Fatti
La conclusione “naturale” di questo articolo, porterebbe alla visita di una delle ultime zone umide ancora esistenti dell’ambiente Padano. è invece una denuncia sul penoso stato d’abbandono in cui versa il Parco regionale della palude di Onara nel Comune di Tombolo.
Un’autentica “palude” amministrativa, fatta di finanziamenti, lacci e lacciuoli burocratici, competenze e tecnici chiamati a gestire un biotopo acquatico di estrema importanza. Se qui il tesoro resta uno scampolo intonso di natura, la vergogna è la sua mala-gestione da parte di chi ha voluto, pensato e progettato l’area nel cuore della piana tra Cittadella, Castelfranco Veneto e Camposampiero. Un luogo preistorico, dove frassini, ontani, salici, carici e giunchi sembrano “galleggiare” su una piattaforma di acque alimentate dal vicino Brenta e da decine di risorgive che dal sottosuolo fanno emergere acque, che a loro volta sono la fortuna dell’industria dell’acqua.
Ce lo ricordano le accorate prediche proclamate dal pulpito dal parroco trevigiano don Giuseppe Tonin di San Giorgio in Bosco, che nel febbraio scorso si è scagliato contro l’ampliamento della Vera, colosso dell’imbottigliamento dell’acqua, ricordando come «qui si pensa solo al portafoglio di pochi e non al bene comune per tutti». Questione che ha alzato un polverone politico e sociale, il cui nodo resta nelle mani della stessa Regione Veneto che nel dicembre 1994 ha voluto istituire il Parco di Onara, come Riserva naturale regionale di interesse locale, per poi con decreto del Ministero dell’Ambiente del 3 aprile 2000 diventare Sito d’importanza comunitaria (Sic) e delle Zone di protezione speciali (Zps). I crismi ufficiali non mancano, mentre le aspettative di chi oggi visita il Parco – inizialmente era di 120 ettari, poi ridotti ai 50 attuali – di cui la metà è di proprietà comunale, sono una profonda delusione.
Spinti dai prodromi pubblicitari, abbiamo deciso di fare una visita speciale, in compagnia di Stefano Miotti, giovane ipovedente residente a Sant’Anna Morosina, forte del fatto che il vicino Parco della palude di Onara viene promosso come «luogo fruibile da persone con disabilità».
L’ingresso è gratuito e l’abbrivio promettente: una millenaria pieve di mattoni, che è tutto ciò che rimane dell’antico maniero degli Ezzelini, che nel cuore del Medioevo posero nella palude una guarnigione di soldati. Ma poi arriva il bello: ci si avvia sui sentieri indicati da cartelli ormai fagocitati dalla vegetazione, dove man mano si è costretti ad affidarsi sempre più alla sorte.
Poche decine di metri sulle passerelle accidentate bastano per comprendere che la camminata è quasi una prova di “sopravvivenza”. Traversine mancanti, legni spezzati, interruzioni, voragini, assenza di segnali e transenne di sbarramento su cui si dà il divieto di transito. è così da anni – dice un cittadino di Onara – e va peggiorando, perché non si capisce chi comanda e chi deve sistemare, con rimpalli continui di responsabilità, mentre il Parco muore!».