Fatti
Continua il braccio di ferro tra agricoltori – italiani ed europei – e Unione europea sulla questione dell’accordo di libero scambio con i paesi del Mercosur (il Mercato comune del Sud, un blocco commerciale sudamericano nato nel 1991 e composto da Argentina, Brasile, Paraguay e Uruguay). Un tema serio, che è stato alla base anche dell’ultima manifestazione a Bruxelles del 18 dicembre scorso.
L’intesa, che non riguarda solo l’agricoltura e l’agroalimentare, è stata raggiunta dopo anni di trattative ma deve ancora essere sottoscritta dagli Stati membri dell’Ue e non va assolutamente giù agli imprenditori agricoli. Questione non solo di tradizioni agricole e agroalimentari notevolmente diverse, ma anche di tecniche di produzione spesso agli antipodi e il rischio di veder arrivare sui mercati europei prodotti non controllati; tutto senza dire dei livelli di prezzo spesso notevolmente differenti. In gioco, occorre ricordarlo, anche miliardi di esportazioni e importazioni.
Agricoltori contro istituzioni europee, dunque. Anche se qualcosa forse, dopo le ultime proteste, s’è mosso. Negli ultimi giorni, infatti, i negoziatori del Parlamento e del Consiglio Ue hanno raggiunto un accordo informale sulle misure volte a proteggere l’agricoltura europea una volta che saranno entrati in vigore gli accordi commerciali e di partenariato. Si tratta di un “progetto di regolamento” che stabilisce in che modo la Commissione europea potrebbe decidere di sospendere temporaneamente le preferenze tariffarie sull’importazione di determinati prodotti agricoli considerati sensibili (come il pollame o le carni bovine) provenienti da Argentina, Brasile, Paraguay e Uruguay, qualora tali importazioni fossero ritenute dannose per i produttori dell’Ue. Verrà anche garantito un maggiore allineamento delle norme di produzione applicate ai prodotti importati, in particolare per quanto riguarda il benessere degli animali e i pesticidi.
Bernd Lange, presidente della Commissione per il commercio internazionale, ha dichiarato a proposito dell’ipotesi di accordo raggiunta: “Abbiamo fatto tutto il possibile per il nostro settore agricolo. Gli agricoltori possono stare certi che qualsiasi potenziale perturbazione del nostro mercato sarà individuata tempestivamente e affrontata. La strada è libera per l’approvazione dell’accordo commerciale Ue-Mercosur, di cui c’è grande bisogno”. Di fronte alle proteste, anche violente, degli ultimi giorni, la presidente della Commissione, Ursula Von Der Leyen ha quindi dichiarato che la firma definitiva, prevista di fatto prima di Natale, è stata spostata a gennaio. “Abbiamo bisogno di qualche settimana in più per affrontare alcune questioni con gli stati membri”, ha spiegato la presidente. Ottimismo, quindi dei vertici dell’Europa. Anche se alcuni paesi membri, tra cui l’Italia e la Francia, non hanno mancato di far sapere che non firmeranno se davvero gli agricoltori non saranno difesi. E anche se gli stessi agricoltori non paiono intenzioni a retrocedere dalle loro richieste fondamentali. Anzi di più. Proprio a Bruxelles di fatto tutte le organizzazioni agricole – per l’Italia Coldiretti, Confagricoltura, Cia-Agricoltori Italiani le principali – hanno detto chiaro che le proteste continueranno fino a quando l’agricoltura e l’agroalimentare non riceveranno l’attenzione che è loro dovuta. Su tutti vale l’applicazione del principio di reciprocità: lee stesse severe regole in vigore all’interno dell’Europa devono valere anche per gli altri che con l’Europa vogliono avviare relazioni commerciarli. E quindi anche per quelli del Mercosur. Insomma, il braccio di ferro non si è concluso.