Nasce il Piano d’azione nazionale per l’economia sociale
Il passaggio in Consiglio dei ministri segna l’avvio della fase di attuazione della Raccomandazione del Consiglio dell’Unione europea con cui agli Stati membri è stato richiesto di dotarsi di un quadro giuridico e istituzionale orientato allo sviluppo del settore. Coinvolti Terzo settore, cooperazione, sport dilettantistico ed Enti religiosi
“Gli enti del Terzo settore, gli enti religiosi, gli enti sportivi dilettantistici e tutti gli altri soggetti dell’economia sociale sono presenti capillarmente su tutto il territorio nazionale e svolgono una funzione imprescindibile per la coesione e lo sviluppo economico e sociale”. Lo afferma nelle sue motivazioni fondamentali il Piano d’azione nazionale per l’economia sociale che è stato oggetto di un’informativa in Consiglio dei ministri. Un passaggio che segna l’avvio della fase di attuazione della Raccomandazione del Consiglio dell’Unione europea con cui agli Stati membri è stato richiesto di dotarsi di un quadro giuridico e istituzionale orientato allo sviluppo del settore. Il Piano indica le direttrici strategiche e il perimetro dei soggetti interessati.
Rientrano dunque nel campo di applicazione del Piano le cooperative, gli enti del Terzo settore, gli enti sportivi dilettantistici, gli enti religiosi civilmente riconosciuti, insieme alle fondazioni di origine bancaria e, più in generale, al mondo del credito cooperativo, tutti coloro che concorrono al sostegno finanziario dell’intero sistema.
“Questo Piano – sottolinea in una nota il viceministro dell’Economia e delle finanze, Maurizio Leo – fa seguito alla Raccomandazione del Consiglio Ue del 27 novembre 2023 e individua quattro categorie di soggetti preposti al raggiungimento dei principi contenuti nel documento del Consiglio Ue: il Terzo settore; la cooperazione; lo sport dilettantistico e gli enti religiosi”. Questi soggetti – continua Leo – “verranno infatti riconosciuti come Servizi di interesse economico generale svolgendo attività di interesse pubblico e beneficeranno di interventi agevolativi sul piano tributario, sia in termini amministrativi che di minore imposizione. Verranno destinate inoltre risorse per semplificare l’accesso al credito, accompagnate da percorsi di informazione e formazione. Infine, si punterà sulla valorizzazione del patrimonio immobiliare pubblico e privato per finalità sociali: dall’housing sociale al recupero dei beni confiscati alla criminalità organizzata, fino alla rigenerazione dell’impiantistica sportiva”. Non è stato varato un Dpcm, com’era invece nelle attese, e non ci sono ancora decisioni operative. Il passaggio dalla teoria alla pratica si dimostra ancora una volta faticoso, ma intanto “l’Italia ha compiuto un altro passo in avanti verso l’adozione di un Piano nazionale per l’economia sociale: non è ancora il traguardo finale, ma diciamo che è il superamento di una tappa di montagna”, spiega il sottosegretario Lucia Albano. E conferma la caratteristica principale del Piano: l’economia sociale, quella che considera “il bene comune e l’interesse generale”, va intesa non come settore a parte ma come parte effettiva dell’intero sistema economico. “Non a caso – conferma l’esponente del Governo – il suo coordinamento farà capo al ministero dell’Economia”. La prossima tappa di lavoro sarà l’istituzione, appunto all’interno del ministero, del Comitato tecnico con compiti di “sviluppo, coordinamento e monitoraggio” per l’attuazione del Piano.