Fatti
Un quadro segnato da violenze sistematiche, numeri in crescita e impunità diffusa emerge dal nuovo rapporto della Commissione internazionale indipendente d’inchiesta delle Nazioni Unite sui Territori palestinesi occupati, inclusa Gerusalemme Est, e Israele. Il documento, che porta la data dell’8 maggio, è stato diffuso oggi e sarà presentato ufficialmente a Ginevra al prossimo Consiglio dei diritti umani (dal 15 giugno al 10 luglio). Nel report la Commissione espone le proprie conclusioni in merito alle uccisioni e agli atti che causano danni fisici e psicologici compiuti da ‘attori non statali’ nei Territori palestinesi occupati e in Israele, comprendendo attacchi da parte di coloni, gruppi armati palestinesi a Gaza e gruppi armati e individui palestinesi operanti nella Cisgiordania occupata. La Commissione ha consultato molteplici fonti di informazione, raccolto centinaia di materiali provenienti da fonti aperte, condotto interviste a distanza con vittime e testimoni e ricevuto informazioni attraverso un invito pubblico alla presentazione di contributi. La Commissione ha inviato una richiesta di informazioni e di accesso al Governo di Israele e una richiesta di informazioni allo Stato di Palestina e alle autorità de facto di Gaza. Lo Stato di Palestina ha presentato informazioni e osservazioni sul rapporto.
Aggressioni dei coloni. Secondo i dati raccolti, nel 2025 almeno 7 palestinesi sono stati uccisi e 832 feriti da coloni israeliani in Cisgiordania, tra cui almeno 58 donne, 63 ragazzi e 11 ragazze. Si tratta di un aumento del 133% dei morti e del 130% dei feriti rispetto al 2024. Complessivamente, tra gennaio 2023 e dicembre 2025 si contano almeno 26 palestinesi uccisi e 1.570 feriti, mentre nel lungo periodo 2008-2025 il bilancio sale a 61 morti e 3.778 feriti, inclusi centinaia di minori. Il fenomeno, osserva la Commissione, non è episodico ma strutturale. Dal 7 ottobre 2023 al 10 marzo 2026 almeno 59 comunità pastorali palestinesi sono state costrette a lasciare le proprie terre, soprattutto a causa della violenza dei coloni. Gli attacchi – spesso condotti da gruppi armati e accompagnati da incendi, devastazione di proprietà e aggressioni fisiche – si inseriscono in una dinamica che mira all’espansione degli insediamenti e al controllo territoriale. Particolarmente grave l’impatto sui minori. Il rapporto documenta un aumento delle violenze tra il 2023 e il 2025, con almeno due bambini uccisi e numerosi casi di abusi, rapimenti e traumi psicologici. I bambini riferiscono paura costante, incubi e difficoltà nelle attività quotidiane come andare a scuola o giocare. La Commissione segnala anche episodi di violenza sessuale e di genere. Tra questi, casi verificati di stupri e aggressioni sessuali, oltre a minacce e umiliazioni pubbliche. In un episodio del marzo 2026, un gruppo di coloni ha attaccato una famiglia, picchiando donne e minacciando stupri per costringerle ad abbandonare la terra.
Ruolo delle autorità israeliane. Sul piano delle responsabilità, il rapporto sottolinea criticità nel ruolo delle autorità israeliane. Le forze di sicurezza spesso non avrebbero impedito gli attacchi o sarebbero state presenti durante le aggressioni, senza intervenire. Il sistema giudiziario appare inefficace: circa il 93,6% delle indagini avviate negli ultimi 20 anni su violenze dei coloni si è concluso senza incriminazioni, alimentando una diffusa percezione di impunità.
