il protagonista del libro, il signor P., che di mestiere salva e acquista gli articoli di cui la gente si libera a volte con un po’ troppa disinvoltura, ma solo se possiedono una storia interessante da sentire. «In ogni capitolo, così, riesco a narrare di un’umanità differente come fosse una sorta di collage o di prisma in cui si ha un ingresso diverso a seconda dell’angolo da cui lo si osserva – spiega Bussola – Come in altri miei romanzi, i racconti possono essere letti singolarmente, ma compongono un mosaico più ampio dal momento che i vari personaggi si incrociano in più parti e, così, conosceremo qui la storia del signor P., presentato all’inizio del libro in medias res».
Un focus profondo sulle relazioni – quello offerto dallo scrittore veronese – che si affianca alla sua attenzione verso tematiche esplorate in altri libri ma mai scelti, confida, in maniera programmatica. «Per come lo percepisco io, il mestiere del romanziere prima di tutto è quello di osservare il mondo e se si impara a guardarlo si vedono le eventuali criticità, emergenze o questioni che innervano il presente. Gli argomenti che tratto appartengono tutti alla contemporaneità come, ad esempio in questi due libri, l’indagine da un’angolazione meno conflittuale della relazione tra maschile e femminile o una rivincita dell’analogico sul digitale».
Un’attenzione verso la realtà fatta derivare dalla sua esperienza come fumettista, che gli ha lasciato anche altre lezioni ora caratterizzanti i romanzi: «La prima è il ragionamento per immagini mentre scrivo – conclude – Poi ho imparato a non raccontare tutto dal momento che il fumetto, come linguaggio, accade nel non detto e nel non disegnato. Come diceva Scott McCloud, succede nello spazio bianco tra una vignetta e l’altra, cioè in quel raccordo tra le scene costruito da ogni singolo lettore per sé. Allo stesso modo, quando scrivo, richiedo la partecipazione immaginativa del lettore, un’esperienza che io per primo amo quando leggo».