Storie
La storia di una famiglia importante, il cui nome è legato a un’azienda che ha lasciato il segno nelle capacità innovative ma anche nello stile di relazione con i dipendenti, e insieme un ritratto autobiografico del regista, che di questa famiglia è uno degli eredi culturali: questo è il docu-film Memorabilia – Una storia di famiglia, diretto dal regista, attore e imprenditore culturale Giovanni Enrico Morassutti. Classe 1980, a 18 anni Giovanni ha lasciato Padova e se n’è andato a New York per diventare attore e regista, ma anche per allentare il filo che l’univa a una schiatta di imprenditori commerciali friulani che avevano avuto successo con intuizioni preveggenti e avevano trapiantato il cuore dell’azienda nella città del Santo, per estendere negozi e magazzini in buona parte d’Italia.
«Una partenza piuttosto repentina la mia – ricorda – fatta anche per distanziarmi dal fardello di antenati gloriosi ma dediti, presumevo, solo al profitto; una partenza che mi ha impedito di elaborare il mio vissuto familiare». Dopo vent’anni in giro per il mondo, negli Stati Uniti e in Germania, frequentando l’Actors Studio, studiando con John Strasberg che gli ha schiuso le porte della scuola di recitazione realistica americana, e una fitta serie di esperienze come attore e regista che gli hanno fornito una solida base in termini di recitazione, direzione e narrazione visiva, Morassutti è tornato a casa, alla sua terra friulano-veneta. «Volevo riavvicinarmi alla famiglia, ma non solo a quella parentale, piuttosto alla comunità più ampia che sapevo essere sorta attorno alla ditta Morassutti, a partire dalla compagnia teatrale nata all’ombra dell’azienda e ancora viva con il suo bagaglio di ricordi ed emozioni. Ho contattato gli attori attuali e passati, ex dipendenti con ancora vivo il ricordo del rapporto con i titolari, ho scoperto che i miei avi non erano solo dediti al profitto ma avevano un approccio al mondo legato alla cultura della solidarietà».
La ditta Paolo Morassutti affonda le sue origini nel Settecento quando Angelo Paolo da San Vito al Tagliamento intraprese un’audace attività di commercializzazione del legno e del ferro. Nel 1863-64 fu aperto un centro vendite a Padova, dove nel 1907 si spostò la sede centrale. Nel Novecento, sotto la guida di Federico (bisnonno del regista, di cui ricorre il 150° della nascita), la Morassutti è divenuta azienda leader in Italia nella distribuzione grossista, ma anche della vendita al dettaglio con vari negozi in Italia e iniziative innovative di vendita ispirate a modelli statunitensi.
La leadership imprenditoriale si distinse per una forte etica del lavoro di matrice cattolica che si tradusse in una politica sociale orientata al benessere collettivo, con attenzione al welfare aziendale: un fondo di previdenza e assistenza, un fondo annuale di beneficenza, borse di studio, una cooperativa edilizia e sostegno ad attività ricreative come viaggi sociali, gruppi sportivi e culturali, tra cui la compagnia teatrale, tuttora esistente.
Federico Morassutti, terziario francescano (qualcuno sorridendo lo definiva “un frate travestito da imprenditore”), nel 1923 diede vita a un asilo infantile a San Vito e, in ambito ecclesiale, nel 1930 favorì il ritorno dei Cappuccini mettendo a disposizione un fondo in località Missoi. D’altra parte il legame della famiglia con l’ordine francescano rimase sempre forte. Federico era molto amico di Leopoldo Mandić che, vincendo la sua ritrosia a lasciare il suo confessionale, fu ospite estivo della villa di Belluno, la “Vignetta”, come attestano le lettere di ringraziamento. Il legame si espresse pure con rapporti di collaborazione con il vescovo di Belluno, e poi di Padova, Girolamo Bortignon, e con l’intervento del figlio Giovanni, ingegnere, nel progetto della chiesa cappuccina di Sant’Antonio a Conegliano e nella ricostruzione del santuario di San Leopoldo a Padova distrutto dalle bombe.
La ditta per tutti gli anni Sessanta continuò la sua espansione sfiorando i duemila dipendenti in una quarantina di sedi in tutt’Italia prima della perdita del controllo aziendale causata dalle manovre finanziarie di Michele Sindona. Oggi la Morassutti Group, rinata, è guidata da Domenico, cugino del regista.
Ovviamente solo alcuni di questi fatti storici hanno trovato posto nel docu-film di Giovanni Enrico Morassutti che, perduto l’archivio aziendale, ha attinto a piene mani a ricordi, registrazioni, immagini della famiglia, della compagnia teatrale, degli ex dipendenti. «Quello che ho voluto evocare – sostiene il regista – è il profondo senso di famiglia, di continuità, di sicurezza, di comunità che si era creato all’interno della ditta permettendo di creare legami profondi e duraturi. È una sensazione che ho ritrovato nelle mie esperienze statunitensi, al Cafè Mama e all’Actors studio, e a Berlino, e che ho voluto e voglio ricreare nella mia Art Aia – Creative In Residence di Sesto al Reghena, residenza internazionale per artisti ispirata all’antico uso dell’aia come luogo di incontro e scambio tra persone, con un’attenzione particolare al rispetto di sostenibilità ambientale e preservazione dell’ambiente».