Violenze a Gaza commesse da palestinesi. Parallelamente, il documento analizza le violenze interne alla Striscia di Gaza attribuite a gruppi armati palestinesi. Tra agosto 2024 e gennaio 2026 sono stati documentati 249 casi di esecuzioni e violenze gravi, con almeno 108 morti e 384 feriti. Le pratiche includono esecuzioni sommarie, pestaggi, mutilazioni e torture, spesso giustificate come punizioni per presunta collaborazione con Israele o per reati comuni. In almeno 60 casi sono state coinvolte forze legate a Hamas. La Commissione ha esaminato anche tre casi di violenza inflitta a persone accusate di collaborazione o opposizione; due di questi comprendevano l’esecuzione pubblica delle vittime. L’8 luglio 2024, un attivista palestinese, noto critico di Hamas e affiliato a Fatah, è stato rapito e brutalmente picchiato pubblicamente da un gruppo di assalitori di Hamas incappucciati nel campo profughi di Jabalia, nel nord della Striscia di Gaza. La vittima ha riportato molteplici fratture e lesioni interne ed è stata classificata in condizioni critiche, venendo infine evacuata all’estero per cure mediche. Le violenze vengono spesso eseguite in pubblico e diffuse online, con esposizione dei dati personali delle vittime (“doxing”), aggravando stigma sociale e rischio di ulteriori abusi. Anche in questo contesto i minori risultano fortemente esposti: la Commissione ha documentato episodi in cui bambini sono stati vittime dirette di violenza, oltre a 27 casi in cui hanno assistito a punizioni pubbliche, con effetti devastanti sul piano psicologico.
Violenze di genere a Gaza . La Commissione ha documentato e investigato 20 casi di violenza sessuale e di genere a Gaza resi pubblici da Hamas, tra cui 11 casi attribuiti a forze affiliate ad Hamas (tra cui la Forza Rad’a, l’Unità Sahm e le Brigate Qassam). La violenza sessuale e di genere è stata perpetrata nell’ambito di attacchi più ampi contro presunti collaboratori e ladri, che comprendono anche violenze fisiche gravi e uccisioni. Le vittime sono state sottoposte ad atti di natura sessuale, inclusa la spoliazione forzata e la nudità. Spesso venivano fotografate e filmate, e i filmati successivamente diffusi sui canali di Hamas come mezzo per umiliare pubblicamente e stigmatizzare i presunti collaboratori con Israele o i ladri, così come le loro famiglie. In 10 casi, vittime di sesso maschile sono state spogliate con la forza e/o costrette a posizioni umilianti da membri di Hamas, inclusi due casi in cui le vittime sono state riprese in biancheria intima.
Attacchi contro civili israeliani in Cisgiordania, Gerusalemme Est e Israele. Il rapporto dedica attenzione anche agli attacchi contro civili israeliani. Tra il 2023 e il 2025, escludendo il 7 ottobre, si registrano 60 civili uccisi, mentre il numero totale dal 2008 al 2025 supera i 212 morti. Il 7 ottobre 2023 resta uno spartiacque: almeno 809 civili uccisi, tra cui 280 donne e 68 stranieri, e 251 persone prese in ostaggio. Gli attacchi successivi includono sparatorie e aggressioni con coltelli, come l’episodio del 2024 a Jaffa, con 7 morti e 16 feriti, e quello del dicembre 2025 nel nord di Israele, con 2 morti.
Popolazione civile intrappolata. Raccomandazioni. La Commissione evidenzia come la popolazione civile – palestinese e israeliana – sia intrappolata in un contesto di violenza diffusa. Da un lato, l’uso della forza e le politiche di sicurezza israeliane; dall’altro, la repressione e le pratiche punitive dei gruppi armati palestinesi. Le raccomandazioni sono nette. A Israele viene chiesto di porre fine all’occupazione, fermare l’espansione degli insediamenti e garantire protezione ai civili. All’Autorità palestinese si chiede di perseguire i crimini dei gruppi armati, mentre alle autorità di Gaza viene richiesto di cessare immediatamente esecuzioni e torture. Alla comunità internazionale, infine, la Commissione rivolge un appello a interrompere ogni forma di sostegno alle violazioni del diritto internazionale e a rafforzare i meccanismi di responsabilità. Il documento si chiude con un monito: senza giustizia e rispetto del diritto internazionale, la violenza continuerà ad alimentarsi, con conseguenze sempre più gravi per le popolazioni coinvolte.