Chiesa
Nell’anno di sensibilizzazione ai ministeri battesimali, in cui un centinaio di parrocchie della Diocesi di Padova ha manifestato l’intenzione di individuare i candidati perché vivano un percorso di formazione e poi ricevano il mandato, l’arcivescovo di Milano, Mario Enrico Delpini – che sabato scorso ha incontrato a Casalserugo i referenti delle collaborazioni pastorali per annuncio e catechesi, carità e liturgia per riflettere sulla “dimensione vocazionale dei ministeri battesimali” – ha sottolineato più volte che «la vocazione è una sola: essere santi e immacolati di fronte a lui nella carità (cfr. Ef 1).
Il rischio è di pensare la vocazione come una predestinazione, come se Dio avesse un libricino in cui c’è scritto: tu sei prete, tu laico… La domanda da porsi è: cosa vuole Dio da me? E la risposta è una sola: che io sia felice. Felice perché partecipe della vita di Dio, in comunione con Gesù. Dentro l’unica vocazione, ognuno compie le sue scelte docile allo Spirito Santo».
E questo vale anche rispetto ai ministeri battesimali: «Bisogna essere cauti nel dire: “Mi sento portato per…”. Assumere un ruolo nella Chiesa non c’entra con il “mi piace” o con “ho certe doti”; è lo Spirito Santo che si manifesta. Ma non solo: è l’ascolto della Parola di Dio, della storia della Chiesa, dei documenti del magistero… Certo, nel discernimento di ciascuno c’è una componente di saggezza… ma chi lavora è lo Spirito. Lasciamoci allietare, incoraggiare, convertire».
Prima di “affrontare” i ministeri battesimali, per l’arcivescovo Delpini bisogna chiedersi perché Gesù ha voluto la Chiesa: «Per la missione. Parola oggi forse un po’ generica, ma che richiama “l’attrattiva”. Gesù è stato missionario, ma non perché ha corso in giro per il mondo: è stato issato sulla croce per attirare tutti a sè. Dovremmo essere un popolo così unito, gioioso, generoso… da far dire alle persone: voglio essere cristiano anch’io. Un altro aspetto che riguarda la Chiesa è “l’apostolato”. Cosa vuol dire portare il Vangelo a tutti? A quelli che già frequentano la parrocchia possiamo “dire” il Vangelo, ma con tutti gli altri… come possiamo essere attraenti? Non è facile testimoniare che Gesù offre una vita nuova. Essere cristiani, oggi, è impopolare. Attrattiva e apostolato si inseriscono in un contesto di “impopolarità”. A volte i cristiani sono reticenti nel dire a cosa credono, per cosa custodiscono una speranza… Ma non si può, nel mondo, far finta di non appartenere a nessuna Chiesa!».
Per inquadrare i ministeri battesimali, l’arcivescovo di Milano ha evidenziato due condizioni/situazioni «che ne sono state il principio: la Chiesa di Gerusalemme e quella di Corinto. A Gerusalmente, secondo il racconto degli Atti degli apostoli, al capitolo 6, i Dodici hanno affrontato il malumore di alcuni che si sentivano trascurati… scegliendo delle persone che potessero occuparsi di un servizio. Lo Spirito Santo può rendere promettente anche la decisione che nasce da una radice amara. A Corinto, l’apostolo Paolo si è trovato davanti una Chiesa esuberante e ricca di carismi. Cosa ha fatto? Ha messo ordine, orientando verso il servizio, verso il bene di tutti e non la “promozione” del singolo».
In quale Chiesa viviamo? In quella di Gerusalemme-malumore o Corinto-esuberanza? «In entrambe… Oggi la Chiesa è straniera in questa cultura, lo dicono le statistiche, e questo ci inquieta. Il senso del declino, però, non dovrebbe indurci a incrementare gli impegni, le iniziative, le cose da fare… Vale anche per i ministeri: devono nascere da un discernimento che viene dallo Spirito Santo e non dalla percezione che non siamo abbastanza. C’è, però, anche una Chiesa dei carismi. Ci sono tanti cristiani generosi, c’è voglia di partecipare, c’è passione… Ciò che dobbiamo fare è cercare la radice di tutto questo, che è Gesù. Ci troveremo a partire, nel nostro servizio, forse dal malumore o forse dall’esuberanza. In ogni caso, partiamo dal battesimo e dalla responsabilità di ogni battezzato per la collaborazione alla missione e alla edificazione della Chiesa come unico corpo».
Dopo l’intervento dell’arcivescovo Delpini, i partecipanti si sono divisi in gruppi per un momento di confronto e per individuare alcune domande da sottoporre a lui e al vescovo Claudio. Quest’ultimo, in particolare, è stato provocato dalle seguenti domande:
«Abbiamo voluto che i ministeri fossero un servizio collegiale e che fossero
a tempo, cioè cinque anni. Ciascuna equipe ministeriale, poi, riceverà il mandato dal vescovo, così da poter essere riconosciuta dalla comunità parrocchiale».