Giovedì 26 febbraio alle 21 al cinema Lux di via Cavallotti a Padova si proietta il docu-film di Giovanni Enrico Morassutti Memorabilia – Una storia di famiglia; alle 22.30 il dibattito con il regista, il produttore Domenico Morassutti, il regista teatrale Gabriele Brugnaro, l’ex sindaco di Padova Paolo Giaretta, Irene Favaron e Sergio Bovo tra gli interpreti del film. Moderatore il giornalista Alberto Rodighiero.
L’opera, ultimata a settembre dello scorso anno, è stata presentata in anteprima al Catania Filmfest, al Visionario di Udine, a cura della Brainery Academy, a San Vito al Tagliamento, paese d’origine della famiglia Morassutti, in collaborazione con la Società operaia di mutuo soccorso e istruzione. Preselezionato al premio “Film Impresa” di Roma, è stato accolto al film festival “Los Angeles Italia” che si terrà dall’8 al 14 marzo.
Una buona parte del materiale storico del docu-film Memorabilia è stato trovato, a sorpresa, dall’archivio della compagnia teatrale Arlecchino Morassutti che consisteva in documenti, foto, ma anche filmati e registrazioni in bobina non solo degli spettacoli, ma anche degli avvenimenti più significativi in cui era coinvolta.
La compagnia ha tagliato il traguardo dei 65 anni mantenendo fermi, pur con qualche oscillazione di nome, i principi che l’hanno ispirata fin dall’inizio: amore per la cultura veneta e per i valori dell’amicizia che si esprimono sul palco tra compagni di recitazione e il pubblico di appassionati delle comunità locali.
Le origini risalgono al 1960 quando venne fondata a Padova la compagnia stabile Paolo Morassutti su iniziativa di un gruppo di dipendenti della ditta di ferramenta e articoli per la casa della Morassutti. Ad assumerne la guida fu Mario Danieli che scelse le commedie da rappresentare nel vasto repertorio del teatro dialettale veneto. Il successo dell’iniziativa consentì al gruppo di portare le recite, oltre che al teatro Antonianum di Padova, sede abituale, anche fuori del territorio veneto, raggiungendo le diverse città italiane in cui erano dislocate le filiali dell’azienda. Al successo di pubblico si unirono anche numerose testimonianze di consenso provenienti da personaggi celebri dello spettacolo e della cultura.
Nel 1971, a seguito dello scioglimento della Paolo Morassutti, sempre sotto la guida di Danieli e con piena continuità di scelte nacque la compagnia Arlecchino, che è stata poi gestita dalla nipote Fiammetta Fanelli e da Gabriele Brugnolo, vice presidente e regista. Con loro, l’attività è arrivata oltre il territorio regionale, toccando anche Lazio e Toscana. Dopo la pausa del Covid, i dirigenti hanno rialacciato i rapporti con la famiglia da cui ha preso origine, assumendo il nome di Arlecchino Morassutti.
Da due anni è partito anche il “Premio Morassutti” che per il 2026 viene consegnato sabato 21 febbraio alle 21 al teatro Don Bosco di Padova (via San Camillo de Lellis), dove il gruppo mette in scena uno dei suoi cavalli di battaglia, Acqua cheta ovvero la “gata morta”, una commedia musicale toscana di Augusto Novelli tradotta in veneto dal regista Gabriele Brugnolo. Quello delle commedie musicali è un filone di successo intrapreso grazie alla collaborazione con il musicista Antonio Bortolami: comprende anche Fasso l’amor xe vero di Lodovico Ceschi, Nina no far la stupida di Rossato e Giancapo e altre opere.

Federico Morassutti, che era terziario francescano, fu molto amico di Leopoldo Mandić. Il legame con i Cappuccini si espresse pure nei rapporti di collaborazione con il vescovo di Belluno, e poi di Padova, Girolamo Bortignon (nella foto). Morassutti intervenne anche nella ricostruzione del santuario di San Leopoldo a Padova distrutto dalle bombe della Seconda guerra mondiale.
Nata come compagnia stabile Paolo Morassutti, si è sciolta nel 1971 e ha dato vita alla compagnia Arlecchino. Dopo il Covid, i dirigenti hanno riallacciato i rapporti con la famiglia Morassutti, assumendo il nome di Arlecchino Morassutti. Sabato 21 febbraio viene messa in scena – alle 21 al teatro Don Bosco di Padova – la commedia musicale Acqua cheta ovvero la “gata morta” di Augusto Novelli, tradotta in veneto da Gabriele Brugnolo. Durante la serata viene consegnato il “Premio Morassutti”, istituito due anni fa.