Idee
Immaginatevi l’ingresso in una scuola superiore in una mattina qualunque, con la coda come in aeroporto per passare sotto il metal detector.
Magari anche con quella procedura antipaticissima per cui bisogna togliersi tutto quello che si ha nelle tasche, la cintura e in diversi casi anche le scarpe.
Il primo pensiero, in questo scenario surreale, va al tempo impiegato per entrare in classe. Servirà almeno la prima ora per svolgere tutte le procedure necessarie e quindi bisognerà rivedere l’orario scolastico (prima del calendario cui si sta applicando la ministra Santanché “per favorire il turismo”). Serviranno poi, naturalmente, gli impianti e le tecnologie per realizzare il piano che mira alla sicurezza (macchinari moderni e costosi che potrebbero anche far risaltare il contrasto tra tecnologia all’avanguardia ed edifici fatiscenti), senza dimenticare il personale da impiegare per instradare studentesse e studenti, eventualmente perquisirli qualora il macchinario facesse suoni strani.
La questione del metal detector a scuola, in realtà, è più seria dei toni leggeri con cui comincia questo articolo, tuttavia qualche sorriso lo strappa lasciando correre la fantasia ai possibili scenari quotidiani.
In realtà il problema – importante e da non sottovalutare – è quello della sicurezza nelle aule scolastiche, sollevato anche dal recentissimo episodio dell’accoltellamento mortale di uno studente da parte di un altro, proprio a scuola. E dalla denuncia di alcuni dirigenti scolastici sempre più preoccupati della presenza di armi da taglio negli zaini dei più giovani.
Da più parti è emersa la necessità di controlli e quella del metal detector è un’ipotesi ventilata dallo stesso ministro Valditara, che ha annunciato l’imminente pubblicazione di una circolare sui metal detector mobili negli istituti scolastici. Un documento predisposto in collaborazione con il collega Matteo Piantedosi, Ministro dell’Interno, per rispondere alle richieste delle scuole e introdurre controlli all’ingresso degli istituti per verificare la presenza di armi da taglio.
Naturalmente si è già scatenato il dibattito e certo vanno pensate bene le implicazioni di eventuali prescrizioni anche se l’intenzione di tutelare maggiormente l’ambiente scolastico è sicuramente buona. Serviranno delicatezza e attenzione per evitare di trasformare un ambiente educativo, dove contano principalmente fiducia e responsabilità, in qualcosa d’altro, in un luogo di solo controllo. Diversi dirigenti scolastici – e non solo loro – hanno già sottolineato maggiormente l’attenzione sulla necessità di investire ancora di più sull’educazione emotiva e relazionale, pur senza sminuire l’importanza di eventuali e necessari altri provvedimenti.
Qualcuno ricorderà come, nel 2018, a seguito di un gravissimo episodio di aggressione a scuola, con sparatoria e morti, negli Stati Uniti (purtroppo non un caso unico), l’allora presidente Trump propose addirittura di armare e addestrare gli insegnanti e il personale scolastico. Sarebbero stati in grado – disse allora – di respingere l’attacco di qualsiasi pazzo si fosse presentato armato nelle aule per fare una strage.
L’idea venne classificata come una “boutade”, coerente con il personaggio e nessuno dette seguito. Si avviò, invece, un serio dibattito sui temi dell’educazione e sull’impatto che una società nel suo complesso violenta ha inevitabilmente sui più giovani, anche orientando in negativo i loro comportamenti.
Si può discuterne anche oggi.